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Come credere in se stessi: consigli utili per la tua autostima

Ci sono manuali, articoli e corsi interi che insegnano come credere in se stessi. A cosa è dovuta questa impennata di richieste per migliorare la propria percezione di se? Forse la crisi economica ha coinciso con una crisi più profonda, in cui le certezze di ogni tipo sono crollate lasciando un vuoto da colmare, tanto impegno da infondere nelle sfide quotidiane e molto lavoro interiore da fare per gestire i cambiamenti e gli ostacoli. L’autostima è alla base di una vita sana, sia per la mente che per il corpo. In questo articolo vogliamo offrirti qualche utile consiglio su come allenarla, ritrovarla e non perderla mai.

Come ritrovare te stesso

Pensi che credere in se stessi sia qualcosa che a lungo andare porta ad avere atteggiamenti egoistici? Forse ti hanno insegnato che devi sempre essere umile, abbassare la testa, porgere l’altra guancia. L’umiltà è una virtù, certo. Ma quando è troppo diventa un’arma a doppio taglio, che non ti consente di vedere quanto vali e quanto è grande il contributo che porta la tua presenza nel mondo.

Nonostante una miriade di studi, di corsi di laurea in psicologia, di specializzazioni che uniscono gli approcci di varie discipline, non si è ancora giunti a comprendere quale sia il segreto dell’autostima e quello per insegnare davvero a come credere in se stessi. Non c’è una verità assoluta in questo campo. Se pensi che sia dovuto allo status sociale, ti sbagli. Ci sono persone benestanti con seri problemi di fiducia nelle proprie qualità e persone che vivono con l’essenziale ed emanano quel fascino di chi sa il fatto suo.

Pronto a iniziare questo viaggio meraviglioso che ti condurrà a brillare della tua propria luce?

Come migliorare la stima di te

autostima come migliorarlaNon è facile resistere agli urti della vita e acquisire fiducia in se stessi. Un giorno cammini spensierato per i sentieri dell’esistenza, il giorno dopo tutto cambia. Un evento spiacevole, come una separazione o un licenziamento, possono provocare una crisi della persona. L’individuo si interroga: perché a me? Cosa ho sbagliato? Allora, se inizia a puntare il dito contro se stesso e a concentrarsi sul senso di sconfitta e fallimento crederà di esserne la causa e non vedrà più il buono di cui è fatto.

È una condizione triste, ma a cui si può porre rimedio, con calma, impegno e apertura mentale.

Ci sono tre qualità dell’individuo che permettono di aumentare l’autostima:

  • Resilienza
  • Assertività
  • Empatia

Ne parliamo meglio, perché con queste tre carte si gioca la partita dell’autostima.

Resilienza è un termine di cui si sente tanto parlare nell’ultimo decennio. In realtà non nasce come termine legato a come sviluppare la propria autostima ma si riferisce a una qualità dei materiali:

la capacità di resistere agli urti senza rompersi.

Che per la persona significa saper superar un trauma in modo costruttivo. Insomma, l’ottimismo è il sale della vita, no? Essere resilienti non significa essere indifferenti o evitare gli ostacoli, ma riuscire a cambiare prospettiva e direzione a seconda degli accadimenti, per trovare nuove soluzioni e lo spirito giusto con cui affrontarli.

Assertività. A noi questa parola ci piace parecchio. È una qualità della comunicazione che esprime autorevolezza e fiducia in se stessi. Qualcuno la scambia per arroganza, ma in realtà si tratta di chiarezza e onestà. Un problema che spesso si associa alla scarsa autostima è il senso di colpa. Ci sono persone che convivono con questa percezione negativa delle proprie azioni in modo costante. Non sanno dire di no e se lo fanno poi si sentono colpevoli, in errore. Ecco, l’assertività ti permette di rifiutare i contesti che non ti risuonano e di abbracciare con fermezza solo le decisioni e le azioni che ti competono come individuo.

Per quanto riguarda l’empatia esistono manuali di psicologia molto interessanti su come lavorare interiormente per acquisire questa capacità di entrare in contatto con le emozioni degli altri. Una bellissima definizione di questa virtù è questa:

mettersi nei panni degli altri senza perdere i propri

Saper osservare una data situazione da diversi punti di vista conduce ad una vita più piena e ad una connessione positiva con il circostante che migliora la qualità della vita di tutti.

Tre cose da fare per avere fiducia in te stesso

Oltre alle teorizzazioni e ai consigli più astratti vogliamo fornirti qualche idea per dare alla tua autostima una marcia in più. Se ti aspetta qualche prova importante è giunto il momento di riconoscere il meglio di te. Ecco tre idee da mettere subito in pratica:

1. Obiettivi concreti e facilmente raggiungibili

I sogni sono desideri, a volte irraggiungibili. Non perdere mai l’aderenza con la realtà. Prima di tutto pensa:

Cosa desidero raggiungere in questo momento?

Poi, una volta che dentro di te è emersa qualche risposta:

  • Scrivi i tuoi obiettivi
  • Mettili in ordine di priorità (confrontando pro e contro)
  • Scegli un periodo di tempo in cui realizzarli

Vedere risultati è importante. Scegli obiettivi a breve termine, fin da subito avrai la sensazione di aver raggiunto qualcosa di importante anche se gli obiettivi che ti sarai posto non saranno grandiosi agli occhi degli altri. Scegli qualcosa che per te conta.

2. No alla fretta

L’obiettivo a breve termine non deve comunque metterti pressione. Non hai fretta, ricordatelo, il tempo è dalla tua parte, ma soprattutto è prezioso. A che serve sprecarlo rimuginando e dandosi addosso senza migliorare la propria autostima per migliorare la propria vita?

Per diventare chi siamo adesso abbiamo impiegato anni. Siediti un attimo: guardati indietro. Quante strade hai percorso per arrivare fino a qui? Quanto tempo ci è voluto prima di finire il tuo corso di laurea? Quanto prima di capire che devi credere in te stesso? Il cambiamento non starà subito dietro l’angolo, si trova nel momento giusto e nel posto giusto, solo con perseveranza e pazienza lo raggiungerai.

3. Concentrati sul momento presente

esercizi per la fiducia in se stessiSembra in contraddizione con quanto detto finora. Ma come? Devo puntare un obiettivo ma pensare al presente? Esatto! Focalizzati su qui e ora, perché il passato non si può cambiare e il futuro non è ancora arrivato. L’unico momento su cui puoi intervenire è il presente. E allora apriti ad ogni istante con le tue migliori intenzioni e con autostima, perché qualsiasi cosa stai facendo la stai facendo bene se ci metti la tua presenza e attenzione. Un antico guru indiano diceva: qualsiasi cosa fai, falla bene. Prendi le attività quotidiane come se fossero esercizi per l’autostima. A fine serata saprai che hai dato il massimo, andrai a letto sereno e rigenerato, pronto a fare un piccolo passetto in più il giorno dopo.

La vita ci pone di fronte a momenti difficili, sono come dei giochi di fiducia, in cui ti trovi davanti a qualcosa che ti porta oltre la tua zona di comfort e ti spinge a rinnovarti, a donarti a cuore aperto.

Qualsiasi cosa ti verrà detta in un momento di sconforto potrebbe restarti indifferente, solo tu puoi sentire quella spinta all’ottimismo dentro di te. Però ricorda questi consigli, sono piccole indicazioni che possono fare la differenza. Non servono grandi gesti, libri sull’autostima o chissà cos’altro. Basta la semplicità di credere che tutto passo e tu resti, e tu vali, ricordatelo.

 

 

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Storia di Trieste dalla nascita ad oggi

Sono moltissimi i giovani universitari iscritti ai corsi online della Unicusano ad essere interessati alla storia di Trieste, la loro città, partendo dagli albori fino ad oggi. Essendo un territorio di confine, infatti, tra la popolazione si sente l’appartenenza a ceppi diversi sia linguisticamente sia culturalmente.

trieste storiaInoltre l’interesse verso la propria storia è assai radicato tra le nuove generazioni di giovani triestini che sempre più si appassionano ad usi e costumi al fine di valorizzare il territorio e comprenderne a fondo le potenzialità.

Proprio su questo filone, ad esempio, si sta sempre più sviluppando in zona un turismo sostenibile che mira a potenziare e sviluppare le risorse del territorio, facendole conoscere a turisti di tutta Europa e tutto il mondo, senza ovviamente dimenticare gli italiani.

