informazioni@unicusano.it

800 98 73 73

Yoga per principianti: ecco come iniziare

Lo yoga per principianti è una tecnica utile a ritrovare uno stato di benessere psicofisico. Iniziare a praticare questa disciplina è semplice e si può farlo comodamente da casa, anche se la supervisione di un insegnante è caldamente consigliata. Questa tradizione millenaria coniuga molti aspetti: mente, corpo e spirito. Per imparare a conoscerla e per iniziare a praticare in sicurezza qualche esercizio abbiamo scritto questo articolo con l’aiuto di un esperto.

Che cos’è lo yoga.

Tutti conoscono le posizioni di yoga. Ma forse non tutti sanno che lo yoga esiste da millenni. Sì, parliamo di millenni e non di secoli, tanto è profonda e antica l’origine di questa disciplina. Lo scopo è il miglioramento della persona, non solo del suo fisico e della sua postura, ma di tutti i livelli (spirituali e mentali). Gli aspetti più conosciuti della tradizione yogica sono:

  • Respiro
  • Spiritualità
  • Tecniche corporee

yoga per dimagrire

Ma dietro c’è una filosofia che comprende molto altro, dai testi sacri alla dieta, dalle pratiche di igiene quotidiana fino alla condotta sessuale. Stiamo parlando di uno stile di vita e di una concezione dell’esistenza ampia che abbraccia ogni cosa e che si fonda sulla certezza che ogni cosa è collegata. Il termine “yoga” significa appunto unione, un legame che porta ogni elemento dell’esistenza ad entrare in relazione. Per questo motivo una posizione di yoga può agire anche sullo stato psicofisico, perché il corpo agisce sulla mente e viceversa. Un pensiero può causare un sintomo fisico. Se hai già avvertito questa percezione nella tua vita forse ti sei avvicinato allo yoga proprio per tale ragione. Ma le tecniche yogiche sono diverse per stile e tradizione, imparare a conoscerle ti può aiutare a trovare quella giusta per te. Nel prossimo paragrafo descriveremo le i principali stili di yoga e le loro differenze.

Scegliere il giusto tipo di yoga

Iniziare a fare yoga presuppone il giusto spirito accogliente e aperto nei confronti delle novità. Non si tratta di uno sport ma di qualcosa di profondo che trascende dall’aspetto meramente fisico e si avvicina maggiormente all’approccio delle arti marziali. Entrambe sono disciplina, non solo perché possiedono regole ma perché danno una direzione, sono capaci di apportare cambiamenti positivi a livello mentale, aiutando a sviluppare:

  • Chiarezza
  • Serenità
  • Calma
  • Determinazione
  • Coraggio

Questa qualità provengono da punti molto profondi del nostro essere, collegati in parte al corpo fisico ma appartenenti anche ad altri corpi definiti dalla tradizione yoga come “sottili”: i chakra. Sono sette punti energetici situati lungo la colonna vertebrale, posizionati nelle seguenti parti del corpo:

  • Tra coccige e pube
  • Metà inferiore del ventre
  • Metà superiore del ventre
  • Centro del petto
  • Centro del collo
  • Centro della fronte
  • Sopra il cranio

Ogni punto è legato a delle qualità, delle sensazioni, a dei colori. Ad esempio, per eliminare le paure ed ottenere coraggio si lavora sul terzo chakra, colore giallo, legato allo stomaco e all’elemento fuoco. Gli esercizi di yoga per rafforzare questo centro energetico lavorando sulla sicurezza in sé stessi aumentano la sensazione di coraggio e affievoliscono i timori. Questo è solo un esempio, ma ne esistono di innumerevoli. Tutti i vari stili yogici intervengono sul sistema dei chakra, ma non tutti possono risuonare con la tua personalità, anche in questo caso è una questione di preferenze. Impariamo a conoscere i diversi stili per trovare quello adatto a te.

Hayha Yoga

Il più antico e per certi versi il più tradizionale stile di yoga. Posizioni mantenute e stiramenti lunghi e profondi. Una parte di queste lezioni di yoga è basata sul pranayama: tecnica di respirazione consapevole che agisce su tutti i corpi apportano numerosi benefici. Le componenti di una classe di hatha yoga sono:

  • Posture
  • Respirazione
  • Rilassamento
  • Meditazione

Si tratta della suddivisione classica di tutte le lezioni di yoga, simile in quasi tutti gli stili. Questo è lo stile più adatto ai principianti, ma spesso anche i più esperti in altre discipline tornano a praticarlo sovente perché apporta una sensazione di equilibrio impagabile.

Ashtanga Yoga

La ragione per cui sei diventato un principiante di yoga è la perdita di peso. Non ti vergognare della tua motivazione. Nel mondo yogico si pensa che tutte le ragioni che conducono alla disciplina sono degne di esistere e bisogna essere grati alla vita e alle sue sfide se ci portano a praticare. Grazie all’ashtanga yoga si perde peso perché oltre ad eseguire le classiche posizioni di yoga si raggiungono livelli di cardio altissimi, per una quasi totale assenza di riposo tra un esercizio e l’altro. Forse non è molto adatto per i principianti, soprattutto se non pratichi alcun tipo di sport da tanto tempo.

Yoga Iyengar

modi per praticare yoga

I maestri di yoga sono tanti, tutti celebrati dai propri discepoli come dei guru. Uno di questi è stato Iyengar, che ha diffuso la conoscenza di una serie di asana (come si chiamano le posizioni yoga in gergo “tecnico) e della loro capacità di agire sulla biomeccanica del corpo. Un buon insegnante è capace di guidare un principiante ad eseguire gli esercizi senza il rischio di provocare lesioni o di forzare le articolazioni o altre parti del corpo. È particolarmente acrobatico e spettacolare se lo si pratica per tanto tempo e si raggiungono i livelli di flessibilità adatti.

Vinyasa Yoga

Possiamo definire questo stile come dolce. Gli effetti restano potenti, ma l’armonizzazione con il respiro fa sembrare una classe di vinyasa una lezione di danza, il passaggio da un esercizio all’altro e fluido e scorrevole, eseguito con una respirazione di supporto. Vi significa “in modo speciale”, nyasa “posizionare”. Letteralmente la parola si traduce come “posizionare in modo speciale”, questo modo è il collegamento tra movimento e respiro.

Kundalini Yoga

Molto diverso da

gli stili di yoga classici il Kundalini mette insieme:

  • Movimento
  • Respirazione dinamica
  • Meditazione

Le posizioni sono dinamiche, energetiche e finalizzate al risveglio della kundalini: l’energia primordiale che risiede alla radice della colonna vertebrale e che dev’essere appunto risvegliata. Le azioni 

fisiche e mentali (meditazione e recitazione dei mantra) sono in gradi di agire direttamente sul sistema nervoso e su quello ghiandolare (oltre che sui chakra) aumentando la capacità di gestire lo stress e la lucidità mentale.

Posizioni Yoga per principianti

Quando si comincia a fare yoga si vorrebbero fare tante incredibili cose che si sono viste in televisione e nelle riviste. Portare le gambe dietro al collo, piegarsi in avanti e toccare le punte dei piedi con leggiadria, ma scordatelo. O meglio, rimanda questo momento di qualche mese. Per ottenere quei risultati nella pratica dello yoga ci vuole tempo e costanza. Ma per iniziare ecco qualche esercizio da fare pe

r sciogliersi e trovare la giusta forma:

Tadasana: la posizione della montagna

Semplicemente stare in piedi. Ma non è semplice! Farlo con consapevolezza è difficile ma anche estramamente utile. Serve per il radicamento a terra, per trovare stabilità e fermezza.

Uttanasana: piegamento in avanti

Anche piegarsi in avanti sembra semplice ma non lo è. Si esegue sopra il tappetino e lentamente, per farla correttamente bisogna farsi aiutare da un insegnante. Con il passare dei giorni il piegamento diventa sempre più profondo ed efficace.

Bhujangasana: posizione del cobra

Piegamento all’indietro che si esegue pancia a terra e con le mani all’altezza delle spalle. Inspirando ci si solleva sulle braccia mantenendo il mento vicino al collo e lo sguardo rivolto in avanti. Il respiro è lento e profondo. Apre il petto e le spalle ed è utile a chi sta tante ore davanti al computer. Il nostro espero la consiglia agli studenti dei nostri corsi di laurea on line che ne traggono grande giovamento.

Se ti incuriosisce questo modo di allenare corpo e mente insieme ad essere flessibili, gioiosi e forti prova a cercare un corso di yoga vicino a te. Trovi anche molte classi di yoga on line, video e tutorial interessanti, ma per approfondire il tema e per non rischiare di compromettere il tuo corpo eseguendo male gli esercizi ti suggeriamo di contattare un insegnante e di intraprendere questo fantastico viaggio nella tradizione yogica guidato da una persona competente.

Commenti disabilitati su Yoga per principianti: ecco come iniziare Studiare a Trieste

Read more

Pianeti del sistema solare: ecco quali sono

Gli uomini hanno sempre osservato i pianeti del sistema solare, ma non erano consapevoli di cos’erano in realtà quelle luci nel cielo. Il fascino della volta stellata ha tenuto gli esseri umani con il naso all’insù per millenni. Solo recentemente la tecnologia ha sviluppato le competenze per apprendere cosa si nasconde nel cielo, grazie ai progressi dell’Ingegneria Aerospaziale e di altre scienze che ogni giorno vengono applicate per l’esplorazione dello spazio. Nonostante gli studi c’è ancora poca conoscenza della materia. Per questo abbiamo scelto di scrivere questa guida sul sistema solare. Ti aiutiamo ad entrare nel mondo dell’astronomia e a conoscere meglio i pianeti.

Quanti sono i pianeti del sistema solare?

Il sistema solare si chiama così per il fatto che il Sole, l’astro più grande occupa buona parte di questo sistema, circa il 99,9%. Le dimensioni dell’universo sono incalcolabili, nonostante siano state create delle unità di misura per le esigenze della scienza.

