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Le migliori idee per una festa di laurea impeccabile

Stai pensando alla tua festa di laurea e hai le idee confuse? Vorresti stupire tutti con gli effetti speciali ma non ti viene in mente niente che sia degno della grande voglia di festeggiare che hai? Non ti preoccupare forse è colpa dello stress accumulato. Sappiamo che di solito sei uno che non si tira indietro per le feste, sei uno che non solo dà il meglio di sé ma le organizza per fare in modo che restino indelebili nel cuore delle persone che ami. Allora che succede? Sei solo a corto di idee perché hai dato tanto nell’ultimo periodo. E dunque ci pensiamo noi a rinfrescarti il cervello con queste portentose idee di festa.

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Come aprire una SRL: l’iter da seguire

Aprire un srl è un passo importante e senz’altro non si può fare con avventatezza. Costituire una società a responsabilità limitata significa dover affrontare questioni contabili, di natura fiscale a amministrativa di una certa complessità se comparate con quelle delle ditte individuali. Ma forse ancora non ti sei informato a sufficienza e vuoi saperne di più. Per questa ragione abbiamo scritto quest’articolo, per fornire una panoramica più completa su questo tipo di società e su come funzionano.

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Che cos’è la piramide alimentare e a cosa serve

La piramide alimentare è forse lo schema più famoso utilizzato per descrivere graficamente una corretta alimentazione. La sua forma geometrica spiega quali sono le quantità consigliate per l’assunzione di determinati cibi, indicando con sufficiente precisione le linee guida di una dieta variata e moderata. Parliamone meglio, ci aiuterà a comprendere cosa vuol dire mangiare sano, e a scoprire che viviamo in uno dei paesi più avvantaggiati da questo punto di vista, grazie alla preziosa quantità di frutta e di verdure di cui possiamo godere.

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Le migliori app pagamenti per pagare con il tuo smartphone

Le app per i pagamenti sono spesso additate come pericolose. Tra molti serpeggia il dubbio, alcuni sono fermamente convinti che il loro utilizzo sia rischioso. Ma non sempre la truffa sta dietro l’angolo. Anzi, queste applicazioni sono comode, funzionali ed efficienti. Sono semplici da usare e innegabilmente semplificano alcuni aspetti della vita di tutti i giorni. Mettere la mano al portafoglio non è mai stato così semplice. Anche i grandi colossi del web hanno compreso l’importanza di questo servizio per i loro utenti, e si sono unite a una serie di proposte già esistenti. Vediamone alcune, scopriamone insieme i vantaggi.

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Le 7 app per comprare online da provare subito

Tutti le cercano, tutti le vogliono. Sono le app per comprare on line. Applicazioni per dare libero sfogo alla tua voglia di shopping e non dover prendere la macchina o fare la fila nei negozi per porre rimedio alla tua sete di spese pazze. Ne abbiamo testate alcune, altre ci sono state suggerite dai nostri studenti. Siamo stati contagiati anche noi dall’immediatezza e dalla comodità degli acquisti in rete direttamente da smartphone. Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare un articolo a questo argomento. D’altronde, chi meglio di un’Università Telematica può apprezzare e valorizzare i vantaggi della rete?

Quali app per fare shopping?

Di app ce ne sono di tutti tipi e praticamente per fare qualsiasi cosa. Quelle su cui ci concentriamo oggi sono indubbiamente tra le più apprezzate. Che tu sia alla ricerca di un negozio o di un venditore a cui rivolgerti nella tua zona, o che sia alla ricerca di un regalo dell’ultimo momento da farti recapitare a casa prima della data di un importante compleanno hai molte possibilità per esaudire le tue necessità. Basta fare una rapida ricerca per rendersi conto di quanti canali e quante aziende stanno investendo sulla vendita diretta tramite dispositivi mobili.

Ma sapersi muovere in mezzo alle tantissime applicazioni per comprare on line non è semplice. Se anche nella real life non sai distinguere un prodotto buono da uno scarso o di minore qualità, figuriamoci tramite un display. Eppure, non si direbbe, ma può rivelarsi quasi più sicuro comprare on line. Il vantaggio delle recensioni e della rapidità con cui le opinioni dei clienti possono circolare ti permette di avere maggiori informazioni su quell’oggetto o quel capo che hai intenzione di acquistare. Non male, soprattutto per gli indecisi e i dubbiosi. Ma ora veniamo direttamente alle proposte. Ne abbiamo selezionato sette, avrai l’imbarazzo della scelta.

Sette app per acquisti on line

Fare shopping on line è facile, facilissimo. Ma hai comunque bisogno di alcuni elementi. Indubbiamente uno smartphone funzionante e con connessione wi fi, e una carta di credito o un account PayPal. Se hai già queste cose niente di può fermare. Hai a portata di mano la chiave per entrare nel mondo dello sperpero digitale. Scherzi a parte, su internet si può anche risparmiare notevolmente, ci vuole solo un po’ di occhio nel riconoscere le offerte giuste.
Se devi acquistare vestiti è meglio tenere a portata di mano le taglie, quelle che corrispondono a realtà. Non illuderti guardando la modella, non convincerti che anche tu puoi entrare in una taglia media se hai delle curve abbondanti. Vai benissimo così, soprattutto se indossi i vestiti giusti, quindi sii precisa.