Per dirne una, si sta sviluppando sempre più un turismo legato al filone enogastronomico della zona: se battutissime sono le vie del vino del Friuli Venezia Giulia, altrettanto da conoscere sono le specialità gastronomiche influenzate dalla cultura slava e balcanica.

Dunque è facile ricollegarci alla storia di Trieste e alle peculiarità che questa conferisce a ciò che gli universitari che risiedono, studiano e vorrebbero lavorare in questa città vogliono potenziare e valorizzare. Prima di tutto, però, occorre conoscere la storia di Trieste e del Friuli partendo proprio dagli inizi

Trieste: storia, cultura e tradizioni

Iniziamo allora a vedere nel dettaglio come la città ha fatto fronte nelle diverse epoche storiche e come queste peculiarità “immagazzinate” nel corso degli anni possono essere ritrovate ancora oggi…

Trieste nell’antichità

Le origini della città di Trieste sono davvero antichissime tanto che si possono far risalire già all’epoca preromana. Ma la città assunse la connotazione di “urbe” solo dopo il II secolo d.C. quando questo piccolo borgo abitato solo da pescatori divenne colonia romana di conseguenza arrivarono le prime opere architettoniche come  il Foro ed il Teatro, i cui resti sono visibili ancora oggi sul colle di San Giusto.

Dopo i fasti imperiali di Roma, la città decadde a seguito delle invasioni barbariche a partire dall’inizio del III secolo d.C. Queste invasioni e le varie occupazioni durarono fino al IX secolo quando la città arrivò sotto l’egemonia dei Franchi.

Trieste e le dominazioni straniere

Trieste come libero comune si riuscì ad affermare solo nel 1300 quando la popolazione si affidò alla protezione di Leopoldo III d’Austria, instaurando così un lungo e fecondo rapporto con la dinastia asburgica. Sotto l’Austria, infatti, Trieste assunse la connotazione di Porto Franco arrivando così ad essere uno dei principali porti europei e il più grande e frequentato dell’Impero.

In quel periodo, inoltre, Trieste iniziò a palesare la sua connotazione multietnica in quanto la città – fiorente porto e nodo economico e commerciale – diventò meta di immigrazione per istriani, veneti, dalmati, friulani, sloveni,(austriaci, ungheresi e anche serbi e greci.

Gli abitanti di Trieste, così, iniziarono a delinearsi nel crogiuolo di razze che sono tutt’ora e che – conseguentemente – si rispecchia negli usi e costumi e nella tradizione culinaria triestina. E non solo: il cosmopolitismo a Trieste si può vedere anche nella varietà di luoghi di culto, nei dialetti, nei nomi e nei cognomi stessi dei triestini.

Un dato interessante (anche se la statistica è di inizio ‘900) riguarda le differenze linguistiche: il 51,8% degli abitanti parlava italiano, 24,8% sloveno,  il 5,2% tedesco e l’1% il serbo o croato.

Questo fu anche il periodo della grande espansione cittadina: il vecchio borgo antico non riuscì più a contenere tutta la popolazione e così la città si espanse guadagnando terreno sul fronte mare e collegando progressivamente i vari colli che si protendono a ventaglio dall’interno verso la costa.

La Trieste moderna

Il passaggio alla Trieste moderna avvenne nel 1719 di pari passo con l’editto emanato dal re Carlo VI che sancì per la città la condizione di Porto Franco e questo fece accrescere a dismisura i già numerosi traffici portuali e commerciali portando alla città ricchezza e prosperità.

Nel XIX secolo vennero fondati in città banche, grandi gruppi assicurativi e la Borsa – a dimostrazione dell’agiatezza dei triestini e della floridità dei commerci.

Nonostante la ricchezza e il dominio dell’Austria, Trieste continuò sempre ad avere stretti rapporti con l’Italia sia commerciali sia culturali; ecco perché la spinta verso l’annessione è sempre stata molto forte.

Negli anni della Prima Guerra Mondiale, nelle montagne friulane si combatté proprio con questa finalità: riannettere Trento e Trieste all’Italia, strappandole dal gioco austriaco. Il ritorno all’Italia, così lungamente atteso, avvenne nel 1918, in un tripudio di bandiere tricolore. Unico punto a sfavore fu il fatto che Trieste perse la sua unicità di Porto Franco e la sua connotazione commerciale mitteleuropea, essendo “retrocesso” a porto qualunque.

In seguito alla disfatta della seconda Guerra Mondiale, invece, scoppiò la cosiddetta “questione triestina” in riferimento  alla contesa sui territori della Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia. In questo periodo di tensioni sociali e politiche, molti dissidenti persero la vita ed i loro corpi vennero gettati nelle cosiddette “foibe”,  delle cavità carsiche tipiche ella zona, da parte dei partigiani jugoslavi e dell’OZNA.

Nonostante l’occupazione italiana e la successiva annessione (nel 1920), l’armistizio dell’8 settembre 1943 sancì occupazioni militari da parte di tedeschi e truppe jugoslave nei territori del Friuli. Solo l’intervento degli alleati americani ed il successivo trattato di Parigi del 1947 riuscirono a far concludere la questione – purtroppo a sfavore dell’Italia.

Infatti, Trieste e l’Istria vennero inizialmente suddivise in due zone (A e B) amministrate militarmente dagli alleati e dagli jugoslavi: la prima comprendeva il litorale giuliano da Monfalcone fino a Muggia più l’enclave di Pola, la seconda il resto dell’Istria. La situazione si sancì definitivamente solo nel 1954  quando col Memorandum di Londra la Zona A passò all’amministrazione civile del governo italiano, mentre l’amministrazione del governo militare jugoslavo sulla Zona B passò al governo della Repubblica socialista.

Questa divisione di territori venne, infine, ratificata da un trattato NATO nel 1975.

Enogastronomia a Trieste e in Friuli

Come già accennato, una delle peculiarità di Trieste è il cibo tipico. Dunque qui di seguito vediamo alcune pietanze tipiche del Friuli: dall’aperitivo fino ai dolci.
pietanze tipiche friuli
Per l’aperitivo il must sono spritz e rebechin (stuzzichini): nello specifico polpette di carne, tartine di pane con prosciutto e kren grattuguato, jamar e tabor.

Tra i primi piatti segnaliamo senza dubbio la jota: zuppa di fagioli, crauti e cotenna di maiale, la minestra di fagioli e bobici (mais) e gli gnocchi di pane conditi con il gulash.

Proprio il gulash così come il tabor sono protagonisti dei secondi piatti tipici della zona insieme alle luganighe viennesi (salcicciotti lunghi), le cevapcici (salciccette di carne macinata insaporite con l’uso delle spezie), la calandraca (spezzatino), i capuzi (crauti) e le patate.

Anche i secondi piatti a base di pesce sono tutti da gustare: sardoni in savor, pedoci allo scotadeo, gamberi alla besara, merluzzo alla istriana e baccalà mantecato.

Infine, anche la pasticceria triestina è famosa e buonissima. I pezzi forti ci sono tutti: putizze, pinze, fave e strucoli. Tra i dolci segnaliamo anche gli gnocchi di susine che molti ristoranti servono ancora come primo piatto.

Infine, un buon pasto non può che essere accompagnato da un bicchiere di buon vino. I vini tipici del Friuli sono il rosso Terrano e la vitovska, un ottimo vino bianco usato negli aperitivi

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Favole di Fedro: ecco le 5 più famose (e cosa ci insegnano)

Appassionati di favole e morale, ecco l’articolo che fa per voi. In queste pagine, infatti, lo staff dell’Università Niccolò Cusano di Trieste vuole raccontare alcune favole antiche colme di contenuti moralizzanti. Analizzeremo per la precisione il contesto storico e il bisogno che ha portato alla scrittura delle favole di Fedro, tra le più famose dell’antichità.
favole di Esopo
Le favole di Fedro, come di Esopo prima di lui, fanno parte di una tradizione radicata sia in Oriente sia in Occidente: attraverso una narrazione piacevole questi scritti, infatti, dovevano arrivare a stimolare una condotta di vita prudente, laboriosa e cosciente di limiti e virtù.

Come accennato, nella tradizione occidentale la favola si lega indissolubilmente al nome di Esopo, personaggio vissuto tra il VII ed il VI sec. a.C. al quale viene attribuita la codificazione del genere.

