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Combattere la pigrizia: ecco come essere più produttivo

Combattere la pigrizia è il tuo prossimo obiettivo? Sei stanco di essere stanco, ammettilo. Vuoi dare una scrollata alla tua vita, vuoi urlargli nelle orecchie “svegliati!” e sai che per farlo devi rinunciare al divano. Hai deciso di fare il pieno di nuova energia ma il solo fatto di averlo deciso non cambia le cose. Sai che è arrivato il momento di agire e ora ti serve un vero e proprio piano di azione. Veniamo in tuo aiuto per darti spunti pratici utili per ripartire alla grande, lasciando la pigrizia sul divano.

Pigrizia o depressione: come riconscerle

Il termine pigrizia ha un’etimologia complessa che lo accomuna al portoghese preguiça, al francese paresse, e probabilmente è strettamente imparentato con il greco paresis: rilassamento. Quel rilassamento che ti rende lento nell’operare e tendente a rimandare le cose da fare a una data da destinarsi, quando la tua forza di volontà avrà più potere di convincimento sulla tua stanchezza mentale.

Quando si è studenti si hanno molte cose da fare. Chi frequente un corso di laurea sa che ci sono momenti di tristezza che si devono combattere, di solito subentrano dopo momenti di particolare fermento e attività. È importante imparare a riconoscere il giusto riposo e relax da godere fino in fondo dalla pigrizia patologica.

Sì, la pigrizia è una malattia e tu dovresti preoccuparti solo nel caso in cui:

  • Non intraprendi NESSUNA iniziativa
  • Percepisci un’intensa perdita di energia
  • Tendi a rimandare qualsiasi cosa
  • Non ti senti coinvolto da niente
  • Reagisci passivamente agli avvenimenti

La pigrizia patologica può essere invalidante dal punto di vista sociale. Il non fare può portare ad uno stato di isolamento e apatia che si trasforma lentamente e in modo subdolo in depressione. Gli studi recenti di Psicologia ci aiutano a fare una corretta distinzione tra pigri e depressi. I primi sono coloro che vivono la propria condizione senza entrare in conflitto con sé stessi. Non fanno e non percepiscono questa inattività come un male, anzi solitamente ne traggono una dose seppur minima di beneficio. Mentre il depresso si vive in modo travagliato la propria condizione, ne soffre, se ne vergogna e la vive come una condanna. In entrambi i casi è necessario intervenire, per quanto riguarda il secondo è consigliabile il percorso con uno psicoterapeuta.

Come sconfiggere la pigrizia

pigrizia mentale o depressioneSe riscontri nella tua situazione un malessere interiore che ti blocca e non ti permette di agire, se vivi il disagio di non poter vivere una vita libera e attiva a causa di un turbamento parlane subito con qualcuno. In questi casi ribadiamo l’importanza di un percorso di supporto psicologico.
Se invece percepisci che il tuo problema è gestibile e ti senti pronto a rimboccarti le maniche – tirarti su dalla posizione orizzontale in cui versi da mesi a guardare il soffitto e aspettare tempi migliori per agire –  continua a leggere e prendi spunto dai nostri consigli per tornare a splendere.

  • Punta sull’organizzazione
  • Pratica meditazione e sport
  • Fai una lista di obiettivi concreti da raggiungere
  • Stira i vestiti
  • Impara a chiedere aiuto
  • Festeggia i traguardi

Vincere la pigrizia con una strategia

Non ce lo insegnano a scuola. Non esistono master universitari per imparare un metodo organizzativo. Ma ci sono strumenti validi che ci aiutano a pianificare come le app per organizzare la giornata. Impara a usare:

  • To do list
  • App per organizzare la giornata
  • Timer e orologio

La tecnologia ti viene in aiuto. Puoi iniziare piano piano, prima pianifica una o due ore al giorno, poi gradualmente estendi il tempo da organizzare e cerca un ritmo in cui ti senti a tuo agio, andrà benissimo.