Senza fornire dati che confonderebbero le idee ai non addetti ai lavori,

È importante conoscere questo sistema perché il nostro pianeta ne fa parte: la Terra. Ma chi ci fa compagnia nello spazio? Ecco i pianeti – e non solo – che costituiscono questo affascinante sistema:

  • Quattro pianeti rocciosi interni
  • Quattro giganti gassosi esterni
  • Cinque pianeti nani
  • Satelliti naturali
  • Corpi minori

lista dei pianeti del sistema solare

Da questa lista abbiamo capito che non ci sono solo pianeti, ma altri corpi celesti. Ma soprattutto abbiamo notato che i pianeti vengono distinti in due diverse categorie: pianeti interni rocciosi e pianeti esterni giganti gassosi.

I pianeti interni sono i seguenti:

  • Mercurio
  • Venere
  • Terra
  • Marte

La loro struttura si è formata su un nucleo metallico circondato da uno strato di silicati. La loro genesi è probabilmente il frutto di cambiamenti avvenuti in seguito all’attività vulcanica e tettonica che si è interrotta per tutti quanti meno che per il pianeta Terra.

I pianeti esterni, i cosiddetti pianeti giganti gassosi, sono:

  • Giove
  • Saturno
  • Urano
  • Nettuno

Sono delle enormi sfere di idrogeno, elio, metano, acqua e ammoniaca. Per quanto si può sapere molto probabilmente anche i pianeti giganti hanno un nucleo di metalli, silicati ed acqua. Giove, Saturno e Nettuno irradiano calore, proprio come il sole. L’unico che non sprigiona calore è Urano.

I satelliti naturali, i pianeti minori e altri corpi celesti

Conosciamo tutti un satellite naturale, lo osserviamo crescere e decrescere tutti i mesi, da sempre, sopra le nostre teste. La Luna è l’esempio più immediato, perché orbita intorno alla Terra, ma è bellissimo scoprire che di questi corpi celesti ce ne sono diversi, circa centocinquanta e che con estrema probabilità gli altri sistemi planetari, in altre galassie, ne possiedono altrettanti se non di più.

Gli altri pianeti che con noi condividono il sistema solare hanno estesi sistemi di satelliti. Venere e Mercurio però non ne possiedono nessuno.

Intorno e dentro il sistema solari abbiamo affermato la presenza di cinque pianeti nani. Questi sono:

  • Haumea
  • Makemake
  • Eris
  • Cerere
  • Plutone

È importante sottolineare come Plutone non sia considerato attualmente considerato un pianeta. Il dibattito tra gli esperti e gli studiosi è stato parecchio acceso e per diverso tempo anche questo piccolo pianeta sembrava essere parte integrante dei pianeti del sistema solare.

Dei corpi minori fanno invece parte:

  • Le cinture asteroidali
  • Le comete
  • I meteoroidi
  • La polvere interplanetaria

Ci sono molti altri elementi che caratterizzano questo ambiente così lontano. Il vento solare, che si crea dall’espandersi della corona solare, è una presenza costante che avvolge tutto il sistema solare, creando una “bolla interstellare” anche chiamata eliosfera.

Le caratteristiche dei pianeti

Il pianeta è di solito di forma sferica e riflette la luce del Sole. Queste due caratteristiche sono pressoché imprescindibile per ogni corpo celeste definito pianeta. Altri elementi tipici possono essere:

  • Superficie esterna fredda
  • Dimensioni inferiori alle stelle
  • Moto di rivoluzione intorno al sole
  • Moto di rotazione

Questo movimento ci consente di osservare il cambiamento di posizione nella volta celeste, rispetto alle stelle fisse. Le traiettorie dei pianeti generalmente compiono un movimento ellittico, in cui uno dei due punti focali e occupato dal sole, ad eccezione di Plutone (che non è un pianeta maggiore) e di Mercurio.

Il moto di rotazione porta il pianeta a ruotare su sé stesso intorno ad un asse di rotazione. Questi movimenti avvengono in senso antiorario.

Analizziamo i pianeti in dettaglio, secondo l’ordine in cui vengono nominati, ossia a seconda della loro distanza dal sole in ordine crescente.

Mercurio

Questo piccolo pianeta – il più piccolo del sistema solare – è il più vicino al Sole. È caratterizzato da una forte densità e la sua rotazione dura 59 giorni terrestri, mentre la rivoluzione circa 88 giorni.

Proprio a causa della sua vicinanza il suo moto risulta rallentato e la sua temperatura altissima: circa 700 K.

Sulla sua superficie vi è assenza d’acqua e di atmosfera. Il nucleo metallico al suo interno è simile a quello del pianeta Terra.

Osservare Mercurio è interessante perché il suo aspetto è rimasto invariato nel tempo, non essendo stato protagonista di cambiamenti morfologici in seguito alla sua origine, anche a causa della mancanza di attività vulcanica.

Venere

Del pianeta Venere si è soliti dire che assomiglia più degli altri alla Terra. Si può osservare nel cielo poco prima dell’alba e subito dopo il tramonto grazie ad un’accesa luminosità e alla sua vicinanza con il Sole.

Inoltre è un pianeta dalle altissime temperature, può arrivare intorno ai 720 K di giorno. L’atmosfera carica di anidride carbonica crea un pesante effetto serra ed è questa la causa di un calore così forte.

Prima che esistessero le moderne conoscenze e interi corsi di laurea di Ingegneria Aerospaziale e Astrofisica gli uomini che osservavano il cielo erano convinti di vedere due pianeti diversi, al mattino e alla sera, ma in realtà si trattava sempre di Venere.

Marte

Il “pianeta rosso” ha dimensioni minori di quelle terrestri e può essere notate anche a occhio nudo grazie ad una tipica colorazione rossastra.

Dell’atmosfera marziana possiamo dire che è particolarmente rarefatta, ossia caratterizzata da una percentuale altissima di anidride carbonica e di vapore acqueo. Le tempeste di polvere che imperversano sulla sua superficie sono di notevole impatto e arrivano ad erodere la crosta e a modificarne l’aspetto. Proprio questa polvere che si innalza ha un colore rosso ed è la motivazione di questo tratto peculiare del pianeta.

Anche su Marte esistono le stagioni, anche se di diversa durata e intensità rispetto a quelle che conosciamo noi.

Il fatto che Marte sia stato spesso considerato un pianeta ospitale, per la presenza d’acqua e di altri elementi simili a quelli esistenti sulla Terra, lo ha posto al centro delle ricerche finalizzate a scoprire e intercettare forme di vita aliena.

Giove

Il gigante del sistema solare, Giove ha una dimensione di due volte e mezzo superiore rispetto a quella di tutti gli otto pianeti del sistema solare. Per certe caratteristiche è simile al sole.

Ha uno strato esterno gassoso, soprattutto di gas idrogeno ed elio, metano, vapore acqueo e altro. Lo strato interno compatto è invece costituito di idrogeno metallico.

quanti sono i pianeti del sistema solare

All’esterno invece sono presenti delle bande scure e chiare e dei vortici. La durata dei giorni gioviani è molto breve: un giorno dura 10 ore. Ma un anno su Giove in realtà corrisponde a dodici anni terrestri.

Come abbiamo detto precedentemente Giove ha diversi satelliti naturali, che si chiamano:

  • Europa
  • Callisto
  • Ganimede
  • Europa

Con dimensioni molto simili a quelle della Luna.

Saturno, Urano, Nettuno

Questi pianeti sono più distanti dal sole. Saturno ha una massa particolarmente grande, ben 95 volte più grande rispetto a quella della Terra. La sua caratteristica più famosa sono i famosi anelli.

Urano ha una densità media e una colorazione celeste conferitagli dalla cospicua presenza di metano. La sua struttura è suddivisa in tre strati:

  • Superficie (idrogeno molecolare)
  • Intermedio (acqua e metalli)
  • Interno (nucleo roccioso)

Nettuno invece è ancora poco conosciuto proprio perché particolarmente lontano da noi. Ha una struttura a bande e come Urano possiede degli anelli intorno. Nonostante la sua lontananza è stato scoperto nel 1846, contrariamente ad Urano che venne scoperto nel 1986. Ma per sapere di più del pianeta “acquatico” dobbiamo aspettare gli avanzamenti degli studi. Attualmente ancora non esistono strumenti sufficienti per l’esplorazione a quelle distanze.

 

Commenti disabilitati su Pianeti del sistema solare: ecco quali sono Studiare a Trieste

Read more

Invenzione della stampa: cronostoria e protagonisti

L’invenzione della stampa ha cambiato radicalmente la storia del mondo. Anche se adesso leggi questo articolo dallo schermo di un pc tutto quello che vedi qui è frutto di uno studio e di una conoscenza che esiste grazie soprattutto alla carta stampata. Al confronto con la totalità della storia dell’uomo emerge che la stampa è un’invenzione recente, scopriamo insieme gli eventi che hanno portato a questa scoperta rivoluzionaria.

Gutenberg e il primo libro stampato

invenzione dei caratteri mobiliC’è sicuramente una data che viene ufficialmente riconosciuta come data di invenzione della stampa: il 1455. In quest’anno Gutenberg stampa la Bibbia. Era il primo libro di questa rilevanza ad essere stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Da quel momento in poi in tutta Europa si diffonderà questo metodo di stampa, propagandosi insieme alle infinite possibilità di circolazione del sapere.

L’utilizzo della stampa a caratteri mobili rese più veloce la produzione di libri e la loro diffusione, tale cambiamento coincise con una democratizzazione del pensiero in Occidente, finalmente libero di circolare, di muoversi e di giungere in qualsiasi angolo del continente.

Certo, questo processo non fu immediato, per attecchire ebbe bisogno di molto tempo, ma ormai l’invenzione della stampa, eliminando la procedura manuale lunga e dispendiosa, aveva innescato un processo culturale destinato a crescere a dismisura.

Non possiamo non ricondurre ad una necessità più pressante di libri questa innovazione. Nel Rinascimento, con la nascita delle accademiche e delle facoltà, insieme alla riscoperta di scritti degli antichi filosofi, c’era un bisogno di libri molto forte e sentito. La cultura non era relegata all’interno degli ordini ecclesiastici, ma anzi, si faceva sempre più spazio tra altri settori della società.