Il corpus di favole di Esopo sarà poi ampliato e rielaborato da altri grandi autori come – appunto – Fedro, vissuto nel I secolo dopo Cristo ma anche Babrio (del II sec. d.C) e Aviano (vissuto nel IV sec. d.C).

L’opera di Fedro: le Fabulae

Fedro scrisse all’inizio del I secolo d.C la sua opera più famosa: Le Fabulae (il titolo completo è Phaedri Augusti liberti Fabulae Aesopiae). Questo testo si suddivide in cinque libri e nel prologo Fedro ammette di essersi ispirato all’autore greco Esopo, vissuto circa seicento anni prima.

Il fulcro della questione è che le favole debbano essere testi educativi e facilmente comprensibili da tutti e universali e proprio per questo vengono spesso usati come protagonisti gli animali. I caratteri etici del bene sono, così, rappresentati da agnelli, cani, uccelli e topi mentre nelle vesti del maligno troviamo gatti, lupi, leoni e rospi..

Infine, Fedro caratterizza le sue favole con un breve incipit o con una conclusione che spiega nel dettaglio a chi quelle righe sono rivolte

Favole con morale: ecco le cinque più famose

Ma ecco cinque fiabe famose di Fedro che nascondono un’importante morale; analizziamole insieme e scopriamo che  – a tutt’oggi – sono ancora estremamente attuali e andrebbero presentate ai fini di una istruzione pedagogica e di un mantenimento delle virtù anche in età adulta…

La Volpe e l’Uva

Iniziamo forse dalla fiaba più famosa dell’autore latino. Il testo della favola recita così:

Una volpe affamata arrivò  davanti a una pergola carica di uva. Fece molti tentativi con balzi e rincorse ma l’uva era troppo in alto e non riuscì a mangiarne: “Non è matura”, borbottò, “Acerba non mi va”. E se ne andò.

Chi minimizza ciò che non sa fare ripensi a questa favola, è per lui.

La morale della favola è fin troppo evidente: è dedicata a chi usa minimizzare le proprie incapacità e – invece di impegnarsi – lascia le cose come stanno pensando che non serva dedicarsi ad un miglioramento personale.

Il cane fedele

Chi diventa generoso all’improvviso piace agli sprovveduti, ma non inganna chi conosce la vita.

Un ladro a notte fonda gettò un buon boccone a un cane per farselo amico:

“Oh – abbaiò il cane –  vuoi chiudermi la bocca perché non svegli il mio padrone?  Starò invece molto attento affinché tu non ci guadagni!”

Anche nel caso di questa brevissima favola la morale è evidente: se si è attenti e lungimiranti non ci si lascerà ingannare da false promesse. D’altra parte una generosità improvvisa ed immotivata può “conquistare” gli sprovveduti ma non chi si affida al ragionamento e all’esperienza.

La rana scoppiata ed il bue

Chi non ha possibilità e vuole imitare il potente, finisce male.

Un giorno la rana vide un bue al pascolo e presa da invidia per tanta grandezza gonfiò la pelle rugosa. Poi chiese ai suoi figli se fosse più grossa del bue : risposero di no. Tese di nuovo la pelle con sforzo maggiore e chiese ancora chi fosse più grande; risposero : il bue. Alla fine, esasperata, mentre cercava di gonfiarsi ancora di più,  il suo corpo scoppiò e così morì.

Le manie di grandezza sono deleterie: ecco la morale della favola di Fedro. E se si cerca di atteggiarsi a ciò che non si è, senza restare umili, si rischia di finire male.

I due muli da soma

morale della favolaContinuiamo con un’altra fiaba e ne leggiamo qui di seguito il testo…

Due muli andavano con un carico sul dorso. Uno portava denaro e gioielli, l’altro due sacchi di orzo. Il primo marciava eretto, fiero, e ostentava sonagli luccicanti, mentre l’altro seguiva quieto e placido.

All’improvviso furono assaliti dai briganti che si gettarono sul mulo ricco, malmenandolo, e gli strapparono il prezioso carico. Al modesto carico di orzo nessuno fece caso.

Il derubato piangeva disperato, ma l’altro disse: “Sono felice di contare poco: nessuno mi ha ferito e niente ho perduto.”

La ricchezza è soggetta a molti rischi, chi possiede poco è più sicuro.

Ostentare ricchezza, opulenza e benessere senza dare una mano a chi ha bisogno e vive in povertà è il modo migliore per attirare calamità. Infatti, l’umiltà così come la gentilezza sono doti da coltivare. Proprio questo insegna questa favola latina, ancora oggi estremamente valida.

Il lupo ed il cane

Quanto sia dolce la libertà, voglio esporlo in breve.

Un lupo magro e affamato incontra un cane ben pasciuto.

“Da dove vieni così lucido e bello ? Cosa mangi per mantenerti così ?  Io sono più forte ma patisco la fame”

“Puoi star bene anche tu se vuoi, basta che presti lo stesso servizio al padrone”

“Quale servizio ?”

“Custodire la casa di notte e spaventare i ladri”

“Ma io ci sto ! Sono stanco di questa vita di stenti. Deve essere bello avere un tetto e riempirsi la pancia senza cacciare. Vengo con te.”

Cammin facendo il lupo vide che il collo del cane era un po’ segnato: “Cos’è quel segno ? “

“Oh .. non è niente”  

“Mi interessa sapere”

“Qualche volta, mi tengono legato, perché possa riposare durante il giorno, e rimanere sveglio durante la notte. Ma alla sera posso girare liberamente, e mi danno da mangiare”

“Ma se si ha voglia di uscire si ha il permesso ?”

“Ogni volta che si vuole … no.”

“Addio amico, preferisco mangiar poco in libertà che molto in prigionia”.

Il valore inestimabile della libertà emerge prepotentemente tra le righe di questo dialogo tra un cane con collare e catena – seppur con la pancia piena – e un lupo libero di vivere la propria vita – anche subendo dei disagi. Anche oggi questo valore è importantissimo e purtroppo si tende spesso a dimenticarlo.

Fedro dice che la libertà è “dulce”: termine che, seppur tradotto letteralmente in italiano, custodisce altri significati  più profondi come ad esempio “cara” e “soave”.

Vi sono piaciute queste favole? E ne avete tratto giovamento? Sono oltre venti le fiabe dell’originale Fabulae di Fedro e potete leggerle tutte qua e là sul web e anche utilizzarle se volete avvicinarvi alla conoscenza o allo studio della lingua latina.

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Musei a Trieste: ecco quali visitare

Siete appassionati di storia e cultura e frequentate i corsi online offerti dalla Università Niccolò Cusano di Trieste? Allora non c’è niente di meglio che dedicare qualche giorno di primavera alla visita dei tanti musei a Trieste dove sono racchiuse meraviglie storiche ed artistiche (ma non solo).

rete civica triesteVisitare questi luoghi concorre a scoprire il territorio dove si è scelto di studiare e completare la propria formazione universitaria, valorizzandolo. Ed è proprio questa la volontà dei giovani studenti triestini: dar vita al proprio territorio portando alla ribalta  quelle che sono state le sue prerogative artistiche e culturali.

Se siete curiosi di scoprire quali sono i migliori 10 musei di Trieste secondo lo staff della Unicusano, allora continuate a leggere questo articolo. Troverete di sicuro delle sorprese, delle conferme e delle piacevoli novità tutte da scoprire….

Trieste: ecco i 10 musei da non perdere

Di seguito, dunque, vi proponiamo dieci musei da visitare se vi trovate a Trieste. Sono tutti di vario genere e permettono al visitatore di essere proiettato in varie e poche e in vari luoghi del mondo. Insomma, valgono davvero la pena di essere visitati (e ri-visitati).

1. Museo Revoltella

Il Museo Revoltella,  situato in via Armando Diaz   27 a Trieste è uno dei luoghi più importanti della regione Friuli Venezia Giulia dove entrare in contatto con la storia, con l’arte e la cultura. Si tratta di un complesso museale che ospita un’importante galleria d’arte moderna nata dallo sviluppo di un’istituzione fondata nel 1872 per volontà del barone Pasquale Revoltella. Inoltre è il palazzo stesso che ospita il museo ad essere importante sotto l’aspetto artistico.

Tra le opere conservate ricordiamo quelle di celebri autori italiani come Hayez, Morelli, Favretto, Nono, Palizzi e Previati, ed anche molti stranieri ma anche Casorati, Sironi, Carrà, Mascherini, Bolaffio, Morandi, De Chirico, Manzù, Marini, Fontana e Burri.