Praticamente meditazione e sport

A costo di essere banali ci teniamo a ricordare che:

mens sana in corpore sano

Lo sport o l’attività fisica in generale rigenerano corpo e mente. La meditazione purifica dalle tensioni mentali e crea spazio mentale sufficiente per far entrare nuove idee ed energia.

Liberarsi dalla pigrizia è il primo obiettivo

Ma quali sono quelli secondari? Sceglili con cura, senza esagerare. Non riversare troppe aspettative su te stesso. Intanto scegli di ridurre di quaranta minuti il tempo passato a scrollare inutilmente la home di Facebook. Non serve a nulla promettersi di rinunciarci per un intero pomeriggio se poi sai che non rispetterai l’auto imposizione. Perché solo quaranta minuti. Perché sono più di trenta ma meno di un’ora.

Stendi la pigrizia mentale, ma prima stirala

Apri l’asse da stiro. Tienila aperta in un’ampia stanza, possibilmente il salone (se scegli quella come stanza dell’ozio) e appena di stai per lasciare andare alla mollezza tirati su e stira. Una cosa inutile, impegnativa, che stimola la circolazione, ma soprattutto che non serve quasi mai. Dopo cinque minuti avrai un capo perfettamente stirato e un sacco di voglia di fare altro.

Chiedere aiuto, in qualsiasi caso

Per combattere la pigrizia devi imparare a chiedere aiuto. Chiedi agli amici di spronarti e anche di aiutarti fisicamente. Le cause della pigrizia non sono ancora così chiare. Piuttosto che rimuginare sul perché ti affligge quest’attitudine organizza una bella rivoluzione delle tue abitudini e datti da fare, in allegria, con l’aiuto di chi ti sta vicino.

Festeggia i traguardi

Sconfiggere la pigrizia non è semplice, se ci riesci o meno non importa. Sicuramente questo processo ti porterà a qualcosa di buono e ti meriti di essere gratificato per lo sforzo. Premiati: esci fuori con gli amici, vai ad un concerto, regalati un capo nuovo. Vedrai, la pigrizia sarà un lontano ricordo!

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App per cercare stage: ecco quelle da scaricare

Le app per cercare stage stanno rivoluzionando il mondo del lavoro e moltiplicando le occasioni di esperienza professionale a disposizione dei giovani. Hai appena terminato il tuo corso di laurea e sei alla ricerca di un’opportunità per fare pratica e mettere in campo la tua esperienza? Allora ti suggeriamo una lista di applicazioni per trovare lavoro sotto forma di stage o tirocinio. Può anche darsi che questa piccola esperienza si trasformi nel lavoro dei tuoi sogni. Intanto clicca sullo store e scarica questi programmi

App per cercare lavoro: quali scegliere

trovare stage all'esteroSostanzialmente le applicazioni di ricerca stage sono le stesse che si incanalano l’offerta proveniente dal mercato del lavoro retribuito. In alcuni casi prima di proporre un contratto di lavoro le aziende preferiscono far passare un periodo di prova, che solitamente corrisponde con un tirocinio formativo o stage. Per lanciare l’offerta di lavoro in modo efficace è doveroso utilizzare i canali social e le app, sempre più aziende lo fanno. Ecco quali sono le applicazioni che devi scaricare per trovare offerte di stage e tirocini.

Linkedin

Possiamo iniziare con quest’applicazione per trovare lavoro. Non un’applicazione qualsiasi, ma la numero 1. In Italia negli ultimi anni le persone che hanno utilizzato Linkedin hanno sorpassato il numero di quelle che hanno utilizzato Twitter. E questo la dice lunga. Dal momento che l’Italia non è particolarmente famosa per la sua alfabetizzazione digitale e social il motivo del successo di quest’app di ricerca lavoro è proprio il fatto di aver intercettato il grande bisogno di occupazione che si registra soprattutto nelle fasce giovani della popolazione.

Linkedin funziona come un social network a tutti gli effetti. Hai un tuo account, un cerchia di contatti, puoi condividere news, aprire conversazioni via chat e settare il tuo profilo per mostrare i tuoi successi professionali o la tua formazione in materia.