Nonostante la Bibbia fosse il primo volume di tale importanza ad essere stampato con la nuova tecnica, furono tanti i volumi dati alla stampa per una larga diffusione, come romanzi e manuali professionali. Ma allora, ricapitolando, quali sono state le cause che hanno portato alla diffusione della stampa?

  • Nascita delle accademie
  • Diffusione della cultura nei contesti laici
  • Riscoperta di antichi manoscritti

I libri e la scrittura prima della stampa

Era palese che il libro era un oggetto destinato ad avere successo. Era un mercato in crescita e questo spingeva molti a puntare su innovazioni e tecniche nuove di produzione dei testi, capaci di dimezzare tempi e costi. Gutenberg non fu il solo. In quel periodo di poco precedente all’invenzione dei caratteri mobili si susseguirono diverse innovazioni:

  • Scrittura mercantesca
  • Xilografia

La prima non era un tecnica di stampa ma bensì di scrittura, come dice la definizione stessa. Si sviluppò in Italia dove il commercio faceva prosperare la borghesia mercantile. Gli artigiani e i commercianti avevano bisogno di:

  • Libri di conteggio per entrate e uscite
  • Inventari
  • Ricevute fiscali

E quanto il mercato era florido c’era bisogno di una costante ed efficace produzione di questi documenti. Il mercante possedeva diverse competenze, acquisite in scuole speciali in cui, ovviamente, veniva insegnata anche la scrittura. Un tipo ben preciso di scrittura, in lingua povera e volgare e non in latino: la scrittura mercantesca. Questa modalità si sviluppò soprattutto in Toscana e precisamente a Firenze, ma velocemente si propagò in tutta Italia. Ecco i suoi elementi caratteristici:

  • Rotondità delle lettere
  • Minor slancio delle aste
  • Corsiva con pochi legamenti
  • Corpo delle lettere schiacciato
  • Penna a taglio tondo con punta dritto
  • Mancanza di maiuscole e punteggiatura

Questa scrittura divenne famosa grazie a Boccaccio che la utilizzò per scrivere il Decamerone.

La xilografia invece assomiglia di più ad una tecnica di stampa, anche se sarebbe più opportuno definirla tecnica di copiatura. Serve a riprodurre una copia in numero elevato. L’origine di questo metodo non è europeo ma bensì cinese, fu da lì che approdò infine in Europa intorno al 1300. Venne utilizzata molto per la riproduzione di immagini, successivamente anche per la produzione di testi.

I caratteri tipografici di Gutenberg

bibbia di gutenbergLa stampa non sarebbe mai potuta esistere senza lo studio e l’invenzione dei caratteri tipografici. Sono questi elementi ad essere alla base del funzionamento che conosciamo.
Sono tasselli metallici in cui viene intagliato a rilievo in carattere si ogni singola lettera. Non sono un’invenzione europea in realtà, poiché arrivato dalla Cina e dall’Oriente in generale. In Corea erano prodotti con il bronzo e utilizzati fin dal XIII secolo.

La disposizione su un telaio di questi caratteri componeva la pagina da stampare. Non si doveva più incidere una pagina per volta, che era pronta da imprimere in pochi secondi per essere riprodotta quante volte lo si desiderava.

Fu Gutenberg ad inventarli. Tutti noi dobbiamo moltissimo a questo personaggio. Era figlio di orafi e furono proprio le competenze del padre ad aiutarlo a realizzare questo meccanismo dei caratteri tipografici. Nonostante l’esilio a Magonza alla fine degli anni Venti del Quattrocento continuò a ragionare sulla sua nuova idea per stampare libri.

Tornato da Magonza, grazie ai finanziamenti di un di un borghese iniziò a produrre i suoi macchinari, che perse però proprio a causa di un processo relativo all’indebitamento rispetto a questi prestiti.
La Bibbia fu un’opera speciale, ma non l’unica. Ecco gli altri esemplari di fogli stampati che si possono ricondurre a Gutenberg:

  • Indulgenze per la guerra al turco nel 1452
  • Bibbia primitiva a 36 caratteri nel 1452
  • Seconda edizione della Bibbia nel 1454

Ma fu il testo sacro del 1455 a 42 caratteri a rappresentare la più alta rappresentazione del suo talento. Si trattava di un’opera anche piuttosto raffinata, con abbreviazioni e l’utilizzo di 300 caratteri tipografici diversi.

L’evoluzione della stampa in Italia

Da allora in poi il fenomeno fu inarrestabile. Dal 1470 in poi dalla Germania si estende all’Italia, da lì a tutta l’Europa il passo è breve.
Per quanto riguarda l’Italia il personaggio più rilevante è senza dubbio Aldo Munuzio. Un umanista che stabilitosi a Venezia da Bassiano grazie ad una riproduzione della macchina di Gutenberg riuscì a produrre degli esemplari bellissimi di classici latini, greci e italiani.
Un altro esperimento interessante fu quello della realizzazione di un libro scritto appositamente pensando alla tipologia di stampa. L’Hypenerotomachia Poliphili è un romanzo scritto proprio con una lingua inventata, in grado di far emergere la genialità e la potenzialità creativa della stampa stessa e di tutta la tipografia, che poteva finalmente ergersi quasi a forma d’arte.

Forse all’inizio nessuno si rese ben conto di cosa significasse l’invenzione della stampa. Ma passarono pochi decenni perché tutti potessero comprendere la portata rivoluzionaria. Ecco quali sono state nel breve e lungo periodo le conseguenze più importanti:

  • I libri divennero accessibili ad un pubblico ampio
  • La chiesa non poté più controllare il contenuto dei libri
  • Le idee di qualsiasi tipo circolavano rapidamente

Se pensiamo anche alla riforma di Martin Lutero, all’affissione delle tesi e alla diffusione molto rapida del suo pensiero, possiamo avere una minima idea di quanto la stampa influenzò anche a livello politico, religioso e culturale la vita delle persone e la storia dell’Umanità.

La stampa è diventato sinonimo stesso di divulgazione. L’ambito giornalistico, grazie al quale le notizie giungono da una parte all’altra con celerità, si è sviluppato grazie a questa invenzione. Prima ci si poteva informare solo trasmettendo notizie oralmente, immagina che grande apporto Gutenberg ha dato alla nostra possibilità di sapere cosa accade nel mondo.

In sintesi ecco le conseguenze più rilevanti dell’invenzione della stampa:

  • Nascita di una letteratura di consumo
  • Diffusione notizie a stampa
  • Standardizzazione del pensiero
  • Standardizzazione dei linguaggi volgari

Non è semplice sintetizzare una delle scoperte migliori dell’uomo, ma speriamo che questo articolo abbia espresso a sufficienza la nostra gratitudine nei confronti di Gutenberg e di tutti i protagonisti che hanno contribuito a far crescere e diffondere la stampa.

 

 

Commenti disabilitati su Invenzione della stampa: cronostoria e protagonisti Studiare a Trieste

Read more

Tesi diritto penale: quello che devi sapere

Gli studenti che scelgono di scrivere una tesi in diritto penale sono tanti. D’altronde si tratta di una delle branche più interessanti e articolate del diritto, che si occupa dei reati e delle pene. Lo studio dell’ordinamento giuridico e del diritto pubblico sono parte integrante di questo settore e chi si accinge a scegliere un argomento di tesi in questa area di studi deve esserne consapevole. In questo articolo ti forniamo indizi, suggerimenti e consigli pratici per realizzare un progetto di tesi rigoroso, perfetto per portare a casa il massimo dei voti e il bacio accademico.

Il diritto penale come argomento di tesi

Le norme relative ai reati e anche tutte le pene contenute nel Codice Penale. C’è molto, molto da studiare, ma questo probabilmente lo sai già. È stata una grossa sfida superare tutti quegli esami, imparare e ricordare come lo Stato stabilisce pene corrispondenti ai reati, ma ci sei riuscito e hai provato talmente tanta soddisfazione che al momento di scegliere l’argomento di tesi in giurisprudenza non hai avuto dubbi: il diritto penale.

Lo stato italiano, come praticamente tutti gli Stati del mondo proibisce determinati comportamenti, definiti reati. Il meccanismo di proibizione prevede anche la minaccia di una sanzione: la pena. Tale meccanismo è instaurato a supporto del mantenimento dei valori fondanti di uno stato e di un popolo. Ci sono tre tipi di reati o illeciti:

  • Reati penali
  • Reati civili
  • Reati amministrativi

A questi corrispondono precise sanzioni che possono essere di due tipi: civili o amministrative.

I reati penali si dividono invece in:

  • Delitti
  • Contravvenzioni

studente diritto penale

I primi prevedono pene più severe, che vanno dall’ergastolo alla multa, mentre le seconde prevedono pene che vanno dall’arresto all’ammenda. Dunque in sintesi una tesi di diritto penale affronterà una questione che ha come focus la disposizione penale, composta da questi due elementi essenziali:

  • Precetto
  • Sanzione

Il precetto è la proibizione di un dato comportamento, mentre la sanzione è la conseguenza prevista per tale violazione del precetto.

Scrivere una tesi in diritto penale

La redazione di una tesi di laurea in giurisprudenza prevede un percorso di approfondimento della disciplina entusiasmante ma al tempo stesso impegnativo. Per non perdere la pazienza fin da subito è meglio procedere seguendo un percorso a tappe.

L’obiettivo di una tesi di diritto, valido anche per altre materie, è quello di realizzare un progetto unico, un lavoro autentico in cui, forse per la prima volta, lo studente è autore. Originalità, accuratezza e metodo sono parole importanti, non lasciarti sfuggire nessuno di questi aspetti.

Scegli un argomento di tesi nuovo e accattivante. Esegui il lavoro di ricerca con strumenti e fonti adeguate e impiega il giusto tempo per iniziare la tesi di laurea nel migliore dei modi, portarla avanti e concluderla con la giusta cura e attenzione.

I punti essenziali della redazione di una tesi in diritto efficace sono:

  • La scelta dell’argomento
  • Il metodo di ricerca
  • La trattazione dell’argomento
  • Le fonti

Tratteremo nel dettaglio i vari punti per fornirti una panoramica ragionata dei vari passaggi e delle caratteristiche che deve possedere una tesi vincente.