Abbiamo intenzione di darti sette motivi per restare chiuso in casa a spendere come se non ci fosse un domani. Ecco la nostra lista di app per lo shopping on line:

  • Amazon
  • Ebay
  • Kijiji
  • Shpock
  • Zalando
  • H&M
  • TrovaPrezzi

1. Amazon

app amazon

Tra le app per comprare on line non potevamo dimenticare il colosso Amazon. Abbiamo deciso di giocarci subito questa cartuccia. D’altronde è il più grande negozio digitale del mondo, non possiamo fare finta di niente.

Qui puoi comprare qualsiasi cosa ti salta in mente: libri, abbigliamento, prodotti alimentari, dispositivi tecnologici all’avanguardia. E puoi farlo da qualsiasi tipo di cellulare, che sia Android, iOS o Windows. Perché ogni giorno una miriade di clienti scelgono Amazon? Per via di alcune condivisioni vantaggiose che vengono offerte da questo grande marchio:

  • Reso gratuito
  • Rimborso

Ma anche altri servizi correlati che danno valore aggiunto ad un’esperienza d’acquisto. Ad esempio un abbonamento che per soli cinque ero al mese garantisce consegne entro ventiquattro ore. Oppure servizi non direttamente connessi alla vendita ma comunque accattivanti, come Prime Video, un portale di streaming gratuito proprio per chi ha sottoscritto l’abbonamento.

2. Ebay

Subito dopo Amazon viene Ebay. Puoi smentirci? Proprio no. L’applicazione per device Android e iOS è collegata alla piattaforma su cui è possibile acquistare sia da negozi che da utenti privati. Ebay è diventato famoso grazie al suo sistema di aste online, ma non è l’unica modalità di acquisto. Per la maggior parte dei prodotti è prevista anche la funzione Acquista Subito. Anche in questo caso hanno molta importanza i feedback degli acquirenti, che vanno ad aumentare la percentuale di affidabilità del venditore, che pertanto avrà maggiore possibilità di ulteriori vendite. È sufficiente scaricare l’app sul dispositivo e creare un account gratuito per accedere alla ricerca dei prodotti, tramite il nome stesso del prodotto digitato nella barra di ricerca oppure tramite un’esplorazione delle categorie. Una funzionalità piuttosto intrigante è quella che consente di scansionare il codice a barre di un prodotto per acquistarlo poi sulla piattaforma.

3. Kijiji

Se parliamo di app per acquisti on line non possiamo dedicare un paragrafo ad un’app di annunci. Qui si apre il dibattito, due fazioni distinte si dividono: da una parte i sostenitori di Subito.it, dall’altra quella di Kijiji. Noi abbiamo optato per quest’ultimo. Non c’è una vera ragione. Sostanzialmente è una costola di Ebay, pertanto abbiamo voluto offrire un suggerimento in linea con i precedenti consigli.
Su Kijiji si trovano prodotti usati. Se sei alla ricerca di qualcosa devi prima di tutto effettuare la registrazione per avere un account che ti permetta – una volta scaricata l’app –di dare libero sfogo alla tua ricerca. Su Kijiji si risparmia, l’usato è un modo per non alleggerire troppo in portafoglio e allo stesso tempo per fare un gesto per il pianeta. Riciclare fa bene.

4. Shpock

app annunci

Un’altra app di annunci. Colorata, dinamica, giovane. Per tutti coloro che possiedono dispositivi Android o iOS. Puoi accedere all’App direttamente tramite un account Facebook o Google, oppure tramite la tua mail. Cosa devi fare per acquisti on line con Shpock? Avvia l’applicazione. Nella schermata iniziate trovi il pulsante Scopri, che ti conduce alla ricerca. Puoi anche selezionare dei filtri, ad esempio categorie come:

  • Casa e giardino
  • Elettronica
  • Auto e motori
  • Immobili

Questo renderà più facile individuare proprio quel prodotto che stai immaginando così bene nella tua mente. Gioisci, sicuramente qualcuno nella tua zona sta pensando di venderlo! Se non è esattamente come lo immaginavi e vuoi saperne di più puoi Fare una domanda al venditore tramite l’apposita voce che trovi nella scheda prodotto, dopo aver cliccato sull’immagine di copertina. Oppure, se alla fine ti sei convinto, premi su Offerta Privata e tenta di aggiudicarti l’offerta.

5. Zalando

Veniamo ai vestiti. Perché chi dice shopping dice soprattutto occasioni d’oro per vestire bene. E quale applicazione di shopping può battere Zalando? Il famosissimo portale di e-commerce vende abbigliamento e scarpe di rinomati brand a prezzi convenienti. E lo sanno bene milioni di utenti che continuano a comprare con grande soddisfazione. Anche qui reso gratuito entro cento giorni e altri interessanti vantaggi fanno la differenza. I clienti non si accontentano più della classica esperienza da negozio, vogliono altro, e Zalando riesce a darglielo.

6. H&M

Stesso discorso vale per H&M. L’applicazione di uno dei negozi trendy più amati da chi non può spendere budget altissimi in vestiario approda sugli schermi degli smartphone riscuotendo enorme successo. Un successo che diventa immediato e interattivo, grazie alle possibilità di comporre gli outfit e di avere suggerimenti di abbinamenti per trovare l’abbigliamento perfetto. Se cerchi il vestito per la festa di laurea qui puoi trovare qualcosa di elegante, ad un ottimo prezzo. Farai un figurone in facoltà.