Infojobs

Prima o poi tutti quelli che hanno terminato gli studi o il master passano per questo sito. Ma forse non tutti sanno che esiste anche l’applicazione, che velocizza i tempi di ricerca e consente di avere a portata di smartphone i contatti delle aziende interessate ad assumere nuovo personale o stagisti. Per utilizzarla è necessario compilare preventivamente il curriculum vitae tramite PC.

Uno dei vantaggi indiscutibili delle app per cercare stage è la semplicità di utilizzo. Anche nel caso di Infojobs la semplicità è da considerarsi vincente. Tra le funzionalità più utilizzate segnaliamo:

  • Sezione candidature
  • Salvataggio offerte di lavoro
  • Creazione di portfolio personalizzato

Consigliata per coloro che vogliono tentare diverse strade e settori, però allo stesso tempo vogliono tenere tutto sotto controllo.

JobMo

Puoi trovare molto interessante l’utilizzo di questa applicazione soprattutto se sei interessato ad inserirti professionalmente all’estero. L’interfaccia principale è in inglese, però è possibile cambiare il paese di provenienza. In realtà è possibile scegliere tra le proposte di lavoro di cinquanta nazioni diverse. Se hai voglia di allargare i tuoi orizzonti è sicuramente ciò che fa per te. Sfoglia gli annunci, confrontali con le voci del tuo curriculum e se trovi affinità invia una richiesta.
Purtroppo la grafica lascia alquanto a desiderare e non invoglia all’utilizzo. Piccolo difetto che non farà certo desistere coloro che cercano un lavoro fuori dai confini nazionali.

ClicLavoro

Il progetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha dato vita ad un programma da scaricare su smartphone e tablet che ha come obiettivo quello di incrociare domanda e offerta. Si rivela utile anche a colore che vogliono cercare personale o professionisti in diversi ambiti. Per chi si trova a cercare occupazione è interessante poter accedere ad annunci di lavoro senza passare tramite agenzie interinali e altri mediatori. Anche in questo caso abbiamo riscontrato dei problemi da punto di vista grafico, ma essendo un’applicazione “istituzionale” consigliamo comunque di tenerla d’occhio. Le funzioni che compaiono nella schermata principale sono sostanzialmente il cuore dell’applicazione e sono:

  • Pagina Personale
  • Cerca
  • Curriculum / Offerte per te
  • Preferiti
  • Trova sportello
  • Area Social

TapJobs Cerco Lavoro

In questo caso ci troviamo di fronte un’applicazione giovane e promettente, che anche se non fa ancora del tutto il suo dovere (gli annunci sono ancora pochi rispetto alle prime proposte che ti abbiamo indicato) non va persa di vista. La grafica interessante e la possibilità di spulciare annunci provenienti da mezzo mondo sono due dei vantaggi che meritano di fiducia. Inoltre è possibile:

  • Inviare curriculum direttamente
  • Condividere sui social gli annunci
  • Inviare annunci via mail agli amici

CercoLavoro.com

Anche l’ultima delle applicazioni per trovare stage che ti vogliamo consigliare è di recente uscita e pertanto deve migliorare in alcuni aspetti. Ciò che sicuramente funziona a meraviglia è la grafica e la struttura, molto efficiente e ben ragionata. Dalla prima schermata ti accorgerai che hai di fronte un ottimo programma per la ricerca lavoro. La prima distinzione da fare è quella tra chi cerca lavoro e chi cerca personale. Poi è possibile accedere alle altre funzioni, tra cui:

  • Registra/modifica il tuo profilo o CV
  • Pubblica il tuo annuncio per cercare lavoro
  • Cerca tra le offerte di lavoro
  • Aziende in primo piano

Se cerchi personale ovviamente hai a disposizione altre opzioni, ad esempio:

  • Cerca tra gli annunci di cerco lavoro tra i candidati
  • Info per le aziende

Queste sono le nostre proposte. La raccomandazione più importante che ci sentiamo di farti è quella di mantenere costantemente monitorati gli annunci e di non perderti d’animo. A volte è facile scoraggiarsi, quando non si riceve risposta e non si trova esattamente ciò che si cerca. Ma il tempo e la dedizione portano ottimi risultati. Buona ricerca!