La scelta dell’argomento: diritto penale

Non fermarti ad un solo argomento. Avrai sicuramente individuato un topic che ti risuona particolarmente, ma non ti chiudere altre porte. Resta aperto a nuove proposte. Possono arrivare dal tuo relatore, ad esempio. Il titolare della cattedra in diritto penale dovrebbe essere il professore giusto per accompagnarti in questo percorso di elaborazione, insieme a lui deciderai quale sarà effettivamente il tema trattato e potrai già individuare un titolo da presentare alla segreteria, che potrai eventualmente cambiare qualora dovessi cambiare idea.

Un argomento per la tesi in materia penale deve possibilmente essere:

  • Attuale
  • Di ampio respiro
  • Stimolante

Possono sembrarti consigli campati in aria, ma gli studenti dei nostri corsi di laurea in giurisprudenza e gli stessi docenti sanno che una tesi in diritto penale che si occupa di questioni odierne, dibattute dall’opinione pubblica e sensibili per la collettività sono quelle che interessano maggiormente i professori della commissione e qualsiasi altro lettore.

Soprattutto per le tesi di laurea della triennale è consigliabile non addentrarsi senza cognizione di causa in territori spinosi. La materia prevede l’apprendimento di un corpus di nozioni davvero notevole. Meglio non impelagarsi in questioni che potrebbero condurre la tesi in un vicolo cieco, in cui gli approfondimenti non finiscono mai. Meglio esporre concetti generali e fare excursus più generici, per poi alla specialistica scendere maggiormente nel dettaglio e supportare ciò che è stato fatto con un ulteriore approfondimento.

La ricerca del materiale

Le fonti e la loro attendibilità è una questione che sta a cuore a tutti: docenti e studenti. Internet ha portato enormi benefici alla collettività, come la possibilità di fare l’università on line, direttamente da casa. Ma i canali di informazione odierni non bastano per scrivere una tesi di laurea, non solo, possono essere di supporto ma vanno selezionati rigorosamente.

Le ricerca e lo studio delle fonti e di materiale di riferimento non sono da considerare due attività da fare una volta individuato l’argomento, anzi. Può essere di grande aiuto nella scelta la lettura di:

  • Rivista italiana di diritto e procedura penale
  • Archivio penale
  • Indice penale
  • Cassazione penale
  • La legislazione penale
  • Il sito penalecontemporaneo.it

A dimostrazione del fatto che internet ha una validissima percentuale di fonti di livello abbiamo voluto inserire questo sito internet, da cui reperire spunti e altro per scrivere la tesi.

Un canale da non sottovalutare, oltre a quello virtuale, è quello bibliotecario. Le facoltà universitarie sono spesso le sedi delle biblioteche di dipartimento. In quelle di settore (ma anche in altre ben fornite) è possibile trovare molto materiale disponibile.

Come trattare l’argomento della tesi

La tesi è tua, dimostralo. L’idea di fonda che guida un buon progetto di redazione è l’esposizione chiara della propria opinione, attraverso la rassegna di pensieri, riflessioni e citazioni che supportano questa posizione o di ricerche che dimostrino la sua validità.

Ogni volta che si scrive un capitolo, un paragrafo è molto importante riflettere attentamente sul contenuto proposto e sulla formattazione con cui viene esposto. Queste le caratteristiche che deve possedere:

  • Le fonti tratte dalla letteratura devono essere esplicitate (virgolette, note, etc.)
  • Dati e informazioni devono essere confermati dalle note in cui si cita la fonte
  • Opinioni personali sono accolte solo se supportate dall’elaborazione del materiale studiato

Per quanto riguarda la formattazione della tesi di laurea, con indicazioni tecniche sull’inserimento delle note e delle citazioni rimandiamo al famoso manuale di Umberto Eco su come scrivere una tesi di laurea, tuttora il best seller su questo argomento a decenni dalla pubblicazione. Un paragrafo a parte meritano le citazioni, che in all’interno di una tesi di giurisprudenza meritano un discorso a parte.

Le citazioni in diritto penale

Come abbiamo detto poco fa le citazioni vanno inserite nelle note, ma ci sono delle regole da rispettare, ferree soprattutto in questo caso. L’uniformità della tesi, intesa come precisione nella redazione degli elementi, è un altro punto in più per giungere al massimo dei voti.

Per la materia di cui stiamo parlando esistono tre tipi di fonti da citare:

  • Giurisprudenza
  • Legislazione e normativa
  • Dottrina

argomenti tesi diritto penale processuale

Nella prima soprattutto è molto importante utilizzare correttamente le abbreviazioni, solo nelle note, mentre nel testo si può citare per esteso, ad esempio la singola sentenza.

Ognuna di queste fonti ha regole particolari, che poi si ripetono anche per la stesura di un altro importante elemento della tesi: la bibliografia. Assicurati di avere sempre a portata di mano il documento che ti viene dato a fine corso di laurea su come scrivere la tesi, dove tutte queste indicazioni sono spiegate chiaramente.

Ora è arrivato il momento di iniziare a scrivere, abbi rispetto e sii orgoglioso del lavoro che stai facendo, vedrai che la tua tesi sarà un successo.

 

Commenti disabilitati su Tesi diritto penale: quello che devi sapere Studiare a Trieste

Read more

Come credere in se stessi: consigli utili per la tua autostima

Ci sono manuali, articoli e corsi interi che insegnano come credere in se stessi. A cosa è dovuta questa impennata di richieste per migliorare la propria percezione di se? Forse la crisi economica ha coinciso con una crisi più profonda, in cui le certezze di ogni tipo sono crollate lasciando un vuoto da colmare, tanto impegno da infondere nelle sfide quotidiane e molto lavoro interiore da fare per gestire i cambiamenti e gli ostacoli. L’autostima è alla base di una vita sana, sia per la mente che per il corpo. In questo articolo vogliamo offrirti qualche utile consiglio su come allenarla, ritrovarla e non perderla mai.

Come ritrovare te stesso

Pensi che credere in se stessi sia qualcosa che a lungo andare porta ad avere atteggiamenti egoistici? Forse ti hanno insegnato che devi sempre essere umile, abbassare la testa, porgere l’altra guancia. L’umiltà è una virtù, certo. Ma quando è troppo diventa un’arma a doppio taglio, che non ti consente di vedere quanto vali e quanto è grande il contributo che porta la tua presenza nel mondo.

Nonostante una miriade di studi, di corsi di laurea in psicologia, di specializzazioni che uniscono gli approcci di varie discipline, non si è ancora giunti a comprendere quale sia il segreto dell’autostima e quello per insegnare davvero a come credere in se stessi. Non c’è una verità assoluta in questo campo. Se pensi che sia dovuto allo status sociale, ti sbagli. Ci sono persone benestanti con seri problemi di fiducia nelle proprie qualità e persone che vivono con l’essenziale ed emanano quel fascino di chi sa il fatto suo.

Pronto a iniziare questo viaggio meraviglioso che ti condurrà a brillare della tua propria luce?

Come migliorare la stima di te

autostima come migliorarlaNon è facile resistere agli urti della vita e acquisire fiducia in se stessi. Un giorno cammini spensierato per i sentieri dell’esistenza, il giorno dopo tutto cambia. Un evento spiacevole, come una separazione o un licenziamento, possono provocare una crisi della persona. L’individuo si interroga: perché a me? Cosa ho sbagliato? Allora, se inizia a puntare il dito contro se stesso e a concentrarsi sul senso di sconfitta e fallimento crederà di esserne la causa e non vedrà più il buono di cui è fatto.

È una condizione triste, ma a cui si può porre rimedio, con calma, impegno e apertura mentale.

Ci sono tre qualità dell’individuo che permettono di aumentare l’autostima:

  • Resilienza
  • Assertività
  • Empatia

Ne parliamo meglio, perché con queste tre carte si gioca la partita dell’autostima.

Resilienza è un termine di cui si sente tanto parlare nell’ultimo decennio. In realtà non nasce come termine legato a come sviluppare la propria autostima ma si riferisce a una qualità dei materiali:

la capacità di resistere agli urti senza rompersi.

Che per la persona significa saper superar un trauma in modo costruttivo. Insomma, l’ottimismo è il sale della vita, no? Essere resilienti non significa essere indifferenti o evitare gli ostacoli, ma riuscire a cambiare prospettiva e direzione a seconda degli accadimenti, per trovare nuove soluzioni e lo spirito giusto con cui affrontarli.

Assertività. A noi questa parola ci piace parecchio. È una qualità della comunicazione che esprime autorevolezza e fiducia in se stessi. Qualcuno la scambia per arroganza, ma in realtà si tratta di chiarezza e onestà. Un problema che spesso si associa alla scarsa autostima è il senso di colpa. Ci sono persone che convivono con questa percezione negativa delle proprie azioni in modo costante. Non sanno dire di no e se lo fanno poi si sentono colpevoli, in errore. Ecco, l’assertività ti permette di rifiutare i contesti che non ti risuonano e di abbracciare con fermezza solo le decisioni e le azioni che ti competono come individuo.

Per quanto riguarda l’empatia esistono manuali di psicologia molto interessanti su come lavorare interiormente per acquisire questa capacità di entrare in contatto con le emozioni degli altri. Una bellissima definizione di questa virtù è questa:

mettersi nei panni degli altri senza perdere i propri

Saper osservare una data situazione da diversi punti di vista conduce ad una vita più piena e ad una connessione positiva con il circostante che migliora la qualità della vita di tutti.

Tre cose da fare per avere fiducia in te stesso

Oltre alle teorizzazioni e ai consigli più astratti vogliamo fornirti qualche idea per dare alla tua autostima una marcia in più. Se ti aspetta qualche prova importante è giunto il momento di riconoscere il meglio di te. Ecco tre idee da mettere subito in pratica:

1. Obiettivi concreti e facilmente raggiungibili

I sogni sono desideri, a volte irraggiungibili. Non perdere mai l’aderenza con la realtà. Prima di tutto pensa:

Cosa desidero raggiungere in questo momento?

Poi, una volta che dentro di te è emersa qualche risposta:

  • Scrivi i tuoi obiettivi
  • Mettili in ordine di priorità (confrontando pro e contro)
  • Scegli un periodo di tempo in cui realizzarli

Vedere risultati è importante. Scegli obiettivi a breve termine, fin da subito avrai la sensazione di aver raggiunto qualcosa di importante anche se gli obiettivi che ti sarai posto non saranno grandiosi agli occhi degli altri. Scegli qualcosa che per te conta.