7. Trovaprezzi

Proseguiamo questa lista di suggerimenti, questa classifica-non classifica di app per acquistare on line con un sito utilissimo. Trovaprezzi serve per confrontare i prezzi tra i diversi portali di e-commerce. E chi ha dimestichezza con internet sa che la cosa migliore da fare è sempre verificare che l’opzione che ci troviamo davanti sia ala migliore. Ne esistono anche altre, ma Trovaprezzi è la più curata e completa. Fa il suo lavoro con dovizia di particolari e precisione.

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Come diventare counselor relazionale: studi e possibilità

Diventare counselor relazionale nell’epoca che stiamo attraversando si può rivelare una scelta professionale vincente, ma soprattutto una decisione con enormi risvolti dal punto di vista umano. Lavorare nelle professioni d’aiuto è rispondere ad una chiamata, alla volontà di servire e supportare gli individui a vivere vite piene e soddisfacenti, anche a partire da un momento di crisi. Conosciamo più da vicino questa professione e vediamo quali sono i canali di formazione per intraprenderla.

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Come diventare intermediatore finanziario: studi e opportunità

Ti stai muovendo alla ricerca di informazioni su come diventare intermediario finanziario? Molto bene, questo è davvero un settore di successo. Nell’ambito dell’economia e delle finanze fioccano le occasioni di carriera. Ma vediamo che cosa ti aspetta una volta salito a bordo del treno che conduce agli scambi nel mercato finanziario.

Che cosa fa l’intermediario finanziario

Dobbiamo prima fare chiarezza su questa figura su cui ancora non c’è sufficiente informazione in merito. Cerchiamo di illustrare di cosa si occupano il professionista in attività, il broker finanziario o intermediario.

Quando parliamo di intermediazione dobbiamo distinguere tre diverse tipologie di scambio:

  • Diretto e autonomo
  • Diretto e assistito
  • Diretto e intermediato

quanto guadagna un brokerNel secondo e nel terzo caso rientra l’intermediatore finanziario, nel secondo assiste, facendo ricerca e selezione della controparte, nel terzo caso interagiscono solo uno o più intermediari tra loro. Quando parliamo di mercati e finanza gli intermediari finanziari ricoprono un ruolo di spicco, essendo tra i principali attori e coloro che portano avanti la maggior parte degli scambi.

Questa figura professionale si pone in una situazione di confine tra le controparti, essendo sia debitore che creditore. Debitore di chi dà le risorse finanziarie e creditore del prenditore. Non ha pertanto un ruolo attivo, non fa offerte. Il suo profitto sono le sole commissioni che si trattiene quando una trattativa viene finalizzata con successo. Tali commissioni possono espresse in percentuale e variano a seconda degli accordi presi.

Come diventare intermediatore finanziario

In generale possiamo parlare di agenti in attività finanziaria, anche quando parliamo di broker finanziari e mediatori creditizi. Cosa bisogna fare per svolgere questa professione? Se hai la passione per la borsa, per i numeri degli indici che si innalzano e si abbassano, e per la finanza, allora puoi pensare di iscriverti ad un corso di laurea in Economia. Nell’intermediazione non è sempre necessario il possesso di una laurea, ma è un canale di formazione completo.

Studiare economia per diventare intermediatori è un buon presupposto. Non è certo la teoria che fa la differenza, ma i tempi di apprendimento di certi linguaggi e di specifiche dinamiche delle scienze economiche saranno sensibilmente ridotti e ti avvierai alla carriera con maggiore sicurezza e commettendo meno errori.
Esistono dei corsi per intermediatori finanziari, anche dei Master specifici, come quello messo a punto dall’Università degli Studi Niccolò Cusano, in Banking e Risk Management, appositamente pensato per dare una risposta alle esigenze del complesso mondo della finanza, in cui è sempre più sentito il bisogno di persone qualificate. Coloro che hanno precedentemente seguito un corso di studi in scienze economiche o giurisprudenza possono iscriversi al master per specializzarsi in attività di tipo finanziario, affinando capacità e conoscenze delle dinamiche della finanza nell’epoca in cui stiamo vivendo.

Tra le materie di studio:

  • Introduzione all’analisi del credito e del rischio
  • Economia e gestione degli intermediari finanziari
  • Le istituzioni finanziarie ed economiche internazionali
  • Economia per la finanza e l’analisi creditizia

Queste sono solo alcune delle materie di studio, che consentono di comprendere l’offerta formativa. Un piano di studio realizzato appositamente per fornire le nozioni essenziali e peculiari necessarie per entrare nel mondo del lavoro con il giusto bagaglio di competenze.

Come diventare broker finanziario

Un’altra figura è quella del broker. Il broker finanziario è un professionista che lavora per contro di alcuni clienti con cui stipula un mandato. La sua attività si focalizza sulla compravendita dell’asset migliore, sulla base delle esigenze del cliente mandatario. Dal punto di vista della legge il broker può essere una persona fisica o giuridica, e svolge a tutti gli effetti un’attività di intermediazione finanziaria tra cliente e mercato nel quale vengono scambiati i prodotti finanziari.
I due compiti principali di questo professionista sono:

  • Intercettare i bisogni del cliente
  • Conoscere le leggi del mercato

Questi sono i suoi obiettivi, le costanti da cui non deve mai discostarsi per fornire un servizio impeccabile. Se riesce ad analizzare con sufficiente consapevolezza i vari rischi presenti, studiando quali margini può permettersi il cliente nel corso del tempo e quali sono invece i confini del potenziale che può guadagnare, allora avrà svolto il suo lavoro nel migliore dei modi.