 

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Senso di inadeguatezza: ecco come arginarlo

Il senso di inadeguatezza colpisce tutti. Anche dietro le persone che ammiriamo e stimiamo può nascondersi la sensazione di essere sbagliati. Questa percezione interiore può avere sfumature diverse, fino a toccare picchi patologici. Ma lavorando su stessi e sulle cause profonde di questo sentire è possibile acquisire nuovamente una visione positiva della propria persona.

Senso di inadeguatezza: dove nasce?

sindrome dell'impostoreQuesta spiacevole sensazione che avvolge la persona ha origini profonde. È una convinzione radicata che impedisce una visione oggettiva di sé stessi, un filtro interiore tramite il quale si distorce la realtà. Si è convinti di essere sbagliati non per una ragione ben precisa. L’incontro con l’altro è un costante mettersi in gioco, coloro che non hanno maturato gli strumenti per un’interazione sana e costruttiva possono incorrere in difficoltà relazionali e in percezioni distorte come quella di sentirsi inadeguati.

Quando una persona si trova di fronte ad un’occasione di incontro che può contemplare anche delle critiche può reagire in diversi modi:

  • Demoralizzandosi
  • Con rabbia
  • Aumentando le pretese e le aspettative nei confronti delle proprie performance

Quando ci si pone come obiettivo quello di non sbagliare mai, di essere impeccabili, ci si sottopone ad una tensione negativa ed opprimente che spegne la spontaneità e pone le basi per l’insoddisfazione. Ma chi non si sente all’altezza può anche giungere alla conclusione di non essere lui il problema, colpevolizzando gli altri per non accettarlo pienamente. In entrambi i casi si tratta di una difficoltà che pone alla barriera alla socialità.

La situazione che si verifica più spesso è però quella in cui le persone che si sentono inadeguate rivolgono contro sé stessi le ragioni della propria insoddisfazione relazionale e personale, dandosi addosso e contribuendo ad abbassare ulteriormente il livello dell’autostima.

Probabilmente stiamo parlando di sensazioni che tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella vita, ma ci sono persone che convivono costantemente con queste convinzioni. Un numero sempre più grande di individui è vittime della cosiddetta sindrome dell’impostore, di cui recentemente si è sentito parlare parecchio.

La sindrome dell’impostore: che cos’è

Un profondo senso di inadeguatezza spesso corrisponde con una sindrome definita dagli psicologi come “dell’impostore”. La spinta che i media e la società stessa esercita sugli individui sembra incitare tutti a raggiungere un ipotetico successo, un’ipotetica realizzazione. Si dovrebbe essere produttivi, creativi, felici. Ma stupisce venire a conoscenza del fatto che spesso dietro alle persone “di successo” c’è una sofferenza che rende difficile vivere i traguardi con gioia.

Immaginiamo che le persone con un buon lavoro o con ottime capacità creative siano automaticamente realizzate e appagate, ma spesso quelle stesse persone sono convinte di non meritare l’approvazione altrui, si sentono inadeguati, forse fortunati, ma non meritevoli. A questa sensazione si accompagna una vergogna che impedisce di vivere serenamente molti momenti della vita.

Se i risultati raggiunti sono il frutto di alte ambizioni la sensazione è ancora più forte. Ecco i sintomi più comuni di questo stato d’animo:

  • Ipercriticità
  • Sminuirsi continuamente
  • Esagerare i difetti personali
  • Svalutare i propri pregi
  • Pensare di non essere all’altezza
  • Pretendere molto da se stessi

Quando il senso di inadeguatezza diventa totalizzante e prende spazio in tutte le sfere della vita può diventare invalidante. In questi casi è giusto rivolgersi a professionisti in psicologia e iniziare un percorso per uscire da questa trappola.