2. No alla fretta

L’obiettivo a breve termine non deve comunque metterti pressione. Non hai fretta, ricordatelo, il tempo è dalla tua parte, ma soprattutto è prezioso. A che serve sprecarlo rimuginando e dandosi addosso senza migliorare la propria autostima per migliorare la propria vita?

Per diventare chi siamo adesso abbiamo impiegato anni. Siediti un attimo: guardati indietro. Quante strade hai percorso per arrivare fino a qui? Quanto tempo ci è voluto prima di finire il tuo corso di laurea? Quanto prima di capire che devi credere in te stesso? Il cambiamento non starà subito dietro l’angolo, si trova nel momento giusto e nel posto giusto, solo con perseveranza e pazienza lo raggiungerai.

3. Concentrati sul momento presente

esercizi per la fiducia in se stessiSembra in contraddizione con quanto detto finora. Ma come? Devo puntare un obiettivo ma pensare al presente? Esatto! Focalizzati su qui e ora, perché il passato non si può cambiare e il futuro non è ancora arrivato. L’unico momento su cui puoi intervenire è il presente. E allora apriti ad ogni istante con le tue migliori intenzioni e con autostima, perché qualsiasi cosa stai facendo la stai facendo bene se ci metti la tua presenza e attenzione. Un antico guru indiano diceva: qualsiasi cosa fai, falla bene. Prendi le attività quotidiane come se fossero esercizi per l’autostima. A fine serata saprai che hai dato il massimo, andrai a letto sereno e rigenerato, pronto a fare un piccolo passetto in più il giorno dopo.

La vita ci pone di fronte a momenti difficili, sono come dei giochi di fiducia, in cui ti trovi davanti a qualcosa che ti porta oltre la tua zona di comfort e ti spinge a rinnovarti, a donarti a cuore aperto.

Qualsiasi cosa ti verrà detta in un momento di sconforto potrebbe restarti indifferente, solo tu puoi sentire quella spinta all’ottimismo dentro di te. Però ricorda questi consigli, sono piccole indicazioni che possono fare la differenza. Non servono grandi gesti, libri sull’autostima o chissà cos’altro. Basta la semplicità di credere che tutto passo e tu resti, e tu vali, ricordatelo.

 

 

Commenti disabilitati su Come credere in se stessi: consigli utili per la tua autostima Studiare a Trieste

Read more

Storia di Trieste dalla nascita ad oggi

Sono moltissimi i giovani universitari iscritti ai corsi online della Unicusano ad essere interessati alla storia di Trieste, la loro città, partendo dagli albori fino ad oggi. Essendo un territorio di confine, infatti, tra la popolazione si sente l’appartenenza a ceppi diversi sia linguisticamente sia culturalmente.

trieste storiaInoltre l’interesse verso la propria storia è assai radicato tra le nuove generazioni di giovani triestini che sempre più si appassionano ad usi e costumi al fine di valorizzare il territorio e comprenderne a fondo le potenzialità.

Proprio su questo filone, ad esempio, si sta sempre più sviluppando in zona un turismo sostenibile che mira a potenziare e sviluppare le risorse del territorio, facendole conoscere a turisti di tutta Europa e tutto il mondo, senza ovviamente dimenticare gli italiani.

Per dirne una, si sta sviluppando sempre più un turismo legato al filone enogastronomico della zona: se battutissime sono le vie del vino del Friuli Venezia Giulia, altrettanto da conoscere sono le specialità gastronomiche influenzate dalla cultura slava e balcanica.

Dunque è facile ricollegarci alla storia di Trieste e alle peculiarità che questa conferisce a ciò che gli universitari che risiedono, studiano e vorrebbero lavorare in questa città vogliono potenziare e valorizzare. Prima di tutto, però, occorre conoscere la storia di Trieste e del Friuli partendo proprio dagli inizi

Trieste: storia, cultura e tradizioni

Iniziamo allora a vedere nel dettaglio come la città ha fatto fronte nelle diverse epoche storiche e come queste peculiarità “immagazzinate” nel corso degli anni possono essere ritrovate ancora oggi…

Trieste nell’antichità

Le origini della città di Trieste sono davvero antichissime tanto che si possono far risalire già all’epoca preromana. Ma la città assunse la connotazione di “urbe” solo dopo il II secolo d.C. quando questo piccolo borgo abitato solo da pescatori divenne colonia romana di conseguenza arrivarono le prime opere architettoniche come  il Foro ed il Teatro, i cui resti sono visibili ancora oggi sul colle di San Giusto.

Dopo i fasti imperiali di Roma, la città decadde a seguito delle invasioni barbariche a partire dall’inizio del III secolo d.C. Queste invasioni e le varie occupazioni durarono fino al IX secolo quando la città arrivò sotto l’egemonia dei Franchi.

Trieste e le dominazioni straniere

Trieste come libero comune si riuscì ad affermare solo nel 1300 quando la popolazione si affidò alla protezione di Leopoldo III d’Austria, instaurando così un lungo e fecondo rapporto con la dinastia asburgica. Sotto l’Austria, infatti, Trieste assunse la connotazione di Porto Franco arrivando così ad essere uno dei principali porti europei e il più grande e frequentato dell’Impero.

In quel periodo, inoltre, Trieste iniziò a palesare la sua connotazione multietnica in quanto la città – fiorente porto e nodo economico e commerciale – diventò meta di immigrazione per istriani, veneti, dalmati, friulani, sloveni,(austriaci, ungheresi e anche serbi e greci.

Gli abitanti di Trieste, così, iniziarono a delinearsi nel crogiuolo di razze che sono tutt’ora e che – conseguentemente – si rispecchia negli usi e costumi e nella tradizione culinaria triestina. E non solo: il cosmopolitismo a Trieste si può vedere anche nella varietà di luoghi di culto, nei dialetti, nei nomi e nei cognomi stessi dei triestini.

Un dato interessante (anche se la statistica è di inizio ‘900) riguarda le differenze linguistiche: il 51,8% degli abitanti parlava italiano, 24,8% sloveno,  il 5,2% tedesco e l’1% il serbo o croato.

Questo fu anche il periodo della grande espansione cittadina: il vecchio borgo antico non riuscì più a contenere tutta la popolazione e così la città si espanse guadagnando terreno sul fronte mare e collegando progressivamente i vari colli che si protendono a ventaglio dall’interno verso la costa.

La Trieste moderna

Il passaggio alla Trieste moderna avvenne nel 1719 di pari passo con l’editto emanato dal re Carlo VI che sancì per la città la condizione di Porto Franco e questo fece accrescere a dismisura i già numerosi traffici portuali e commerciali portando alla città ricchezza e prosperità.

Nel XIX secolo vennero fondati in città banche, grandi gruppi assicurativi e la Borsa – a dimostrazione dell’agiatezza dei triestini e della floridità dei commerci.

Nonostante la ricchezza e il dominio dell’Austria, Trieste continuò sempre ad avere stretti rapporti con l’Italia sia commerciali sia culturali; ecco perché la spinta verso l’annessione è sempre stata molto forte.

Negli anni della Prima Guerra Mondiale, nelle montagne friulane si combatté proprio con questa finalità: riannettere Trento e Trieste all’Italia, strappandole dal gioco austriaco. Il ritorno all’Italia, così lungamente atteso, avvenne nel 1918, in un tripudio di bandiere tricolore. Unico punto a sfavore fu il fatto che Trieste perse la sua unicità di Porto Franco e la sua connotazione commerciale mitteleuropea, essendo “retrocesso” a porto qualunque.

In seguito alla disfatta della seconda Guerra Mondiale, invece, scoppiò la cosiddetta “questione triestina” in riferimento  alla contesa sui territori della Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia. In questo periodo di tensioni sociali e politiche, molti dissidenti persero la vita ed i loro corpi vennero gettati nelle cosiddette “foibe”,  delle cavità carsiche tipiche ella zona, da parte dei partigiani jugoslavi e dell’OZNA.

Nonostante l’occupazione italiana e la successiva annessione (nel 1920), l’armistizio dell’8 settembre 1943 sancì occupazioni militari da parte di tedeschi e truppe jugoslave nei territori del Friuli. Solo l’intervento degli alleati americani ed il successivo trattato di Parigi del 1947 riuscirono a far concludere la questione – purtroppo a sfavore dell’Italia.

Infatti, Trieste e l’Istria vennero inizialmente suddivise in due zone (A e B) amministrate militarmente dagli alleati e dagli jugoslavi: la prima comprendeva il litorale giuliano da Monfalcone fino a Muggia più l’enclave di Pola, la seconda il resto dell’Istria. La situazione si sancì definitivamente solo nel 1954  quando col Memorandum di Londra la Zona A passò all’amministrazione civile del governo italiano, mentre l’amministrazione del governo militare jugoslavo sulla Zona B passò al governo della Repubblica socialista.

Questa divisione di territori venne, infine, ratificata da un trattato NATO nel 1975.

Enogastronomia a Trieste e in Friuli

Come già accennato, una delle peculiarità di Trieste è il cibo tipico. Dunque qui di seguito vediamo alcune pietanze tipiche del Friuli: dall’aperitivo fino ai dolci.
pietanze tipiche friuli
Per l’aperitivo il must sono spritz e rebechin (stuzzichini): nello specifico polpette di carne, tartine di pane con prosciutto e kren grattuguato, jamar e tabor.

Tra i primi piatti segnaliamo senza dubbio la jota: zuppa di fagioli, crauti e cotenna di maiale, la minestra di fagioli e bobici (mais) e gli gnocchi di pane conditi con il gulash.

Proprio il gulash così come il tabor sono protagonisti dei secondi piatti tipici della zona insieme alle luganighe viennesi (salcicciotti lunghi), le cevapcici (salciccette di carne macinata insaporite con l’uso delle spezie), la calandraca (spezzatino), i capuzi (crauti) e le patate.

Anche i secondi piatti a base di pesce sono tutti da gustare: sardoni in savor, pedoci allo scotadeo, gamberi alla besara, merluzzo alla istriana e baccalà mantecato.