Per diventare broker non serve la laurea, e non esistono corsi di laurea specifici per questo specifico ruolo professionale. Abbiamo già detto che scegliere una laurea in Economia è senz’altro la scelta migliore. Oltre alla laurea abbiamo citato il master, l’altro step che sicuramente completa la preparazione di un intermediario finanziario con una marcia in più.
Sottolineiamo invece l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo dei broker, che garantisce una tutela dal punto di vista professionale e l’idoneità morale e tecnica per svolgere le funzioni. Tale iscrizione può avvenire solo in seguito ad un esame di stato, sia scritto che orale.

Differenze tra il broker finanziario e il mediatore creditizio

Ci sono domande che ti risuonano in testa da quando ti sei messo il pallino della finanza. Una di questa è quella della differenza tra broker e mediatore. Probabilmente ti sfugge perché ancora non hai fatto una ricerca approfondita. Difatti tra queste due professioni ci sono parecchie e profonde differenze, non solo nelle attività svolte, ma in tutti gli aspetti che scegliere e condurre una professione comporta. Ad esempio il percorso di remunerazione e i guadagni previsti.

I broker sono professionisti che possono fornire una quantità di informazioni utili sui mercati, rappresenta una delle due parti in causa, ossia acquirente o venditore, mentre i mediatori finanziari tenta di preservare e perseguire gli interessi di entrambe le parti, l’esempio classico è quello dell’agente immobiliare, che per portare a casa una buona trattativa deve sia vendere l’immobile, rendendo soddisfatto il venditore, sia soddisfare l’acquirente con l’acquisto. Quindi ribadiamo ancora una volta che il broker non è un mediatore, lavora per clienti singoli e ne cura i loro personali e specifici interessi.

Lo stipendio di un broker?

corso intermediario finanziarioQuanto guadagna un broker? La vera domanda è: tu quanto vuoi guadagnare? Si tratta di un argomento delicato che sta a cuore a moltissimi aspiranti professionisti della finanza. Sapere di entrare in un mondo in cui circola il denaro fa una strana sensazione, ad alcuni ha probabilmente dato alla testa. Ma approfondiamo anche questo dettaglio, senza dare risposte troppo nette. Non è possibile definire il guadagno di un broker. Dipende dalle sue capacità, dal suo modo di lavorare e dalle percentuali che ha pattuito con i suoi clienti. E tenendo comunque in considerazione questo dato dobbiamo affermare che i guadagni di un broker non sono esorbitanti quanto lascerebbe inizialmente pensare una carriera nella finanza. Chi entra da principiante deve sottostare ad una iniziale gavetta, dalla quale non ci si può tirare fuori tanto facilmente. I ritmi di lavoro sono pressanti, spesso alle proprie spalle c’è un’agenzia di intermediazione che offre uno stipendio con aggiunta di provvigioni, tutte condizioni che vanno valutate attentamente da chi vuole intraprendere questa strada. Certo, i più meritevoli arriveranno a guadagnare un più che abbondante stipendio mensile, ma non sarà una strada per tutti. Accetti la sfida?

Speriamo che questo articolo ti abbia aiutato a capire come avvicinarti a questo mondo, come fare della tua passione per l’economia un lavoro. Le occasioni di formazione universitaria dell’Università degli Studi Niccolò Cusano e le proposte di master si inscrivono all’interno di un quadro formativo di altissimo livello, che garantisce a chi vuole intraprendere il ruolo di intermediario finanziario le competenze giuste per affrontare l’impresa con grandi probabilità di ottima riuscita e successo.

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3 esempi di bibliografia per la tesi di laurea

Sei alla disperata ricerca di esempi per la bibliografia della tua tesi di laurea? Eccoti servito. In questo articolo facciamo chiarezza sulla funzione di una buona bibliografia all’interno della tua ricerca e su come strutturarla per non commettere errori.

Cos’è la bibliografia

come scrivere la bibliografiaHai studiato tanto, tantissimo. E l’hai fatto su libri, manuali, saggi e articoli. Anche sui siti internet, dal momento che lo studio ormai abbraccia totalmente le possibilità date dalla rete. È utile, oltre che doveroso, elencare in modo sistematico tutte le fonti a cui hai attinto. Questo elenco, redatto secondo linee guida ben precise, è parte integrante della tua tesi di laurea. A chi consulta la ricerca offre la possibilità di comprendere quali letture e quale percorso di studio ha orientato l’approfondimento del tema. I motivi che rendono la bibliografia di tesi una delle sezioni più rilevanti possono essere sintetizzati così:

  • Capire l’aggiornamento degli studi su un determinato argomento
  • Fornire indicazioni sulla tipologia di lavoro
  • Approfondire ulteriormente i temi

Ovviamente non è necessario aver letto totalmente i volumi citati, è sufficiente che all’interno della tua ricerca sia stata affrontata una riflessione all’interno di un capitolo. Tutto il materiale che ha fatto parte dello studio svolto per la tesi deve rientrare dentro questo elenco. Non è invece necessario citare opere che non sono state consultate, anche se rappresentano fonti privilegiate per l’argomento che hai scelto. Ci saranno i rimandi a queste opere in altre pubblicazioni di altri autori, non compete a te citare opere che non direttamente studiato e visionato.

Tesi e bibliografia: perché è importante?