Non sentirsi all’altezza: cosa significa

C’è un termine inglese che viene associato a quella sensazione di essere imperfetti: defectiveness: essere difettosi. Spesso le persone che soffrono di questo pensiero svalutante si chiedono: “che cos’ho io che non va?”. C’è un’emozione precisa che si accompagna all’inadeguatezza ed è la vergogna. Quando questa prende il sopravvento la persona crede che:

  • i propri difetti siano insormontabili
  • non merita di essere amata
  • non merita attenzioni
  • chi prova affetto stia mentendo
  • i risultati ottenuti sono frutto di fortuna

È difficile vivere una vita serena se nonostante la bellezza e la positività che accade quotidianamente sentiamo che non siamo degni di riceverla. Quante volte hai risposto ad un complimento dicendo: “non è vero!”. Anche tu sei forse vittima in forma leggera della sindrome dell’impostore e continui a sminuirti perché pensi che quello che tu fai non vale nulla. Come abbiamo detto prima ci sono due tipiche reazioni:

  • strategia di resa
  • strategia di contrattacco

La strategia di resa è quella che non cerca di arginare il senso di inadeguatezza ma che si arrende. Lo vive e costantemente si pone in un’ottica di ricerca di conferme del proprio valore, dall’esterno. Il livello di autostima è bassissimo e la fiducia nel proprio potenziale davvero molto scarsa.

La strategia di contrattacco prevede un desiderio pressante di affermazione, in cui si ostenta una sicurezza totale, ma solo per non dare a vedere l’inadeguatezza che si percepisce. Tratto tipico di queste persone è l’arroganza e la tendenza a prevaricare.

Come smettere di sentirsi inadeguati

sensazione di sentirsi sbagliatiLa vergogna, lo svilimento, la demoralizzazione bloccano l’evoluzione personale e sociale di un individuo. Come arginare il senso di inadeguatezza? Non è facile, almeno all’inizio. C’è bisogno di un’attenzione rivolta a se stessi e ai propri meccanismi mentali, condita da una buona capacità oggettiva, uno sforzo non indifferente perché ha poca fiducia in sé stesso. Se temi non farcela prova a rivolgerti ad uno specialista, ce ne sono moltissimi che vantano master specifici per supportare le persone che sono vittime di questo genere di disturbi.

Ecco una lista di cose da fare per accrescere l’autostima ed evitare quella brutta sensazione di vergogna che può frenare la tua crescita personale:

  • Osservare i propri pensieri
  • Elencare i propri pregi
  • Cambiare abitudini

Il primo suggerimento ha a che fare con la consapevolezza. Una dote che si coltiva con l’attenzione interiore. Conoscere se stessi è la base per comprendere come siamo fatti. Prendere appunti, anche scrivendo se necessario, su come si innesca il meccanismo di autosvalutazione può aiutare a fare maggiore chiarezza e a individuare modalità risolutive.

A volte è difficile contattare emozioni dolorose, ma è positivo il fatto che questa difficoltà sia in grado di far scattare un meccanismo di miglioramento. Conoscendo il nostro senso di inadeguatezza fino in fondo impariamo ad osservalo, a prevederlo e ad arginarlo.

Puoi anche fare uno sforzo in più e scrivere una lista dei tuoi pregi. Ti costerà fatica se non sei abituato, ma inizialmente prendila come un gioco. Rispetta la regola base: devi indicare solo pregi. Prova a segnare quelli che gli altri ti hanno fatto notare, facendoti complimenti oppure osservazioni positive. Scoprirai che ci sono altri elementi della tua persona che emergono e probabilmente riuscirai a riconoscerli più facilmente.

Cambiare abitudini è un altro modo per ingannare il cervello e scardinare strane convinzioni. Gli automatismi a lungo andare non ci fanno bene, non ci permettono di avanzare. Se la paura di sbagliare ti blocca sul posto di lavoro prova a scrivere una lettera a te stesso in cui espliciti questa paura e trovi una soluzione, magari modificando un atteggiamento quotidiano, come entrare a testa bassa in ufficio o tenerti in disparte al tavolo della mensa.