Infine, anche la pasticceria triestina è famosa e buonissima. I pezzi forti ci sono tutti: putizze, pinze, fave e strucoli. Tra i dolci segnaliamo anche gli gnocchi di susine che molti ristoranti servono ancora come primo piatto.

Infine, un buon pasto non può che essere accompagnato da un bicchiere di buon vino. I vini tipici del Friuli sono il rosso Terrano e la vitovska, un ottimo vino bianco usato negli aperitivi

Commenti disabilitati su Storia di Trieste dalla nascita ad oggi Studiare a Trieste

Read more

Favole di Fedro: ecco le 5 più famose (e cosa ci insegnano)

Appassionati di favole e morale, ecco l’articolo che fa per voi. In queste pagine, infatti, lo staff dell’Università Niccolò Cusano di Trieste vuole raccontare alcune favole antiche colme di contenuti moralizzanti. Analizzeremo per la precisione il contesto storico e il bisogno che ha portato alla scrittura delle favole di Fedro, tra le più famose dell’antichità.
favole di Esopo
Le favole di Fedro, come di Esopo prima di lui, fanno parte di una tradizione radicata sia in Oriente sia in Occidente: attraverso una narrazione piacevole questi scritti, infatti, dovevano arrivare a stimolare una condotta di vita prudente, laboriosa e cosciente di limiti e virtù.

Come accennato, nella tradizione occidentale la favola si lega indissolubilmente al nome di Esopo, personaggio vissuto tra il VII ed il VI sec. a.C. al quale viene attribuita la codificazione del genere.

Il corpus di favole di Esopo sarà poi ampliato e rielaborato da altri grandi autori come – appunto – Fedro, vissuto nel I secolo dopo Cristo ma anche Babrio (del II sec. d.C) e Aviano (vissuto nel IV sec. d.C).

L’opera di Fedro: le Fabulae

Fedro scrisse all’inizio del I secolo d.C la sua opera più famosa: Le Fabulae (il titolo completo è Phaedri Augusti liberti Fabulae Aesopiae). Questo testo si suddivide in cinque libri e nel prologo Fedro ammette di essersi ispirato all’autore greco Esopo, vissuto circa seicento anni prima.

Il fulcro della questione è che le favole debbano essere testi educativi e facilmente comprensibili da tutti e universali e proprio per questo vengono spesso usati come protagonisti gli animali. I caratteri etici del bene sono, così, rappresentati da agnelli, cani, uccelli e topi mentre nelle vesti del maligno troviamo gatti, lupi, leoni e rospi..

Infine, Fedro caratterizza le sue favole con un breve incipit o con una conclusione che spiega nel dettaglio a chi quelle righe sono rivolte

Favole con morale: ecco le cinque più famose

Ma ecco cinque fiabe famose di Fedro che nascondono un’importante morale; analizziamole insieme e scopriamo che  – a tutt’oggi – sono ancora estremamente attuali e andrebbero presentate ai fini di una istruzione pedagogica e di un mantenimento delle virtù anche in età adulta…

La Volpe e l’Uva

Iniziamo forse dalla fiaba più famosa dell’autore latino. Il testo della favola recita così:

Una volpe affamata arrivò  davanti a una pergola carica di uva. Fece molti tentativi con balzi e rincorse ma l’uva era troppo in alto e non riuscì a mangiarne: “Non è matura”, borbottò, “Acerba non mi va”. E se ne andò.

Chi minimizza ciò che non sa fare ripensi a questa favola, è per lui.

La morale della favola è fin troppo evidente: è dedicata a chi usa minimizzare le proprie incapacità e – invece di impegnarsi – lascia le cose come stanno pensando che non serva dedicarsi ad un miglioramento personale.

Il cane fedele

Chi diventa generoso all’improvviso piace agli sprovveduti, ma non inganna chi conosce la vita.

Un ladro a notte fonda gettò un buon boccone a un cane per farselo amico:

“Oh – abbaiò il cane –  vuoi chiudermi la bocca perché non svegli il mio padrone?  Starò invece molto attento affinché tu non ci guadagni!”

Anche nel caso di questa brevissima favola la morale è evidente: se si è attenti e lungimiranti non ci si lascerà ingannare da false promesse. D’altra parte una generosità improvvisa ed immotivata può “conquistare” gli sprovveduti ma non chi si affida al ragionamento e all’esperienza.

La rana scoppiata ed il bue

Chi non ha possibilità e vuole imitare il potente, finisce male.

Un giorno la rana vide un bue al pascolo e presa da invidia per tanta grandezza gonfiò la pelle rugosa. Poi chiese ai suoi figli se fosse più grossa del bue : risposero di no. Tese di nuovo la pelle con sforzo maggiore e chiese ancora chi fosse più grande; risposero : il bue. Alla fine, esasperata, mentre cercava di gonfiarsi ancora di più,  il suo corpo scoppiò e così morì.

Le manie di grandezza sono deleterie: ecco la morale della favola di Fedro. E se si cerca di atteggiarsi a ciò che non si è, senza restare umili, si rischia di finire male.

I due muli da soma

morale della favolaContinuiamo con un’altra fiaba e ne leggiamo qui di seguito il testo…

Due muli andavano con un carico sul dorso. Uno portava denaro e gioielli, l’altro due sacchi di orzo. Il primo marciava eretto, fiero, e ostentava sonagli luccicanti, mentre l’altro seguiva quieto e placido.

All’improvviso furono assaliti dai briganti che si gettarono sul mulo ricco, malmenandolo, e gli strapparono il prezioso carico. Al modesto carico di orzo nessuno fece caso.

Il derubato piangeva disperato, ma l’altro disse: “Sono felice di contare poco: nessuno mi ha ferito e niente ho perduto.”

La ricchezza è soggetta a molti rischi, chi possiede poco è più sicuro.

Ostentare ricchezza, opulenza e benessere senza dare una mano a chi ha bisogno e vive in povertà è il modo migliore per attirare calamità. Infatti, l’umiltà così come la gentilezza sono doti da coltivare. Proprio questo insegna questa favola latina, ancora oggi estremamente valida.

Il lupo ed il cane

Quanto sia dolce la libertà, voglio esporlo in breve.

Un lupo magro e affamato incontra un cane ben pasciuto.

“Da dove vieni così lucido e bello ? Cosa mangi per mantenerti così ?  Io sono più forte ma patisco la fame”

“Puoi star bene anche tu se vuoi, basta che presti lo stesso servizio al padrone”

“Quale servizio ?”

“Custodire la casa di notte e spaventare i ladri”

“Ma io ci sto ! Sono stanco di questa vita di stenti. Deve essere bello avere un tetto e riempirsi la pancia senza cacciare. Vengo con te.”

Cammin facendo il lupo vide che il collo del cane era un po’ segnato: “Cos’è quel segno ? “

“Oh .. non è niente”  

“Mi interessa sapere”

“Qualche volta, mi tengono legato, perché possa riposare durante il giorno, e rimanere sveglio durante la notte. Ma alla sera posso girare liberamente, e mi danno da mangiare”

“Ma se si ha voglia di uscire si ha il permesso ?”

“Ogni volta che si vuole … no.”

“Addio amico, preferisco mangiar poco in libertà che molto in prigionia”.

Il valore inestimabile della libertà emerge prepotentemente tra le righe di questo dialogo tra un cane con collare e catena – seppur con la pancia piena – e un lupo libero di vivere la propria vita – anche subendo dei disagi. Anche oggi questo valore è importantissimo e purtroppo si tende spesso a dimenticarlo.

Fedro dice che la libertà è “dulce”: termine che, seppur tradotto letteralmente in italiano, custodisce altri significati  più profondi come ad esempio “cara” e “soave”.

Vi sono piaciute queste favole? E ne avete tratto giovamento? Sono oltre venti le fiabe dell’originale Fabulae di Fedro e potete leggerle tutte qua e là sul web e anche utilizzarle se volete avvicinarvi alla conoscenza o allo studio della lingua latina.

Commenti disabilitati su Favole di Fedro: ecco le 5 più famose (e cosa ci insegnano) Studiare a Trieste

Read more

Musei a Trieste: ecco quali visitare

Siete appassionati di storia e cultura e frequentate i corsi online offerti dalla Università Niccolò Cusano di Trieste? Allora non c’è niente di meglio che dedicare qualche giorno di primavera alla visita dei tanti musei a Trieste dove sono racchiuse meraviglie storiche ed artistiche (ma non solo).

rete civica triesteVisitare questi luoghi concorre a scoprire il territorio dove si è scelto di studiare e completare la propria formazione universitaria, valorizzandolo. Ed è proprio questa la volontà dei giovani studenti triestini: dar vita al proprio territorio portando alla ribalta  quelle che sono state le sue prerogative artistiche e culturali.

Se siete curiosi di scoprire quali sono i migliori 10 musei di Trieste secondo lo staff della Unicusano, allora continuate a leggere questo articolo. Troverete di sicuro delle sorprese, delle conferme e delle piacevoli novità tutte da scoprire….

Trieste: ecco i 10 musei da non perdere

Di seguito, dunque, vi proponiamo dieci musei da visitare se vi trovate a Trieste. Sono tutti di vario genere e permettono al visitatore di essere proiettato in varie e poche e in vari luoghi del mondo. Insomma, valgono davvero la pena di essere visitati (e ri-visitati).

1. Museo Revoltella

Il Museo Revoltella,  situato in via Armando Diaz   27 a Trieste è uno dei luoghi più importanti della regione Friuli Venezia Giulia dove entrare in contatto con la storia, con l’arte e la cultura. Si tratta di un complesso museale che ospita un’importante galleria d’arte moderna nata dallo sviluppo di un’istituzione fondata nel 1872 per volontà del barone Pasquale Revoltella. Inoltre è il palazzo stesso che ospita il museo ad essere importante sotto l’aspetto artistico.

Tra le opere conservate ricordiamo quelle di celebri autori italiani come Hayez, Morelli, Favretto, Nono, Palizzi e Previati, ed anche molti stranieri ma anche Casorati, Sironi, Carrà, Mascherini, Bolaffio, Morandi, De Chirico, Manzù, Marini, Fontana e Burri.