La commissione di laurea si concentrerà per pochi minuti sul tuo lavoro. Il relatore sarà l’unico a conoscerlo totalmente, ed eventualmente il correlatore. Gli altri professori avranno la possibilità di seguire la tua esposizione orale e di sfogliare la tesi al momento. Sicuramente una delle prime cose che faranno sarà quella di cercare la bibliografia. Dalla lettura attenta dei titoli che hai studiato comprenderanno e valuteranno il tuo lavoro. Una buona tesi dev’essere arricchita con una buona bibliografia. Non è un aspetto da curare forzatamente. Possiamo affermare che per forza di cose chi avrà strutturato una buona ricerca si ritroverà spontaneamente con una lista di libri studiati e consultati molto corposa e pertanto ne verrà fuori una più che rispettosa bibliografia.

Ma questa parte della tesi non è importante solo nel contenuto, lo è anche nella forma. Esistono specifiche regole da seguire per redigerla correttamente. Norme redazionali universalmente riconosciute, che cambiano solo per alcuni aspetti. Bisogna fare attenzione, perché il materiale è spesso numeroso e se esposto in maniera confusionaria non si riesce a comprendere da quale origine provenga. Di solito le principali fonti bibliografiche sono:

  • Libri
  • Articoli pubblicati in riviste
  • Articoli di quotidiani
  • Articoli di riviste digitali

Le modalità con cui vengono inserite le fonti in una bibliografia sono differenti a seconda della materia del corso di laurea. Ogni disciplina ha le sue specifiche. Ma esistono anche regole generali che si applicano a qualunque contesto. Nel prossimo paragrafo chiariamo meglio questi aspetti.

Standard di compilazione della bibliografia di tesi

Al di là della facoltà in cui ti stai per laureare ci sono delle norme che devi rispettare se vuoi scrivere una bibliografia corretta. Innanzitutto vogliamo consigliarti di chiedere al tuo docente relatore quali sono i suoi suggerimenti in merito. Scegliere un relatore ha molti vantaggi, tra cui anche questo. Per qualsiasi chiarimento avrai il supporto di una persona competente, non commettere errori banali, chiedi prima di procedere per tentativi.

Ma intanto tieni a mente queste semplici regole, quelle che non devono assolutamente mai sfuggirti:

  • Elenco in ordine alfabetico
  • Opere citate in ordine di data, dalla più vecchia alla più recente
  • Privilegiare prime edizioni

L’ordine alfabetico è quasi una banalità, ma sempre meglio ribadire il concetto. Le opere vanno citate a partire dal cognome dell’autore, a cui si affianca l’iniziale del nome. Quando si indicano più opere di un medesimo autore si deve farlo in ordine cronologico, dalla più vecchia alla più recente. Quando si citano opere straniere si inserisce tra parentesi l’edizione originale.

Ti forniamo uno schema preciso, utile a tenere sempre d’occhio la successione delle informazioni da inserire:

  • Cognome autore e nome puntato
  • Titolo e sottotitolo (corsivo, separati da punto)
  • Luogo di pubblicazione (si trova nel colophon, dietro il frontespizio)
  • Case editrice
  • Data di pubblicazione (tra parentesi)
  • Numero dell’edizione
  • Numero di pagine
  • Traduzione

Per quest’ultimo punto bisogna fare delle precisazioni. Si specifica, per l’edizione italiana, nome del traduttore, titolo tradotto, luogo di edizione, editore, data, e numero pagine (ripercorrendo lo schema già fornito qui sopra). Queste indicazioni si scrivono in minuscolo e si separano con le virgole.

Ecco un esempio di bibliografia corretta:

Piva F., Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partito, Milano, Franco Angeli, 2008 

Tre esempi di bibliografia da ricordare

citare opere in bibliografiaPer cercare di fornire informazioni utili alla redazione di bibliografie diverse, vogliamo darti indicazioni più precise in merito a tre casi che si presentano frequentemente al momento di scrivere la tesi. Ecco quali sono:

  • Più libri dello stesso autore
  • Libro scritto da più autori
  • Articolo di rivista

Quando si devono citare due libri scritti dallo stesso autore questi devono comparire in ordine cronologico crescente. A volte è concesso l’utilizzo del termine idem per gli uomini e eadem per le donne, a loro volte abbreviabili in Id. e Ead. Questi due pronomi latini vengono utilizzati per sostituire la ripetizione del nome

Il risultato sarà il seguente:

Collotti E., La Germania nazista, Torino, Einaudi, 1962.
– Fascismo, fascismi, Firenze, Sansoni, 1989.

Collotti E., La Germania nazista, Torino, Einaudi, 1962.
Id., Fascismo, fascismi, Firenze, Sansoni, 1989.

Per inserire un libro scritto da più autori si segue il seguente schema:

  • Cognome e nome puntato degli autori in ordine alfabetico
  • Titolo libro in corsivo
  • Luogo di pubblicazione
  • Casa editrice
  • Anno di pubblicazione

Sostanzialmente le indicazioni restano invariate, esattamente come abbiamo mostrato negli esempi di bibliografia precedenti. Ecco un ulteriore esempio più preciso per un volume scritto da un numero massimo di 3 autori:

Bertucelli L., La gestione della crisi e la grande trasformazione (1973-1985), in Bertucelli L., Pepe A., Righi M.L., Il sindacato nella società industriale, Roma, Ediesse, 2008.

L’inserimento di un articolo segue più o meno le stesse linee guida. Con alcune precisazioni. Ecco lo schema da seguire:

  • Cognome e nome puntato dell’autore
  • Titolo dell’articolo (corsivo)
  • Titolo della rivista preceduto da “in” e virgolettato (corsivo)
  • Anno (scrivere a. e indicare la cifra in numeri romani) e numero rivista (scrivere n. e indicare la cifra in numeri arabo evidenziata in grassetto)
  • Data pubblicazione
  • Intervallo delle pagine consultate

Come per i casi precedenti ecco un’indicazione esaustiva di come dovrai inserire gli articoli nella tua ricerca:

Balbo L., Le condizioni strutturali della vita familiare, in “Inchiesta”, a. III, n. 9, gennaio- marzo 1973.