A volte è l’educazione ha lasciare i solchi più indelebili sulla personalità. C’è chi sostiene che l’inadeguatezza dipenda dal mondo in cui siamo cresciuti e dal rapporto con i famigliari stretti: madre, padre e fratelli o sorelle. Eppure non è sempre stato così presente questo tipo di problema. Negli ultimi decenni è scattato l’allarme, forse a causa di un ideale di perfezione veicolato dai mass media. Ma la perfezione non esiste. Fai in bel respiro, ricorda chi sei, unico, fragile ma vero. Trattati bene.

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Serie tv romantiche da vedere: la nostra top five

Il tuo cuore reclama serie tv romantiche da guardare ininterrottamente per guarire il cuore infranto o per far suggellare una nuova relazione appena iniziata? Tra i film di genere quelli sentimentali sono i più ricercati, d’altronde il sentimento immortale che alimenta le relazioni è forse il motore del mondo, ciò che ci spinge a unirci e a vivere felici e contenti, ma sì, a volte anche a soffrire. Per esaudire il tuo desiderio di romanticismo abbiamo cercato di individuare le cinque serie tv sull’amore e i sentimenti più belle di sempre. Leggi l’articolo e prepara i pop corn.

Cinque serie tv d’amore e altre emozioni

Per vedere film romantici un tempo ci si rannicchiava risotto le coperte, d’inverno, con piumone e tè fumanti. Pellicole che duravano ore e ti entravano dentro portandoti alla commozione in modo imbarazzante. Oppure ci si incontrava tra spasimanti ai cinema all’aperto, dove tra scene di passione e di corteggiamenti ci si scambiava il primo bacio. Quei tempi sono leggermente cambiati. La storia dei film sentimentali è lunga, questo genere è da sempre caratterizzato da alcuni aspetti che lo rendono unico:

  • Legami affettivi tra personaggi
  • Focus sui passaggi di una relazione dal corteggiamento al matrimonio
  • Storia sentimentale o ricerca di un amore come tema centrale
  • Ostacoli al sentimento e vicissitudini per superarlo

Questi temi sono declinati in mille modi diversi, dal colpo di fulmine fino alle ossessioni e agli amori nascosti e proibiti per questioni politiche o sociali. I film di genere romantico possono anche appartenere ad altri genere, ad esempio fantascienza, storico e addirittura horror. Temi romantici sono presenti anche in film che per definizione rientrano nella categoria delle pellicole drammatiche.

Nelle serie tv romantiche i temi e le caratteristiche restano le stesse, ciò che cambia è la modalità di costruire la trama, la durata e la serialità della storia, spesso messa in scena per diverse puntate e diverse stagioni. Con questa struttura più lunga e sfaccettata lo spettatore riesce ad addentrarsi nella storia in modo ancora più coinvolgente.

Nonostante il successo senza eguali degli ultimi anni, anche grazie alle piattaforme Netflix, Prime Video, alla tv on demand e alle molteplici possibilità di scelta che viene offerta agli appassionati, le serie tv di genere romantico non sono una novità. Sono sempre esistite. I nostri genitori (e molto probabilmente anche qualcuno di noi) ricordano gli intrecci di Beautiful, Dallas, o ancor di più gli intrighi melensi delle telenovelas latinoamericane.

Ma in questo articolo abbiamo voluto scegliere cinque serie tv della televisione moderna, con un linguaggio seriale basato su nuove sceneggiature che rispecchiano un salto in avanti nella storia della televisione. Eccoti serviti cinque titoli da non perdere.