2. Museo Teatrale Carlo Schmidl

Questo museo, ospitato nelle sale di Palazzo Gopcevic, documenta la vita del teatro e della musica a Trieste dal ‘700 ad oggi attraverso manifesti, locandine, costumi teatrali e gioielli di scena; dipinti, stampe, bozzetti e fotografie.

Si tratta di un interesse di nicchia ma rispecchia quella che è stata un’età aurea della musica e della cultura triestina.

Il museo si trova il via Rossini 4, a Trieste.

3. Museo di Storia Naturale

Gli appassionati di storia e natura non potranno fare a meno di visitare il Museo di storia naturale, situato in via dei Tominz 4.

Il museo ospita reperti unici al mondo che non possono non incuriosire come ad esempio lo scheletro maestoso del dinosauro “Antonio” (il più grande e completo dinosauro italiano e la più importante scoperta paleontologica d’Europa) oltre alla fauna del Carso e dell’Adriatico.

il Museo di Storia Naturale deve la sua fama anche alla sua data di fondazione. Infatti, nel 1846 è uno dei più antichi d’Italia.

4. Immaginario Scientifico

Arriviamo al più interattivo tra i musei, perfetto per adulti ma ottimo da visitare anche con i bambini. Originalissime sono le tecniche espositive e innovative le metodologie di animazione didattica: nelle sale del museo gli oggetti si possono manipolare per avvicinarsi ai fenomeni naturali e scoprire le leggi fisiche che li governano.

Affascinante è anche il planetario che simula le costellazioni e il movimento apparente delle stelle durante la notte e le varie stagioni.

Questo museo si trova in riva Massimiliano e Carlotta, 15 – Grignano (Trieste).

5. Museo del mare

Tra i musei presenti nel Comune di Trieste quello del mare è sicuramente tra i più suggestive per potersi immergere nell’elemento che sembra dare vita all’intera città e ai suoi abitanti: l’acqua dell’Adriatico.

La collezione del museo, situato via Campo Marzio 5,  spazia dalle imbarcazioni scavate nei tronchi alle triremi romane, alle galere veneziane, dalle caravelle di Cristoforo Colombo, ai galeoni, dai velieri ai brigantini e alle fregate, dai modelli delle barche della marineria triestina del’800 a quelli dei piroscafi del Lloyd Triestino, dalle navi bianche del 1900 agli yacht da crociera.

Di grande interesse per quanto riguarda l’economia della città e la storia dei suoi abitanti è di sicuro la sezione dedicata alla pesca con lenze, reti, ami e diorami.

6. Museo d’Arte Orientale

Questo museo si trova a pochi passi da Piazza Unità d’Italia (via san Sebastiano 1) presso un delizioso palazzetto. Contiene collezioni di abiti e tessuti in seta ricamata del tardo periodo Qing (XIX secolo), porcellane dal periodo Song (XI-XIII secolo) al tardo periodo Qing (XIX secolo), sculture e oggetti legati a Confucianesimo, Taoismo e Buddismo della Cina, oppure le porcellane e le maschere del teatro popolare kabuki, giapponese.

Affascinante è senza dubbio anche la ricca raccolta di armi e armature dal XV al XIX secolo, le incredibili armature complete dei Samurai e alla raccolta di katane e wakizashi

Si tratta di una collezione piccola ma suggestiva che fa immergere il visitatore nell’atmosfera orientale.

7. Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio

Per gli appassionati di trenini, ecco il museo perfetto. Si trova in via Giulio Cesare 1 e, tra lo snodarsi delle sale, racconta la storia ferroviaria non solo della città di Trieste ma anche legata all’Europa.

La collezione interna è molto ricca e riflette la storia complessa di Trieste e del suo territorio, tra impero asburgico, Italia, Jugoslavia e, Slovenia.

8. Museo della Risiera di San Sabba

comune triesteTra i musei della rete civica di Trieste spicca questo luogo denso di memoria e interesse storico. Si tratta di  un luogo che ha tristemente segnato la storia italiana nel periodo della seconda guerra mondiale: un campo di detenzione per ebrei e prigionieri di guerra; l’unico in Italia dove è stata rinvenuta la presenza di un forno crematorio.

Un luogo capace di commuovere ed indignare i visitatori e- per questo – dovrebbe essere inserito in tutti i percorsi turistici nella zona. Nel museo sono visionabili celle e camere di tortura e, inoltre, è prevista la  presenza di spezzoni di documentari ed interviste, che riportano il visitatore indietro nel tempo.

Un’ulteriore cosa da segnalare è che l’entrata al museo è gratuita con il solo costo di 2 euro se si desidera l’audio guida.

Il museo si trova in via Palatucci 5, un po’ distante dal centro città ma facilmente raggiungibile con il bus.

9. Museo Storia Patria

Anche quest’ultimo museo che segnaliamo fa parte del centro civico Trieste . Contiene  diverse testimonianze storiche  (come documenti, cimeli, dipinti, stampe) basate sulla vita e sul folclore della città.

Ottimo da visitare per tutti gli appassionati di storia civica, che riusciranno anche a scoprire gli influssi del passato sullo stato attuale.

Il museo si trova in via Imbriani 5.

10. Museo dell’Orto lapidario

Questo museo si trova in Piazza della Cattedrale, 1. Il visitatore potrà scoprire epigrafi, monumenti e sculture dell’epoca romana, medievale e moderna in seguito si è arricchito con donazioni private di reperti di diverse civiltà.

Adiacente al museo si trova il Giardino del Capitano, dove sono stati raccolti tutti i materiali lapidei di qualche importanza storica o artistica, appartenuti a edifici cittadini andati demoliti. Nei vari settori di questo deposito-esposizione si possono vedere, ad esempio, le iscrizioni relative alle mura cittadine, in particolare quelle provenienti dalla Torre dell’Orologio o del Porto, che si trovava nell’area dell’attuale piazza dell’Unità d’Italia, proprio al centro.

Avete trovato utili questi consigli? Non esitate, inoltre, a passeggiare per il centro storico di Trieste dove ogni pietra è capace di raccontare una storia tutta da ascoltare…

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Come strutturare una tesi: quello che devi sapere

Siete prossimi a laurearvi? In questo articolo curato dallo staff dell’università online Niccolò Cusano di Trieste potrete trovare tutti i consigli su come strutturare una tesi di laurea e tutti gli step da seguire per fare un lavoro di qualità ed apprezzato dal corpo docente.
Struttura tesi di laurea
Infatti, una tesi ben fatta concorre ad essere un biglietto da visita della vostra preparazione e delle vostre inclinazioni. Non è un segreto che la tesi rientri tra i principali argomenti di un colloquio conoscitivo ad opera dei reparti di risorse umane aziendali. Questo perché, in assenza di precedenti esperienze lavorative, la tesi rappresenta un modo per indagare gli interessi del candidato ad una posizione lavorative: i recruiter, dunque, chiederanno informazioni sul motivo della scelta di un determinato argomento, sulle condizioni in cui si è svolta la ricerca e sui possibili sviluppi del tema trattato – soprattutto se in linea con la mission dell’azienda stessa.

Ecco perché la tesi – sia quella triennale sua quella magistrale – non deve essere considerata meramente una conclusione del percorso di studi da portare a termine (e poi accantonare) il prima possibile bensì deve essere pensata come una testimonianza dei propri interessi e delle proprie aspirazioni.

Ma andiamo con ordine e vediamo quale deve essere nella pratica la struttura di una tesi di laurea

Struttura tesi di laurea: i punti chiave da seguire

Iniziamo con il dire che in un esempio tesi di laurea, per quanto riguarda la struttura, non devono mancare mai le seguenti parti del testo:

Indice

Iniziamo con il diretto discendente della scaletta su cui è stato basato il lavoro: l’indice. Può essere messo all’inizio del lavoro (subito dopo frontespizio ed abstract) o in conclusione (prima della bibliografia).

Ciò che conta è che sintetizzi in modo chiaro la suddivisione di capitoli e paragrafi che dovranno essere strutturati come di seguito:

Capitolo 1 – TITOLO (pag. 1)

Paragrafo 1.1 – TITOLO (pag. 5)

Parafrafo 2.1  – TITOLO (pag. 9)

Parafrafo 3.1 – TITOLO (pag. 15)

Capitolo 2 – TITOLO (pag. 21)

Parafrafo 1.2 – TITOLO (pag. 25)

Paragrafo 2.2 – TITOLO (pag.27)

In questo modo sarà sempre facile andare a recuperare una certa informazione. Il consiglio, dunque, è quello di redigere l’indice quando il testo della tesi è scritto interamente e non deve essere più modificato.