Ci auguriamo che queste indicazioni abbiano fornito materiale utile alla redazione della tua tesi di laurea. La bibliografia avrà il suo peso anche in sede di valutazione, per cui siamo felici di aver dedicato un articolo del nostro blog a questo tema che sta tanto a cuore ai nostri studenti alle prese con l’ultimo grande passaggio della loro carriera universitaria. Non ci resta che augurarti un caloroso in bocca al lupo, nella speranza che il risultato superi le tue più rosee aspettative. Buona bibliografia e buon proseguimento di carriera!

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Cosa vedere a Trieste: 5 attrazioni imperdibili

È un onore scrivere un articolo su cosa vedere a Trieste. Abbiamo scelto questa città come una delle sedi della nostra Università, per l’amore che proviamo quando ne scopriamo la sua unicità. Eccoci, immergiti con noi in una città incantevole.

Cosa vedere a Triste: la top five

centro trieste Non è propriamente una classifica. Abbiamo deciso di inserire le località e le destinazioni di Trieste in un ordine che non vuole essere indicativo di cosa può essere meglio o peggio. No, se già conosci la città puoi capire: non si può dire qual è lo scorcio più bello. Ma intanto tentiamo di raccontarne un po’ i dettagli, i panorami, le attrazioni più interessanti.

Trieste è una città di confine, un gioiello non distante dalla Slovenia e dalla Croazia. Chi programma un viaggio verso l’est Europa spesso la sceglie come tappa da non perdere. E di turisti ne arrivano, ma senza creare quell’effetto di saturazione tipico di altre città turistiche italiane, come Roma e Firenze. Eppure anche qui non mancano i Musei, le belle piazze, i palazzi eleganti e storicamente interessanti. Tutto è da fotografare, nessun dettaglio deve passare inosservato. Ecco quali sono i luoghi da visitare a Trieste, per godere pienamente della città:

  • Piazza Unità d’Italia e Molo
  • Castello di Miramare
  • Castello e cattedrale di San Giusto
  • La sinagoga
  • Faro della vittoria

Sono alcune delle destinazioni più classiche per chi visita Trieste, ma non ci stancheremo mai di suggerirle. E una volta viste anche tu non vorrai sbiadirne il ricordo.

1. Visitare Trieste partendo da Piazza Unità d’Italia

Passeggia. Cammina. Senti l’aria del mare che si insinua nel tuo respiro. Attenzione, se hai scelto di visitare Trieste nel cuore dell’inverno quel freddo si insinuerà anche nelle ossa. E comunque ne sarà valsa la pena. Passeggiare a Trieste significa anche ripercorrere un poco la storia d’Italia. In Piazza Unità d’Italia si trova il Municipio, la Prefettura e la Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, ma non è sempre stato questo il suo nome, prima questa era la sede del Territorio libero di Trieste, e tutto aveva un altro nome. Nel 1918 il cuore della città, questo grande e ampio spazio, viene battezzato come Piazza Unità d’Italia.

Ogni piccolo anfratto di questa parte della città racconta un episodio, un aneddoto, con cui sarà bello riprendere le fila della storia, riviverla e conoscerla. Il valore aggiunto di questa piazza e delle altre cose da vedere a Trieste sta nel fatto che la storia incontra la bellezza dell’arte e dell’architettura, in un luogo capace di unire territori e di abbracciare diversità.

2. Trieste e dintorni: il Castello di Miramare

castello miramareParleremo di quello di San Giusto, tra un attimo. Ma questo posto abbiamo deciso di citarlo subito perché dobbiamo ammetterlo: è il nostro preferito. Non è così distante dal centro di Trieste, bastano una decina di chilometri per raggiungerlo. La location si staglia sul promontorio di Grignano ed è stata la residenza ufficiale del Duca Massimiliano d’Asburgo e della consorte Carlotta del Belgio. Quali furono le caratteristiche a convincere i nobili a scegliere questo posto? La risposta è insita nella meravigliosa visione. La natura incontaminata che si affaccia sul mare, l’atmosfera senza tempo e piena di fascino.

È possibile visitare il Castello, trasformato in Museo. Tutto intorno si allargano i venti ettari di parco, che sono una testimonianza notevole ed esemplare di come sia possibile far convivere l’arte dell’uomo con l’arte di madre natura. Tutto qui parla, comunica e convive: storia e arte, natura e cultura. Le acque della costa che si trovano di fronte al castello sono state trasformate in Riserva Marina. Un incanto per gli occhi, un posto da vedere quando si programma una vacanza a Trieste, o quando si prende una pausa dagli esami di facoltà.

3. Castello e Cattedrale San Giusto: simboli triestini

Castello San Giusto, se lo si chiede ai triestini, emergerà come uno dei simboli più forti della città. Magari non tutti sono d’accordo, ma la sua rilevanza non può essere smentita. La sua posizione di spicco, sulla collina che domina l’intera città, è sicuramente significativa. Da là sopra è possibile guardare tutta Trieste, e storicamente questo era necessario per difendersi, oggi questa è un’occasione per concedersi una visione che toglie il fiato.