2. Museo Teatrale Carlo Schmidl

Questo museo, ospitato nelle sale di Palazzo Gopcevic, documenta la vita del teatro e della musica a Trieste dal ‘700 ad oggi attraverso manifesti, locandine, costumi teatrali e gioielli di scena; dipinti, stampe, bozzetti e fotografie.

Si tratta di un interesse di nicchia ma rispecchia quella che è stata un’età aurea della musica e della cultura triestina.

Il museo si trova il via Rossini 4, a Trieste.

3. Museo di Storia Naturale

Gli appassionati di storia e natura non potranno fare a meno di visitare il Museo di storia naturale, situato in via dei Tominz 4.

Il museo ospita reperti unici al mondo che non possono non incuriosire come ad esempio lo scheletro maestoso del dinosauro “Antonio” (il più grande e completo dinosauro italiano e la più importante scoperta paleontologica d’Europa) oltre alla fauna del Carso e dell’Adriatico.

il Museo di Storia Naturale deve la sua fama anche alla sua data di fondazione. Infatti, nel 1846 è uno dei più antichi d’Italia.

4. Immaginario Scientifico

Arriviamo al più interattivo tra i musei, perfetto per adulti ma ottimo da visitare anche con i bambini. Originalissime sono le tecniche espositive e innovative le metodologie di animazione didattica: nelle sale del museo gli oggetti si possono manipolare per avvicinarsi ai fenomeni naturali e scoprire le leggi fisiche che li governano.

Affascinante è anche il planetario che simula le costellazioni e il movimento apparente delle stelle durante la notte e le varie stagioni.

Questo museo si trova in riva Massimiliano e Carlotta, 15 – Grignano (Trieste).

5. Museo del mare

Tra i musei presenti nel Comune di Trieste quello del mare è sicuramente tra i più suggestive per potersi immergere nell’elemento che sembra dare vita all’intera città e ai suoi abitanti: l’acqua dell’Adriatico.

La collezione del museo, situato via Campo Marzio 5,  spazia dalle imbarcazioni scavate nei tronchi alle triremi romane, alle galere veneziane, dalle caravelle di Cristoforo Colombo, ai galeoni, dai velieri ai brigantini e alle fregate, dai modelli delle barche della marineria triestina del’800 a quelli dei piroscafi del Lloyd Triestino, dalle navi bianche del 1900 agli yacht da crociera.

Di grande interesse per quanto riguarda l’economia della città e la storia dei suoi abitanti è di sicuro la sezione dedicata alla pesca con lenze, reti, ami e diorami.

6. Museo d’Arte Orientale

Questo museo si trova a pochi passi da Piazza Unità d’Italia (via san Sebastiano 1) presso un delizioso palazzetto. Contiene collezioni di abiti e tessuti in seta ricamata del tardo periodo Qing (XIX secolo), porcellane dal periodo Song (XI-XIII secolo) al tardo periodo Qing (XIX secolo), sculture e oggetti legati a Confucianesimo, Taoismo e Buddismo della Cina, oppure le porcellane e le maschere del teatro popolare kabuki, giapponese.

Affascinante è senza dubbio anche la ricca raccolta di armi e armature dal XV al XIX secolo, le incredibili armature complete dei Samurai e alla raccolta di katane e wakizashi

Si tratta di una collezione piccola ma suggestiva che fa immergere il visitatore nell’atmosfera orientale.

7. Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio

Per gli appassionati di trenini, ecco il museo perfetto. Si trova in via Giulio Cesare 1 e, tra lo snodarsi delle sale, racconta la storia ferroviaria non solo della città di Trieste ma anche legata all’Europa.

La collezione interna è molto ricca e riflette la storia complessa di Trieste e del suo territorio, tra impero asburgico, Italia, Jugoslavia e, Slovenia.

8. Museo della Risiera di San Sabba

comune triesteTra i musei della rete civica di Trieste spicca questo luogo denso di memoria e interesse storico. Si tratta di  un luogo che ha tristemente segnato la storia italiana nel periodo della seconda guerra mondiale: un campo di detenzione per ebrei e prigionieri di guerra; l’unico in Italia dove è stata rinvenuta la presenza di un forno crematorio.

Un luogo capace di commuovere ed indignare i visitatori e- per questo – dovrebbe essere inserito in tutti i percorsi turistici nella zona. Nel museo sono visionabili celle e camere di tortura e, inoltre, è prevista la  presenza di spezzoni di documentari ed interviste, che riportano il visitatore indietro nel tempo.

Un’ulteriore cosa da segnalare è che l’entrata al museo è gratuita con il solo costo di 2 euro se si desidera l’audio guida.

Il museo si trova in via Palatucci 5, un po’ distante dal centro città ma facilmente raggiungibile con il bus.

9. Museo Storia Patria

Anche quest’ultimo museo che segnaliamo fa parte del centro civico Trieste . Contiene  diverse testimonianze storiche  (come documenti, cimeli, dipinti, stampe) basate sulla vita e sul folclore della città.

Ottimo da visitare per tutti gli appassionati di storia civica, che riusciranno anche a scoprire gli influssi del passato sullo stato attuale.

Il museo si trova in via Imbriani 5.

10. Museo dell’Orto lapidario

Questo museo si trova in Piazza della Cattedrale, 1. Il visitatore potrà scoprire epigrafi, monumenti e sculture dell’epoca romana, medievale e moderna in seguito si è arricchito con donazioni private di reperti di diverse civiltà.

Adiacente al museo si trova il Giardino del Capitano, dove sono stati raccolti tutti i materiali lapidei di qualche importanza storica o artistica, appartenuti a edifici cittadini andati demoliti. Nei vari settori di questo deposito-esposizione si possono vedere, ad esempio, le iscrizioni relative alle mura cittadine, in particolare quelle provenienti dalla Torre dell’Orologio o del Porto, che si trovava nell’area dell’attuale piazza dell’Unità d’Italia, proprio al centro.

Avete trovato utili questi consigli? Non esitate, inoltre, a passeggiare per il centro storico di Trieste dove ogni pietra è capace di raccontare una storia tutta da ascoltare…

Commenti disabilitati su Musei a Trieste: ecco quali visitare Studiare a Trieste

Read more

Come strutturare una tesi: quello che devi sapere

Siete prossimi a laurearvi? In questo articolo curato dallo staff dell’università online Niccolò Cusano di Trieste potrete trovare tutti i consigli su come strutturare una tesi di laurea e tutti gli step da seguire per fare un lavoro di qualità ed apprezzato dal corpo docente.
Struttura tesi di laurea
Infatti, una tesi ben fatta concorre ad essere un biglietto da visita della vostra preparazione e delle vostre inclinazioni. Non è un segreto che la tesi rientri tra i principali argomenti di un colloquio conoscitivo ad opera dei reparti di risorse umane aziendali. Questo perché, in assenza di precedenti esperienze lavorative, la tesi rappresenta un modo per indagare gli interessi del candidato ad una posizione lavorative: i recruiter, dunque, chiederanno informazioni sul motivo della scelta di un determinato argomento, sulle condizioni in cui si è svolta la ricerca e sui possibili sviluppi del tema trattato – soprattutto se in linea con la mission dell’azienda stessa.

Ecco perché la tesi – sia quella triennale sua quella magistrale – non deve essere considerata meramente una conclusione del percorso di studi da portare a termine (e poi accantonare) il prima possibile bensì deve essere pensata come una testimonianza dei propri interessi e delle proprie aspirazioni.

Ma andiamo con ordine e vediamo quale deve essere nella pratica la struttura di una tesi di laurea

Struttura tesi di laurea: i punti chiave da seguire

Iniziamo con il dire che in un esempio tesi di laurea, per quanto riguarda la struttura, non devono mancare mai le seguenti parti del testo:

Indice

Iniziamo con il diretto discendente della scaletta su cui è stato basato il lavoro: l’indice. Può essere messo all’inizio del lavoro (subito dopo frontespizio ed abstract) o in conclusione (prima della bibliografia).

Ciò che conta è che sintetizzi in modo chiaro la suddivisione di capitoli e paragrafi che dovranno essere strutturati come di seguito:

Capitolo 1 – TITOLO (pag. 1)

Paragrafo 1.1 – TITOLO (pag. 5)

Parafrafo 2.1  – TITOLO (pag. 9)

Parafrafo 3.1 – TITOLO (pag. 15)

Capitolo 2 – TITOLO (pag. 21)

Parafrafo 1.2 – TITOLO (pag. 25)

Paragrafo 2.2 – TITOLO (pag.27)

In questo modo sarà sempre facile andare a recuperare una certa informazione. Il consiglio, dunque, è quello di redigere l’indice quando il testo della tesi è scritto interamente e non deve essere più modificato.

Introduzione

Si tratta dell’apertura della tesi in cui si spiegano le motivazioni che hanno portato alla scelta dell’argomento e l’analisi che si andrà a trovare nel corso delle pagine seguenti. Quindi, sarà opportuno parlare in generale di cosa la tesi tratterà senza descrivere il contenuto di ciascun capitolo troppo nel dettaglio.

Corpo del testo

Ecco il cuore della tesi: nel corso dello svolgimento andranno portati in luce  il contesto analizzato e la letteratura esistente sull’argomento, gli studi sui quali ci si è focalizzati, esempi pratici e casi specifici.

Conclusione

Infine, è il momento di tirare le somme indicando quali sono stati i risultati conseguiti e quali potranno essere degli sviluppi futuri dello studio svolto. Ricordate le premesse e mettete in bella vista i risultati ottenuti.

Bibliografia

Infine, la tesi non può prescindere dall’avere una bibliografia ben fatta e ben strutturata dove siano riportati tutti i manuali, gli articoli di giornale, le ricerche e si siti internet consultati nel corso della stesura.

Le fonti consultate, infatti, arricchiranno il lavoro fornendo la consapevolezza – a chi lo leggerà – del grande lavoro di studio ed interpretazione ed analisi svolto dal laureando.

Quanto detto vale sia per la tesi triennale (che, generalmente deve essere di minimo 30 pagine) sia per la tesi magistrale (non meno di 150 pagine).