Introduzione

Si tratta dell’apertura della tesi in cui si spiegano le motivazioni che hanno portato alla scelta dell’argomento e l’analisi che si andrà a trovare nel corso delle pagine seguenti. Quindi, sarà opportuno parlare in generale di cosa la tesi tratterà senza descrivere il contenuto di ciascun capitolo troppo nel dettaglio.

Corpo del testo

Ecco il cuore della tesi: nel corso dello svolgimento andranno portati in luce  il contesto analizzato e la letteratura esistente sull’argomento, gli studi sui quali ci si è focalizzati, esempi pratici e casi specifici.

Conclusione

Infine, è il momento di tirare le somme indicando quali sono stati i risultati conseguiti e quali potranno essere degli sviluppi futuri dello studio svolto. Ricordate le premesse e mettete in bella vista i risultati ottenuti.

Bibliografia

Infine, la tesi non può prescindere dall’avere una bibliografia ben fatta e ben strutturata dove siano riportati tutti i manuali, gli articoli di giornale, le ricerche e si siti internet consultati nel corso della stesura.

Le fonti consultate, infatti, arricchiranno il lavoro fornendo la consapevolezza – a chi lo leggerà – del grande lavoro di studio ed interpretazione ed analisi svolto dal laureando.

Quanto detto vale sia per la tesi triennale (che, generalmente deve essere di minimo 30 pagine) sia per la tesi magistrale (non meno di 150 pagine).

Step da seguire per scrivere la tesi: vediamoli insieme

Infine, prima di concludere il nostro articolo, lo staff della Unicusano di Trieste vuole fornire alcuni consigli su come organizzarsi quando si inizia a pensare al lavoro di tesi. Nello specifico, quando questa deve essere chiesta al relatore, come va scelto quest’ultimo e cosa bisogna avere in mano nel corso del primo ricevimento in cui richiederemo la tesi…

Se siete interessati continuate a leggere…

Quando richiedere la tesi: i tempi tecnici

Iniziamo dicendo che la tesi deve sempre essere chiesta con un certo anticipo, in modo tale da avere tempo per organizzare il lavoro e scriverlo nel migliore dei modi. Per questo è sempre bene chiederla almeno due o tre sessioni d’esami prima della sessione di laurea così da essere certi che il professore abbia tempo per visionare il lavoro, correggerlo e portare avanti le pratiche di iter burocratico.

Ovviamente non occorre iniziare a scrivere la tesi nel momento in cui la si richiede ma questo serve per fissare un punto d’inizio in cui ci si inizierà a concentrare su questo lavoro conclusivo senza però mettere in secondo piano gli esami che occorre affrontare per arrivarci.

E se dovesse scalare a causa di qualche esame andato male? Niente paura, tre mesi non hanno mai cambiato la vita di nessuno: l’unica scocciatura sarà il fatto di dover tornare in segreteria studenti.

Scegliere il relatore: una decisione impegnativa

esempio tesi di laureaQuando si pensa al lavoro di tesi, questo deve essere automaticamente “allacciato” ad una delle materie del proprio corso di studi. Il professore che insegna la materia, dunque, diventerà il vostro relatore naturale.

Occorre comunque riflettere su questa scelta: il relatore sarà una guida fidata per l’intero corso della stesura della tesi e bisogna fidarci di lui. Inoltre potrebbe verificarsi l’ipotesi che il relatore desiderato in qual momento non accetti tesisti o che tenda a “scaricare” il lavoro sui suoi assistenti.

Sono tutte considerazioni da fare, nel caso si presentassero, così da poter gestire un eventuale cambio di relatore senza stress.

Infine, è possibile che il relatore voglia mettere qualcosa di se stesso nella tesi, proponendo la lettura di manuali scritti da lui o cercando di convincere il laureando a cambiare argomento in vista di uno maggiormente di suo interesse; anche questo andrà valutato prima di scegliere definitivamente.

Come scegliere l’argomento della tesi: via libera alle passioni

Quando un laureando inizia a pensare alla tesi, è naturale che opti per argomenti in linea con materie che sente maggiormente “affini” e nelle quali – spesso – ha ricevuto una valutazione positiva all’esame.

Dunque l’argomento che si sceglierà dovrà essere (per lo studente e per il relatore a cui si porterà in visione) interessante, stimolate, con molte fonti da visionare, soggetto a nuovi studi, da interpretare…

Soffermatevi a scegliere argomenti interessanti, pensando già alla struttura che si vorrà dare al proprio lavoro.

Tesi compilativa o sperimentale: ecco come decidere

Infine, anche in accordo col relatore, è bene capire se il lavoro che si andrà a svolgere sarà di tipo compilativo o sperimentale. Nel primo caso si parla di un’analisi ed un commento delle fonti già esistenti; nel secondo caso, invece, lo studente dovrà fare un lavoro che porterà a nuove teorie e nuovi sviluppi grazie a esperimenti e novità in materia.

Cosa presentare al professore: ecco cosa avere in mano al primo ricevimento

Quando tutto questo detto fin ora è stato deciso, è ora di chiedere appuntamento al docente per un primo incontro. Ogni studente potrà mettere molto di se stesso in questo; comunque, ciò che occorre è non arrivare a mani vuole  – dimostrando così interesse e voglia di fare.

La cosa migliore è avere in mano un argomento chiaro da presentare, una bozza di titolo e una prima stesura della scaletta della tesi (che, poi, potrà essere ristretta o ampliata a seconda delle esigenze).

Un docente che vedrà tanta passione in uno studente non potrà fare a meno di lodarne l’impegno e la tenacia.

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Cucinare con gli scarti: 10 ricette originali

Si sa, gli studenti universitari hanno sempre poco tempo e voglia di fare la spesa e sempre più spesso si trovano a doversi arrangiare in cucina con ciò che è rimasto nel frigorifero. Ed è proprio per venire incontro a questi ragazzi che lo staff della Università online Niccolò Cusano di Trieste ha deciso di fornire alcuni suggerimenti su come cucinare con gli scarti arrivando a realizzare pietanze che… vi sorprenderanno!
 utilizzare gli avanzi in cucina
Esiste proprio un filone della cucina che reputa fondamentale utilizzare gli scarti presenti in frigorifero ma anche – per fare un esempio – la buccia della frutta o l’acqua delle verdure bollite con l’intento di produrre zero scarti e realizzare al tempo stesso cibi appetitosi e nutrienti (e a costo zero, o quasi).

Il benessere del corpo e al tempo stesso del portafoglio avvicina tantissimi studenti verso questo tipo di cucina sostenibile che mira ad abbattere gli sprechi che – purtroppo – caratterizzano la nostra società. Inoltre evitare di produrre troppa immondizia è anche un deterrente per cercare di migliorare la salute del nostro Pianeta.

La sensibilità spiccata nei confronti di queste problematiche – comunque – sembra essere una prerogativa propria delle nuove generazioni che stanno cercando anche di sensibilizzare a riguardo familiari e parenti. E proprio per insegnare loro una cucina senza sprechi, i giovani universitari intervistati dallo staff della Unicusano di Trieste hanno ammesso di cercare sempre di più di dedicarsi alla cucina – anche se ancora vivono con mamma e papà.

Se siete arrivati a leggere fin qui, siamo sicuri che anche voi siete interessati a scoprire come cucinare senza sprecare e riutilizzando gli avanzi presenti in frigorifero. Allora, continuate a leggere e vedrete che troverete tra le tante proposte la ricetta che fa per voi!

Cucina con gli avanzi: ecco dei piatti da provare a realizzare

Ecco di seguito 10 ricette per utilizzare gli avanzi in cucina e realizzare gustosissimi piatti…

1. Torta salata

Acquistando una base di pasta brisè al supermercato è possibile realizzare una gustosa torta salata che farà un’ottima figura una volta portata in tavola. È possibile farcirla con uova, formaggi avanzati, verdure ripassate rimaste in padella dopo la cena del giorno prima, cubetti di pancetta prossimi alla scadenza e molto altro.