Il castello viene attualmente impiegato per lo svolgimento di eventi culturali e ospita due musei di grande interesse: il Museo Civico e il Lapidario tergestino, che attesta e conserva le origini romane della città, grazie ai reperti rinvenuti sul colle.

Nella stessa zona del castello sorge la Cattedrale, un’opera che ha fuse due chiese già esistenti. Una chiesa insolita già dall’osservazione della facciata esterna, con il rosone gotico di grande impatto visivo che emerge da uno stile più semplice, creando un contrasto bellissimo.

La salita per arrivare fin quassù e una delle cose da fare a Trieste, e non vogliamo sentire scuse… la pigrizia non si porta a spasso per Trieste, meglio lasciarla a casa.

4. Il Faro della Vittoria

Chi ama i fari alzi la mano! Eccoci! Come si fa a restare immuni allo stupore ogni qualvolta se ne scorge uno? Qui potrai ammirare il più potente dell’Adriatico. E come abbiamo già detto parlando di cosa vedere a Trieste… la storia è ovunque. E anche qui troviamo non solo un faro, ma un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.

La struttura è opera dell’architetto Arduino Berlam, ed è stata terminata nel 1924. Come gli altri monumenti triestini è visitabile. Sulla cupola si innalza una statua molto particolare, la cosiddetta Vittoria Alata di Giovanni Mayer. Sempre dello stesso autore è la scultura del Marinaio Ignoto.

I sessanta metri di questo faro lo rendono uno spettacolo unico. Vieni qui con una guida della città, con un libro o con qualcuno del posto disposto a raccontarti qualcosa di più. Non puoi non desiderare di conoscere cos’è successo in questi luoghi. Conoscere Trieste significa anche e soprattutto conoscere la storia del proprio paese.

5. La sinagoga

La comunità ebraica è molto importante per Trieste. Nel 1938 in città risiedeva un numero di ebrei pari a 6000. Durante l’occupazione tedesca la città rimase sconvolta da quanto accadde. La sinagoga è ancora qui, a accogliere le testimonianze di una storia difficile da dimenticare. Chi visita Trieste dovrebbe venirci assolutamente.

Durante quegli anni questo importante luogo di culto fu occupato. La sua riapertura in seguito alla fine della Prima Guerra Mondiale venne salutata con grande gioia e con la percezione netta che si trattasse di un evento di capitale importanza simbolica.
Possiamo trovare anche motivazioni di tipo estetico per scegliere di visitarla. Le decorazioni, i pavimenti, il rosone, tutto ciò che contiene è bello, di una bellezza che riempie gli occhi e fa bene al cuore. Noi siamo rimasti particolarmente colpiti da questo edificio, per questo volevamo inserirlo assolutamente in questa lista.

Dopo tanto vagare ti sarà venuta fame. La città non si lascerà cogliere impreparata, assolutamente. Qui trovi i sapori di cucine diverse, da quella mediterranea alla istriano dalmalta, dall’astroungarica alla carsica. Una fusione che ben rende l’idea di quanta ricchezza si può trovare in questo angolo di mondo. I locali di Trieste, i suoi caffè, i bar e le trattorie sono il luogo ideale in cui trovare relax, tra un bicchiere di vino di ottima qualità e un dolce per deliziare il palato. Brindiamo a Trieste, una delle città più belle d’Italia.

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Che cos’è il Modello Toyota? Ecco le sue caratteristiche

Conosci cos’è e come funziona il modello Toyota?

Se vuoi saperne di più su questo affascinante metodo di organizzazione della produzione, che sia per pura curiosità, per interesse lavorativo o magari per dedicargli una tesi in economia aziendale, ti trovi nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, approfondiremo proprio il modello di produzione Toyota. Cercando di metterti nelle condizioni di padroneggiare al massimo l’argomento e comprendere come poterlo applicare nell’analisi dei costi aziendali piuttosto che su come aumentare la produzione. Partendo dalla sua definizione e passando per la sua storia ed evoluzione.

Fatte queste premesse, non perdiamo tempo e lanciamoci alla scoperta del cosiddetto Toyota Production System. Allaccia bene le cinture: si parte.

Dall’auto Toyota al metodo di produzione

Nei paragrafi che seguono racconteremo tutto quello che c’è da sapere sul modello di produzione nato presso la Toyota, la nota multinazionale giapponese che produce autoveicoli, originaria dell’omonima città nipponica. Una strategia organizzativa che ha finito per dare vita ad una nuova filosofia rispetto al modello fordista. Buona lettura.

Toyotismo: riassunto

Cerchiamo subito di mettere ordine e partire dalle basi. Ovvero analizzando il contesto che precede il modello Toyota.

Per farlo, prendiamo come punto di riferimento quanto riportato sull’enciclopedia dei ragazzi della Treccani. In cui, per introdurre l’argomento, Michele Pizzi scrive:

«Per gran parte del 20° secolo ha dominato il modello di management basato su una rigida struttura gerarchica, chiamato modello fordista (dal nome dell’industriale statunitense Henry Ford).
In tale modello l’impresa è organizzata come una piramide: alla base si trovano i semplici operai, salendo si incontrano varie categorie di manager, fino a raggiungere il manager “generale” chiamato amministratore delegato.
In questo sistema gli ordini vanno solo dall’alto verso il basso, un po’ come avviene nel mondo militare».