Step da seguire per scrivere la tesi: vediamoli insieme

Infine, prima di concludere il nostro articolo, lo staff della Unicusano di Trieste vuole fornire alcuni consigli su come organizzarsi quando si inizia a pensare al lavoro di tesi. Nello specifico, quando questa deve essere chiesta al relatore, come va scelto quest’ultimo e cosa bisogna avere in mano nel corso del primo ricevimento in cui richiederemo la tesi…

Se siete interessati continuate a leggere…

Quando richiedere la tesi: i tempi tecnici

Iniziamo dicendo che la tesi deve sempre essere chiesta con un certo anticipo, in modo tale da avere tempo per organizzare il lavoro e scriverlo nel migliore dei modi. Per questo è sempre bene chiederla almeno due o tre sessioni d’esami prima della sessione di laurea così da essere certi che il professore abbia tempo per visionare il lavoro, correggerlo e portare avanti le pratiche di iter burocratico.

Ovviamente non occorre iniziare a scrivere la tesi nel momento in cui la si richiede ma questo serve per fissare un punto d’inizio in cui ci si inizierà a concentrare su questo lavoro conclusivo senza però mettere in secondo piano gli esami che occorre affrontare per arrivarci.

E se dovesse scalare a causa di qualche esame andato male? Niente paura, tre mesi non hanno mai cambiato la vita di nessuno: l’unica scocciatura sarà il fatto di dover tornare in segreteria studenti.

Scegliere il relatore: una decisione impegnativa

esempio tesi di laureaQuando si pensa al lavoro di tesi, questo deve essere automaticamente “allacciato” ad una delle materie del proprio corso di studi. Il professore che insegna la materia, dunque, diventerà il vostro relatore naturale.

Occorre comunque riflettere su questa scelta: il relatore sarà una guida fidata per l’intero corso della stesura della tesi e bisogna fidarci di lui. Inoltre potrebbe verificarsi l’ipotesi che il relatore desiderato in qual momento non accetti tesisti o che tenda a “scaricare” il lavoro sui suoi assistenti.

Sono tutte considerazioni da fare, nel caso si presentassero, così da poter gestire un eventuale cambio di relatore senza stress.

Infine, è possibile che il relatore voglia mettere qualcosa di se stesso nella tesi, proponendo la lettura di manuali scritti da lui o cercando di convincere il laureando a cambiare argomento in vista di uno maggiormente di suo interesse; anche questo andrà valutato prima di scegliere definitivamente.

Come scegliere l’argomento della tesi: via libera alle passioni

Quando un laureando inizia a pensare alla tesi, è naturale che opti per argomenti in linea con materie che sente maggiormente “affini” e nelle quali – spesso – ha ricevuto una valutazione positiva all’esame.

Dunque l’argomento che si sceglierà dovrà essere (per lo studente e per il relatore a cui si porterà in visione) interessante, stimolate, con molte fonti da visionare, soggetto a nuovi studi, da interpretare…

Soffermatevi a scegliere argomenti interessanti, pensando già alla struttura che si vorrà dare al proprio lavoro.

Tesi compilativa o sperimentale: ecco come decidere

Infine, anche in accordo col relatore, è bene capire se il lavoro che si andrà a svolgere sarà di tipo compilativo o sperimentale. Nel primo caso si parla di un’analisi ed un commento delle fonti già esistenti; nel secondo caso, invece, lo studente dovrà fare un lavoro che porterà a nuove teorie e nuovi sviluppi grazie a esperimenti e novità in materia.

Cosa presentare al professore: ecco cosa avere in mano al primo ricevimento

Quando tutto questo detto fin ora è stato deciso, è ora di chiedere appuntamento al docente per un primo incontro. Ogni studente potrà mettere molto di se stesso in questo; comunque, ciò che occorre è non arrivare a mani vuole  – dimostrando così interesse e voglia di fare.

La cosa migliore è avere in mano un argomento chiaro da presentare, una bozza di titolo e una prima stesura della scaletta della tesi (che, poi, potrà essere ristretta o ampliata a seconda delle esigenze).

Un docente che vedrà tanta passione in uno studente non potrà fare a meno di lodarne l’impegno e la tenacia.

Commenti disabilitati su Come strutturare una tesi: quello che devi sapere Studiare a Trieste

Read more

Cucinare con gli scarti: 10 ricette originali

Si sa, gli studenti universitari hanno sempre poco tempo e voglia di fare la spesa e sempre più spesso si trovano a doversi arrangiare in cucina con ciò che è rimasto nel frigorifero. Ed è proprio per venire incontro a questi ragazzi che lo staff della Università online Niccolò Cusano di Trieste ha deciso di fornire alcuni suggerimenti su come cucinare con gli scarti arrivando a realizzare pietanze che… vi sorprenderanno!
 utilizzare gli avanzi in cucina
Esiste proprio un filone della cucina che reputa fondamentale utilizzare gli scarti presenti in frigorifero ma anche – per fare un esempio – la buccia della frutta o l’acqua delle verdure bollite con l’intento di produrre zero scarti e realizzare al tempo stesso cibi appetitosi e nutrienti (e a costo zero, o quasi).

Il benessere del corpo e al tempo stesso del portafoglio avvicina tantissimi studenti verso questo tipo di cucina sostenibile che mira ad abbattere gli sprechi che – purtroppo – caratterizzano la nostra società. Inoltre evitare di produrre troppa immondizia è anche un deterrente per cercare di migliorare la salute del nostro Pianeta.

La sensibilità spiccata nei confronti di queste problematiche – comunque – sembra essere una prerogativa propria delle nuove generazioni che stanno cercando anche di sensibilizzare a riguardo familiari e parenti. E proprio per insegnare loro una cucina senza sprechi, i giovani universitari intervistati dallo staff della Unicusano di Trieste hanno ammesso di cercare sempre di più di dedicarsi alla cucina – anche se ancora vivono con mamma e papà.

Se siete arrivati a leggere fin qui, siamo sicuri che anche voi siete interessati a scoprire come cucinare senza sprecare e riutilizzando gli avanzi presenti in frigorifero. Allora, continuate a leggere e vedrete che troverete tra le tante proposte la ricetta che fa per voi!

Cucina con gli avanzi: ecco dei piatti da provare a realizzare

Ecco di seguito 10 ricette per utilizzare gli avanzi in cucina e realizzare gustosissimi piatti…

1. Torta salata

Acquistando una base di pasta brisè al supermercato è possibile realizzare una gustosa torta salata che farà un’ottima figura una volta portata in tavola. È possibile farcirla con uova, formaggi avanzati, verdure ripassate rimaste in padella dopo la cena del giorno prima, cubetti di pancetta prossimi alla scadenza e molto altro.

2. Timballo di pasta

E se invece ciò che è rimasto in frigorifero dal giorno prima è un piattone di pasta? Niente paura, è possibile realizzare tanti piatti diversi e tutti gustosi come ad esempio un timballo di pasta, o la classica frittata di pasta al timballo di maccheroni, ma anche  crocchette alla pizzaiola di pasta o l’immancabile insalata di pasta fredda farcita con mozzarellina a cubetti e pomodorini pachino (ottima durante la bella stagione come piatto unico da portare in tavola).

3. Polenta e uova

Se ad avanzare dopo una domenica in famiglia è la polenta, divertitevi a creare dei piatti facili e gustosi: un esempio sono gli hamburger di polenta con uovo al tegamino. Basta scaldare le fette di polenta alla piastra e presentarle con un uovo al tegamino sopra, accompagnate da insalata o rughetta: goloso e di impatto.

4. Insalata di pollo

Con le fettine di petto di pollo avanzate è possibile creare un’ottima insalatona ispirata alla famosa Caesar Salad. Basta tagliare il pollo a striscioline ed accompagnarlo con insalata, pomodorini, cipolle e maionese. Il risultato è garantito, soprattutto nella bella stagione.

5. Polpette di pane

Per rispondere con un’azione concreta allo spreco, non dimentichiamoci di non buttare mai via il pane avanzato. La ricetta più gustosa per riutilizzare il pane vecchio probabilmente è quella della lasagna di pane fatta in casa, ma ci sono anche le polpette di pane, gli gnocchi di pane e la magnifica torta di pane alle mele.

E non dimenticate che il pane può anche essere grattugiato ed unito alla scorta di pangrattato – sempre utilissimo in cucina.

6. Bucce di patate fritte

Sembra un azzardo ma vi assicuriamo che è un ottimo modo per ridurre lo spreco e presentare agli amici invitati un aperitivo  inusuale e buonissimo. In questo modo, inoltre, si risparmierà sull’acquisto delle patatine fritte in sacchetto, con un notevole risparmio economico.

7. Arancini di riso

Vi è avanzato del risotto? Realizzate una delle ricette più facili e gustose della cucina tradizionale italiana: gli arancini di riso.

Gli arancini di riso sono un classico della cucina siciliana e si tratta di mini timballi di riso fritti farciti con ragù, formaggio e piselli.

Stesso vale per i supplì: polpette di riso al sugo fritte e farcite con mozzarella.

8. Banana Bread

e se sono avanzate dalla spesa delle banane, ormai diventate troppo mature per essere mangiate? Riutilizzare gli avanzi di frutta è un modo per non sprecarle. Una ricetta, a tal proposito, è quella della banana bread: un ottimo dolce di origine americana.

9. Mele caramellate

Attenzione, non intendiamo le mele ma… le bucce delle mele. Infatti possono essere caramellate in pentola così da creare un dolce sfizioso per fine pasto.

10. Tiramisù con biscotti

E se la dispensa è piena di biscotti secchi e ormai duri? Niente paura potrete stupire i vostri familiari o coinquilini realizzando dolci fatti in casa che andranno letteralmente a ruba. Un esempio su tutti è il tiramisù di biscotti secchi (possibile da realizzare anche senza uova) o il classico salame di cioccolato.

In quest’ultima ricetta non dimenticate di utilizzare anche tutti gli avanzi delle uova di Pasqua!

Commenti disabilitati su Cucinare con gli scarti: 10 ricette originali Studiare a Trieste

Read more

Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

I dati personali da Lei inseriti saranno comunicati dall'Università ai propri uffici per iniziative formative mediante l'invio di informative promozionali