2. Timballo di pasta

E se invece ciò che è rimasto in frigorifero dal giorno prima è un piattone di pasta? Niente paura, è possibile realizzare tanti piatti diversi e tutti gustosi come ad esempio un timballo di pasta, o la classica frittata di pasta al timballo di maccheroni, ma anche  crocchette alla pizzaiola di pasta o l’immancabile insalata di pasta fredda farcita con mozzarellina a cubetti e pomodorini pachino (ottima durante la bella stagione come piatto unico da portare in tavola).

3. Polenta e uova

Se ad avanzare dopo una domenica in famiglia è la polenta, divertitevi a creare dei piatti facili e gustosi: un esempio sono gli hamburger di polenta con uovo al tegamino. Basta scaldare le fette di polenta alla piastra e presentarle con un uovo al tegamino sopra, accompagnate da insalata o rughetta: goloso e di impatto.

4. Insalata di pollo

Con le fettine di petto di pollo avanzate è possibile creare un’ottima insalatona ispirata alla famosa Caesar Salad. Basta tagliare il pollo a striscioline ed accompagnarlo con insalata, pomodorini, cipolle e maionese. Il risultato è garantito, soprattutto nella bella stagione.

5. Polpette di pane

Per rispondere con un’azione concreta allo spreco, non dimentichiamoci di non buttare mai via il pane avanzato. La ricetta più gustosa per riutilizzare il pane vecchio probabilmente è quella della lasagna di pane fatta in casa, ma ci sono anche le polpette di pane, gli gnocchi di pane e la magnifica torta di pane alle mele.

E non dimenticate che il pane può anche essere grattugiato ed unito alla scorta di pangrattato – sempre utilissimo in cucina.

6. Bucce di patate fritte

Sembra un azzardo ma vi assicuriamo che è un ottimo modo per ridurre lo spreco e presentare agli amici invitati un aperitivo  inusuale e buonissimo. In questo modo, inoltre, si risparmierà sull’acquisto delle patatine fritte in sacchetto, con un notevole risparmio economico.

7. Arancini di riso

Vi è avanzato del risotto? Realizzate una delle ricette più facili e gustose della cucina tradizionale italiana: gli arancini di riso.

Gli arancini di riso sono un classico della cucina siciliana e si tratta di mini timballi di riso fritti farciti con ragù, formaggio e piselli.

Stesso vale per i supplì: polpette di riso al sugo fritte e farcite con mozzarella.

8. Banana Bread

e se sono avanzate dalla spesa delle banane, ormai diventate troppo mature per essere mangiate? Riutilizzare gli avanzi di frutta è un modo per non sprecarle. Una ricetta, a tal proposito, è quella della banana bread: un ottimo dolce di origine americana.

9. Mele caramellate

Attenzione, non intendiamo le mele ma… le bucce delle mele. Infatti possono essere caramellate in pentola così da creare un dolce sfizioso per fine pasto.

10. Tiramisù con biscotti

E se la dispensa è piena di biscotti secchi e ormai duri? Niente paura potrete stupire i vostri familiari o coinquilini realizzando dolci fatti in casa che andranno letteralmente a ruba. Un esempio su tutti è il tiramisù di biscotti secchi (possibile da realizzare anche senza uova) o il classico salame di cioccolato.

In quest’ultima ricetta non dimenticate di utilizzare anche tutti gli avanzi delle uova di Pasqua!

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Come aumentare la produttività: 10 consigli utili

Vuoi sapere come aumentare la produttività, studiare meglio ed avere migliori risultati? Lo staff dell’Università online Niccolò Cusano vuole fornire a tutti gli iscritti ai suoi corsi di laurea telematici alcuni preziosi consigli per avere un rendimento migliore all’università.
Aumentare la produttività personale
E non solo: questi suggerimenti possono essere applicati – una volta interiorizzati e messi in pratica – anche nel mondo del lavoro.

La produttività, come definisce perfettamente la parola stessa, è l’attitudine a conseguire un risultato superiore ai mezzi impiegati quindi – per dirla in termini matematici – è il rapporto tra la quantità prodotta in una data unità di tempo e i mezzi impiegati per produrla o il rapporto tra il prodotto e l’insieme dei fattori di produzione che hanno concorso a produrlo.

La definizione di produttività, quindi, ci aiuta ad inquadrare al meglio ciò che serve per raggiungerla ed aumentarla. Aumentare la produttività personale è quindi una sfida che tutti gli studenti iscritti ai corsi della Unicusano di Trieste si pongono come obbiettivo, così da riuscire a prendere voti migliori agli esami studiando con più facilità e meno fatica.

E, come detto, una volta che si sarà entrati nel mondo del lavoro si riuscirà a lavorare meglio, raggiungendo gli obbiettivi prefissati dalla direzione senza sforzo e con efficacia.

La produttività in azienda, infatti, è uno dei canali per affermarsi e avere la possibilità di effettuare delle scalate di carriera. Sarà apprezzata enormemente sia dal reparto risorse umane  – nei momenti di check del lavoro svolto dal neo-assunto – sia dalla direzione che allungherà lo sguardo su quella risorsa diventata indispensabile.

Ma arriviamo finalmente al focus dell’articolo e vediamo quali sono gli strumenti per innalzare il livello di produttività… senza stress.

Studiare bene e lavorare bene… con ottimi risultati: ecco come fare

Volete sapere come innalzare il livello di rendimento? Leggete qui…

1. Puntare sul benessere

Il benessere deve essere globale, e vedremo poi nel dettaglio alcune specifiche: sia mente sia corpo devono lavorare all’unisono e al massimo delle proprie potenzialità, così da raggiungere i risultati sperati con efficacia.

2. Condividere

Sentirsi nel posto giusto al momento giusto, essere fiero dei risultati ottenuti, avere grandi prospettive per il futuro e condividere tutto ciò con chi si ama – o con chi ci sta accanto professionalmente – è un modo per rafforzare la propria autostima e migliorare la produttività.

3. Organizzarsi al meglio

Quando ci si dedica alla pianificazione dello studio e del lavoro è buona norma darsi degli obiettivi realistici, servendosi di un calendario. Poter avere sott’occhio le attività da svolgere aiuterà a motivarsi  a proseguire l’attività con maggiore energia.

4. Sviluppare fiducia

Per sviluppare benessere è bene dar voce alla fiducia: nel lavoro nei confronti del capo e dei colleghi e in ambito universitario nei confronti dei tutor e dei docenti. La fiducia abbatterà lo stress e le ansie.

5. Dar voce alle emozioni

Quando si svolge un lavoro – soprattutto se in team – è fondamentale poter essere liberi di esternare le proprie emozioni, soddisfazioni o anche piccoli insuccessi. L’importante, in queste situazioni, è percepire sostegno dei colleghi. Nel campo accademico, non nascondete mai ad i vostri tutor paure o perplessità: il confronto aiuta a crescere.

6. Non affaticarsi troppo

Il benessere del corpo, come già detto, è prioritario. Ecco perché bisogna ascoltarne i segnali. È meglio, infatti, lavorare o studiare un’ora in meno ma assicurandosi che quello dedicato sia stato del tempo di qualità. Molto spesso sollecitando il cervello troppo a lungo si finisce per stancarsi e non ottenere i risultati sperati.

7. Abbattere stress ed ansia

La paura, l’ansia e lo stress sono nemici giurati della produttività. Per abbatterli è importantissimo fare un lavoro su se stessi, cercando di sfugarne le principali cause.

8. Far leva sulla motivazione personale

Quando si studia o si lavora per un progetto è bene capire in primis che lo si sta facendo per se stessi, e non per altri. Infatti la motivazione e lo slancio personale sono fattori importanti per far leva sul proprio senso del dovere, riuscendo così ad avere migliori risultati.

Va bene anche auto-premiarsi ad esempio con delle meritate pause o un piccolo (e salutare!) snack… ma solo dopo aver raggiunto l’obbiettivo che ci si era prefissati.

9. Sistemare lo spazio di lavoro

Lo spazio è un alleato della produttività: se si sceglie uno spazio privato, scevro da distrazioni e comodo (che non sia il letto, mi raccomando!) è possibile aumentare il proprio rendimento.

Sono alcuni fattori, soprattutto, che concorrono al buon studio: una seduta ergonomica, delle luci ben mirate (o la preferenza per la luce naturale) e l’assenza di distrazioni o fattori sovrastimolanti.