La stessa fonte, arriva così a descrivere il Toyotismo, definita come la “nuova strategia del management”:

«Negli ultimi venticinque anni ha preso però il sopravvento un nuovo tipo di modello di management, chiamato toyotista (perché l’industria automobilistica giapponese Toyota fu la prima a utilizzarlo).
In questo nuovo modello la tradizionale gerarchia è stata sostituita da uno schema basato maggiormente sulla collaborazione.
La fabbrica diventa il vero luogo di ricerca e di sviluppo: un luogo in cui i lavoratori di tutti i reparti, unendo le proprie idee e le proprie competenze, possono partecipare alla progettazione dei nuovi prodotti, senza i lacci delle vecchie divisioni. Un nuovo modello di produzione che è risultato vincente».

In sintesi, possiamo affermare che alla base del modello Toyota si afferma l’idea di fare di più con meno. In parole povere di utilizzare poche risorse disponibili nel modo più produttivo possibile. Al fine di incrementare drasticamente la produttività della fabbrica. Esso nasce dalla necessità, nel dopoguerra, di fare fronte alla grave mancanza di risorse della Toyota e, più in generale, in Giappone.

Obiettivi e principi

Entriamo adesso più nel dettaglio degli obiettivi del modello Toyota. Essi sono principalmente cinque:

  1. Ridurre i sovraccarichi (detti muri);
  2. Evitare le inconsistenze (mura);
  3. Eliminare gli sprechi (muda);
  4. Raggiungere risultati in modo semplice;
  5. Ottenere flessibilità, senza stress.

Gli sprechi identificati, in particolare, sono a loro volta sette, come specificato da Taiichi Ono in Toyota Production System: Beyond Large-Scale Production, Productivity Press. Ovvero:

  1. Sovra-lavorazione. Consiste nel compiere più lavorazioni di quelle richieste dal cliente;
  2. Sovra-produzione. Ovvero produrre più unità di quelle richieste dal cliente;
  3. Ri-lavorazione. Cioè compiere più volte un processo, o parte di esso, per eliminare errori a monte;
  4. Giacenza. In quanto in generale lo stock può essere definito come spreco;
  5. Intelletto. Quando non vengono espresse o utilizzate idee migliorative o le capacità degli operatori;
  6. Trasporto. Riguardo allo spostamento di materiale inutile;
  7. Movimento. Si intendo lo spostamento o il movimento inutile compiuto dall’operatore in attesa.

produzione toyotaIl modello Toyota, inoltre, rilascia anche dei principi, chiamati Toyota Way. Il primo è il miglioramento continuo, che include il coraggio di accettare la sfida e avere creatività per realizzare i sogni, ma anche il metodo Toyota Kaizen secondo il quale occorre migliorare il business in maniera continua, cercando innovazione ed evoluzione. E poi di prendere decisioni corrette cercando e analizzando i dati alla fonte.

Gli altri principi riguardano invece il rispetto per le persone, una filosofia basata sul lungo termine, il presupposto secondo cui il giusto processo produrrà i giusti risultati, aggiungere valore alla società migliorando persone e partner, migliorare l’apprendimento organizzativo al fine di risolvere i problemi alla radice.

Il sistema Toyota nella sanità

Cos’hanno in comune modello Toyota e Sanità?

Argomenti di attualità nel settore sanitario sono quelli riguardanti l’eliminazione degli sprechi, la necessità di liberare risorse e valorizzare gli operatori. Se hai letto i paragrafi precedenti, noterai subito che si tratta sostanzialmente degli stessi obiettivi che si pone il metodo Toyota.

Ecco perché, negli ultimi anni, si è cercato di adattare e applicare tale metodo dalla produzione aziendale alla Sanità. Ed ecco che questo sistema si sta affermando, più in generale, con sempre maggior forza, anche nel mondo dei servizi. Ottenendo ottimi risultati in particolare nelle unità operative delle strutture sanitarie.

Grazie a questo sistema, infatti, è possibile puntare ad accrescere la flessibilità attraverso l’organizzazione di strutture agili, l’impiego intelligente delle risorse ed un utilizzo delle tecnologie strettamente integrato con l’attività umana. Oltre a razionalizzare in maniera efficace l’impiego delle risorse finanziarie messe a disposizione dai Sistema Sanitario Nazionale.

Studi attinenti: i master Unicusano su management e innovazione

Il web è pieno di manuali scaricabili sul metodo Toyota in pdf. Se però vuoi davvero specializzarti nel settore del management e dell’innovazione, occorre studiare.

Fortunatamente, in questo settore Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza. Nella nostra vasta offerta formativa, trovano spazio ad esempio, corsi come Management dell’innovazione e delle nuove tecnologie.

Si tratta di un master di II livello che annovera tra i più importanti casi di studio trattati, proprio il modello Toyota. Più in generale, affronta anche argomenti come knowledge economy, technology transfer, project management, operations management, metodi di assessment dell’innovazione, tutela della proprietà intellettuale, gestione risorse umane, comunicazione e promozione dell’innovazione.

Più specificatamente per quanto riguarda l’ambito sanitario, ti segnaliamo i master in Gestione del coordinamento nelle professioni sanitari, Management delle cure primarie e territoriali o Management dei servizi sanitari.

Ma potresti trovare interessanti anche Economia e management delle risorse naturali e dell’ambiente, Mobility management, Green economy e management sostenibile o Management di impresa internazionale.

Ad ogni modo, questi sono solo alcuni dei master previsti all’interno della nostra offerta formativa. Per consultare la lista completa, ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. Adesso la nostra guida sul modello Toyota è davvero completa. Ora ne sai certamente qualcosa in più su questo interessante argomento.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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