10. Ridurre le distrazioni

Sia quando si lavora o si studia è facile cedere alla tentazione di controllare il cellulare, aprire le notifiche dei social network, ascoltare le note vocali di WhatsApp. Niente di più sbagliato: cedere ai social è il modo migliore per perdere tempo prezioso. Si stima, infatti, che – calamitati dal “bip” di una notifica – si trascorra non meno di 10 minuti a spulciare i vari post, mandare messaggi o controllare altri account.

E quando il tempo da dedicare allo studio è limitato – come sempre accade in concomitanza con altre attività – queste distrazioni possono causare un abbassamento della produttività.

Dunque, se sono, per fare un esempio, tre ore quelle che si dedicheranno allo studio è fondamentare silenziare il cellulare e chiudere le cartelle del proprio browser dedicate a Facebook e affini.

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Cercare lavoro su LinkedIn: ecco come fare

Siete arrivati al fatico momento della laurea e siete già proiettati verso l’entrata nel mondo del lavoro? Niente paura: questo è l’articolo che fa per voi. Lo staff della Unicusano di Trieste, infatti, vuole segnalarvi tutti i modi per cercare lavoro su LinkedIn facilmente… e con buoni risultati.
Trovare lavoro su LinkedIn
Linkedin è, infatti, uno strumento che permette ai giovani di inserirsi nella rete dei lavoratori con un semplice click del mouse. Ovviamente, come tutte le piattaforme social, va seguita e curata così da non rimanere “soli” ma tessendo una rete di relazioni – professionali e di stima, appunto – che renderanno più facile la ricerca di lavoro.

Proprio così: è stimato che iscriversi su LinkedIn e spiegare nel modo migliore e più esaustivo possibile le proprie competenze oltre a relazionarsi con professionisti del settore rende più facile l’approccio al mondo del lavoro carpendone subito i suoi standard comunicativi.

LinkedIn trova lavoro: è proprio vero! Dai dati emersi da alcuni studi condotti dallo staff della Unicusano di Trieste, infatti, è il 42% dei laureati ad aver avuto un primo contatto con il mondo del lavoro proprio grazie alla piattaforma.

Ma ecco, come promesso, alcuni trucchi per utilizzare LinkedIn al meglio; se siete interessati continuate a leggere!

Trovare lavoro su LinkedIn: ecco gli step da seguire

Siete pronti? Vi siete registrati al sito? La procedura guidata consente un approccio facile e dinamico con le informazioni da inserire e vi aiuterà a compilare al meglio il vostro profilo.

Ora, però, entriamo maggiormente nel dettaglio e vediamo cosa occorre curare per conquistare offerte di lavoro su LinkedIn …

Aggiornate curriculum e profilo

Come prima cosa, è bene tenere sempre aggiornato  il proprio curriculum online, i propri skills e tutto ciò che riguarda le novità in merito a cose che avete appreso, corsi che avete seguito, nuovi lavori…

Meglio ancora è arricchire il profilo con qualcosa – di professionale – che parli di voi: link ad articoli, infografiche, progetti di lavoro, slide, pdf e documenti.

In questo modo il curriculum si arricchirà e prenderà vita fino a diventare uno strumento interattivo in grado di convogliare l’attenzione del selezionatore verso di voi, garantendovi un colloquio conoscitivo al 100%.

Cambiare foto profilo

E non solo il curriculum , per rendere il profilo perfetto è consigliabile ogni tanto cambiare foto avendo cura di scegliere sempre immagini professionali dove, per fare un esempio, indossate gli abiti che indossereste al lavoro. Niente selfie in bagno, niente foto con amici le cui facce verranno impunemente tagliate, niente serate alcooliche, niente foto in costume da bagno: su LinkedIn conta la facciata lavorativa. Per gli aspetti puramente personali è bene preferire altri social.

A proposito di questo vi consigliamo di prestare sempre attenzione a ciò che pubblicate sui social network: sono molti, infatti, i selezionatori aziendali che andranno a sbirciare – in caso di interesse – anche gli altri profili social a vostro nome. Magari, per le goliardate, utilizzate uno pseudonimo o abbiate l’accortezza di gestire la privacy in modo sensato!

Tradurre il profilo

LinkedIn è un modo per dimostrare le proprie abilità, anche cercando di lanciarsi verso la globalizzazione che sempre più sta permeando il mondo del lavoro. Per questo è consigliabile tradurre il profilo almeno in un’altra lingua. Ma non vi preoccupate, esiste un apposito strumento di LinkedIn che vi permette di farlo senza sforzo.

Usate le keyword giuste

La ricerca in tutti i campi del profilo – ad opera dei recruiters aziendali – avviene tramite le parole chiave. Non dimenticate quindi di utilizzarle dal sommario alle competenze.

Usare gli aggiornamenti di stato

Come tutti i social, LinkedIn prevede un certo “movimento”: ecco perché è bene continuare ad aggiornare il profilo pubblicando degli aggiornamenti di stato. Mi raccomando: che siano pertinenti con la spera lavorativa.

Un esempio piò essere quello di condividere con i vostri contatti la lettura di un manuale dedicato alla disciplina di cui vi state occupando o la partecipazione “live” ad un corso di formazione sull’argomento.

Ultima precisazione: sono consentiti dal galateo da 1 a 4 aggiornamenti al giorno, ma solo se ci sono realmente cose pertinenti da condividere.

Costruite la rete

Su LinkedIn non importa avere tra i propri contatti gli amici del liceo o i compagni con cui si gioca a calcetto: ciò che importa è seguire ed essere seguiti da colleghi ed esperti del vostro settore di riferimento. In questo modo sarà possibile costruire una rete dove si può essere notati e con la quale è importante confrontarsi.

Chiedere delle raccomandazioni

Per lavorare grazie a LinkedIn ed arricchire il profilo, via libera alle raccomandazioni! Possono arrivare da parte di ex docenti universitari, di colleghi, di direttori… L’importante è che il profilo – grazie a queste – acquisti valore. Stessa cosa vale per la conferma delle competenze: chiedetelo a chi davvero può dimostrarlo.

Una volta ricevuta una raccomandazione è cortese rispondere, così da allargare il giro di “references”.

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Migliori thriller di sempre: i 10 da vedere

La vostra passione è il cinema? Amate i thriller e non sapete rinunciare ad un po’ di adrenalina nemmeno a casa mentre siete seduto sul divano? Ecco una lista dei migliori thriller di sempre, da vedere e rivedere.
Filmografia thriller
Gli universitari intervistati dallo staff della Università online Niccolò Cusano di Trieste, infatti, hanno espresso una netta preferenza per il genere cinematografico di azione, con risvolti da thriller psicologici.

Volete sapere quali sono i titoli più belli? Lo staff della Unicusano lo ha chiesto ai ragazzi ed è emersa una specialissima

Filmografia thriller: ecco i film da vedere

Se siete arrivati a leggere fin qui vuol dire che anche voi siete appassionati del genere cinematografico dei thriller e avete bisogno di scoprire quali siano i titoli di film thriller più belli di tutti i tempi. E se magari qualcuno di questi film l’avete già visto, non esitate a scaricarli e visionarli di nuovo.

Psyco

Si tratta di un monumento del genere: è un un film del 1960 diretto da Alfred Hitchcock che racconta le vicende di Marion Crane, impiegata in una società immobiliare che fugge dopo aver rapinato la ditta di quarantamila dollari.

Il pathos e la paura salgono di minuto in minuto da quando la protagonista decide di fermarsi presso il Motel gestito dal giovane Norman Bates e dalla madre, che però vive rintanata nella casa attigua al Motel.

Il silenzio degli innocenti

Il primo di una fortunatissima serie di film, uscito nel 1991, diretto da Jonathan Demme e interpretato da Jodie Foster e Anthony Hopkins.

Il Silenzio degli Innocenti racconta la storia di  Hannibal Lecter, brillante psichiatra nonché folle assassino dedito al cannibalismo, rinchiuso nel manicomio criminale di Baltimora che viene chiamato dall’FBI a risolvere alcuni casi di omicidio. La follia di Lecter aiuterà gli investigatori ad entrare nella morbosa mente dell’assassino, con risvolti spaventosi…

The Shining

Jack Torrance è uno scrittore in crisi in cerca dell’ispirazione perduta. Per ritrovarla accetta la proposta di rintanarsi insieme alla moglie e al figlioletto presso un gigantesco e lussuoso albergo, l’Overlook Hotel, solitario in mezzo alle Montagne Rocciose – come custode.

La solitudine accentua la pazzia e il soggiorno invernale si trasforma in una macchina di morte, con un crescendo di colpi di scena.

Shining è un film thriller del 1980 diretto da Stanley Kubrick, basato sul romanzo omonimo scritto da Stephen King nel 1977.

Inception

Si tratta di un film d’azione scritto e diretto da Christopher Nolan e interpretato da Leonardo DiCaprio.

Il protagonista è Dom Cobb che possiede un dono speciale: è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio.

Una serie di colpi di scena, attimi di paura, momenti drammatici accompagnano una narrazione che spazia tra spazi inconsci e spazi reali – fino a confonderli.

Il sesto senso

Si tratta di un bellissimo horror psicologico diretto da M. Night Shyamalan ed interpretato da Bruce Willis.

Il film racconta la vicenda di uno psicologo infantile che – guarito da un colpo di pistola sparatogli alla testa da un suo ex assistito – inizia ad occuparsi di un nuovo paziente:  un bambino di nove anni che gli rivela di avere frequenti visioni di persone morte.

Una serie di momento spaventosi accompagnano una narrazione ritmata, con un colpo di scena finale inaspettato.

Shutter Island

È un film del 2010 diretto da Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio. Racconta le vicende di due detective sbarcati nell’inquietante Shutter Island dove sorge un ospedale psichiatrico in cui sono detenuti pericolosi criminali. Il compito degli agenti è quello di risolvere il caso di Rachel Solando, una pericolosissima detenuta condannata per omicidio e misteriosamente scomparsa.

Nel corso dei giorni passati sull’isola, cominciano ad emergere moltissimi dettagli inquietanti e i detective iniziano ad essere vittime di terrificanti visioni…

Il cigno nero

È un film diretto da Darren Aronofsky e interpretato da Natalie Portman, Mila Kunis e Vincent Cassel. Racconta la storia di due ballerine impegnate nella messa in scena del Lago dei Cigni.

Ci sono Nina, che sogna da tutta la vita il ruolo della protagonista e che invece viene relegata nel balletto al ruolo controverso di Odette e Lily, la sua rivale.

Dramma, thriller e horror si mescolano nella trama che si infittisce, fino a portare la protagonista a non riconoscersi e ad andare ossessivamente in cerca del suo lato oscuro fino ad arrivare ad una tempesta emozionale che la condurrà al suicidio.

Lo squalo

I thriller horror hanno Lo Squalo come capostipite: diretto da Steven Spielberg racconta di Brody che, insieme a un esperto dell’istituto oceanografico)e ad un cacciatore di squali della zona, andrà ad affrontare in mare aperto lo squalo bianco che sta terrorizzando le coste americane.

Misery non deve morire

È un film del 1990 diretto da Rob Reiner, tratto dal romanzo di Stephen King. Racconta le vicende di uno scrittore di una fortunatissima serie di romanzi deciso però a interromperne la scrittura con la morte della protagonista.

In seguito ad un incidente, lo scrittore si troverà prigioniero a casa di una sua grandissima fan, desiderosa di non veder mai finire la serie e pronta a tutto perché questo avvenga.

Ecco quali sono i migliori film thriller, secondo gli studenti. E voi siete d’accordo? Ditecelo nei commenti!

 

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Part time orizzontale: tutto sul contratto a tempo parziale

Avete ricevuto un’offerta di lavoro con contratto part time orizzontale e volete saperne di più su questa tipologia contrattualistica? Lo staff dell’Università Niccolò Cusano di Trieste vuole venirvi incontro segnalandovi tutte le informazioni necessarie da sapere sul contratto part time.
Contratto a tempo parziale
Genericamente si tende spesso a parlare di “part time” senza dare ulteriori specifiche. Eppure definire così un contratto a tempo parziale non basta in quanto c’è da specificare tra part-time orizzontale e part time verticale.

In questo articolo, dopo una breve introduzione sulla disciplina contrattualistica non a tempo pieno, ci soffermeremo su questa differenza, spiegando le tipologie di contratti nel dettaglio.

Lavoro part time: cos’è ed in cosa consiste

Iniziamo subito da una definizione generale: il lavoro a tempo parziale è un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, che si caratterizza per una riduzione sull’orario di lavoro rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro.

Quindi, se il monte di ore settimanali full-time è di 40 ore, il contratto a tempo parziale è di circa 20/25 ore a settimana, a seconda degli accordi intercorsi con l’azienda.

Ma chi sceglie un contratto part time? Molto spesso si tratta di categorie di persone che necessitano di avere più tempo per altre occupazioni come ad esempio giovani madri o studenti. Il lavoro a tempo ridotto, infatti, rende possibile il poter coniugare il lavoro con altri aspetti della vita quotidiana.

Ciò non toglie che di fronte all’esigenza di lavorare anche i contratti part time siano sempre più accettati da parte anche si altre categorie di persone che cercano – comunque – di riuscire ad avere la certezza di uno stipendio fisso.

Il lavoratore part-time, comunque, ha gli stessi diritti economici e normativi di chi lavora a tempo pieno. Nello specifico dovrà essergli garantita la stessa retribuzione oraria del lavoratore a tempo pieno, dovrà avere lo stesso trattamento normativo (ferie, maternità, malattia, infortunio, ecc.), dovrà essergli corrisposta l’indennità di maternità e di malattia e potrà richiedere  l’assegno per il nucleo familiare (in misura intera solo se si lavorano almeno 24 ore settimanali).

Tutti i trattamenti citati dovranno essere rogati proporzionalmente al numero di ore lavorate all’interno della settimana.

Ma vediamo, come accennato in precedenza, le differenze tra i vari tipi di contratto

Part time orizzontale: cosa significa?

Questa tipologia di contratto si riferisce al fatto che la riduzione sull’orario di lavoro è da considerarsi al normale orario giornaliero. Ad esempio, sarà chiesta al lavoratore una presenza di cinque ore anziché delle otto previste da tempo pieno.

In pratica è il classico lavoro a mezza giornata, dove si lavora dalle ore 9 alle ore 13 e non fino alle 18 come i colleghi a tempo pieno (solo per fare un esempio).

Per molti questa tipologia di contratto è ottimale in quanto permette di dedicarsi anche ad altre occupazioni, come già accennato.

Sono principalmente gli studenti universitari iscritti ai corsi online della Unicusano di Trieste a richiedere questa forma contrattualistica così da avere la certezza di possedere tempo da dedicare allo studio.

E non solo: anche molti già occupati decidono di diminuire le ore di lavoro (con il beneplacito dell’azienda) in modo tale da ricominciare a studiare per aggiornare e migliorare la propria formazione e dare nuova linfa vitale al lavoro.

Quando ci si trova di fronte a dover compiere una scelta del genere (ridurre orario lavorativo e conseguentemente anche lo stipendio in favore di riprendere la formazione universitaria) è sempre bene consultare una controparte indipendente che possa fornire ogni informazione in merito.

Si tratta, infatti, di una scelta complessa viste le ripercussioni su gli aspetti economici e previdenziali.

Contratto a tempo parziale verticale: ecco le specifiche

Nel part-time verticale il dipendente non ha una riduzione di orario su base giornaliera ma su base settimanale o mensile o annua. Si tratta, in parole povere, del cosiddetto lavoro su turni che – magari – vede il lavoratore essere occupato tutta la giornata, secondo l’orario normale degli altri dipendenti full time, per poi avere una maggior quantità di giorni liberi settimanali.

Ad esempio, potrebbe lavorare 8 ore al giorno per tre giorni alla settimana; oppure solo alcune settimane o alcuni mesi dell’anno.

Quindi, nel part-time di tipo verticale il lavoratore svolge servizio per le tutte le ore della giornata, ma non tutta la settimana

Part time misto

Infine, è d’obbligo segnalare una tipologia contrattualistica che mixa le due ipotesi spiegate in precedenza. Si tratta del part time misto in cui la prestazione lavorativa sarà a tempo parziale, combinando le modalità di part time orizzontale e part time verticale.

Avete trovato utili queste specifiche sui vari tipi di contratto che non impiegano al lavoratore l’intera giornata? Vi sentite pronti a mettere la vostra firma su un contratto part time? Avete bisogno di altri chiarimenti? Non esitate a contattare il vostro tutor universitario che saprà indirizzarvi al meglio verso questa scelta…

 

 

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

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