Dawson’s Creek

serie tv romantiche per ragazziI millenials se la ricordano bene. Questa è stata la serie tv romantiche del nuovo millennio per eccellenza. Appartenente al sottogenere del teen drama, Dawson’s Creek viene trasmessa in Italia a partire dagli anni 2000. I protagonisti delle sei stagioni erano:

 

  • L’aspirante regista Dawson Leery
  • La nuova arrivata Jen Lindley
  • L’amica d’infanzia Joey Potter
  • Pacey Witter il migliore amico

Questi protagonisti sono il fulcro delle prime quattro stagioni. Dalla quarta in poi si aggiungono altri due personaggi, un ragazzo e una ragazza fratelli. Senza temere di fare spoiler (sono passati ormai vent’anni) possiamo affermare che dopo gli intrighi delle prime tre stagioni, il colpo di scena che assicura il salvataggio dal fallimento della serie è il triangolo amoroso Dawson, Joey e Pacey.

La serie fu un successo, nonostante qualche iniziale critica per il grande spazio lasciato alle questioni sessuali. Osiamo dire che il successo di Dawson’s Creek forse è stato proprio questo. Dare voce ad una serie di domande, dialoghi interiori e riflessioni che i giovani dei primi anni Duemila sentivano di non poter fare apertamente.

Friends

Non sappiamo se la famosa sitcom statunitense può rientrare a pieno diritto formale tra le serie tv d’amore più belle di sempre, ma sicuramente è una delle più iconiche degli anni Novanta.
Friends ha accompagnato gli spettatori per dieci anni, attraversando generazioni, rivoluzioni culturali e conquistando circa 52 milioni di persone. Anche se potrebbe tranquillamente finire nella classifica delle serie tv comiche e in quella di sitcom (commedia ambientata in una serie ristretta di ambientazioni) le questioni sentimentali rappresentano uno dei suoi tratti salienti.

I protagonisti di questa mitica serie tv sono sei amici di Manhattan:

  • Rachel (jennifer Aniston) ragazza borghese di cui è innamorato Ross
  • Monica (Courtney Cox) cuoca, sorella di Ross e particolarmente soggetta a ossessioni e nevrosi
  • Phoebe (Lisa Kudrow) orfana eccentrica e anticonformista
  • Joey (Matt LeBlanc) aspirante attore e playboy coinquilino di Chandler
  • Chandler (Matthew Perry) analista contabile sarcastico e sfortunato con le donne
  • Ross (David Schiwimmer) paleontologo, divorziato e innamorato di Rachel

Una serie di vicissitudini lega questi trentenni. Dalla fine del matrimonio di Rachel, con il quale si apre la narrazione, diventano tutti coinquilini nel medesimo piano di un palazzo di Manhattan e assidui frequentatori del Central Perk, la caffetteria che diventa lo scenario di molti dei loro confronti e scontri. Ciò che rende Friends una serie tv romantica sono le storie (più o meno difficili) tra i personaggi. Le più significative sono:

  • Ross e Rachel
  • Chandler e Monica

Sex and the City

Serie tv statunitense che ha accompagnato le donne a cavallo tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila. Non solo un successo televisivo, ma un nuovo concetto di femminilità che ancora diventa citazione sui social e archetipo per narrare un tipo di donna innovativo e libero.

L’ambientazione è New York, le protagoniste quattro amiche tra i 35 e i 40 anni, i temi affrontati dalle protagoniste i seguenti:

  • Ruolo della donna nella società
  • Importanza della famiglia e delle relazioni sentimentali
  • Questioni sessuali
  • Femminilità e importanza della cura di sé

Single attive sessualmente e amanti dei club e dei locali eleganti, queste donne che camminano con gli spettatori verso il nuovo millennio hanno sconvolto il pubblico con il loro modo di parlare di sesso come se fossero uomini. Anche la psicologia dei personaggi è ben strutturata, ognuna di loro è umana, reale e piena di contraddizione come qualsiasi altra donna.

Grey’s Anatomy

Dovevamo a buon diritto inserire questa serie tv tra le preferite di sempre del genere romantico. La sua tagline recita:

Operations. Relations. Complications.

Il sottogenere è quello del medical drama (come ER per intenderci) ma la trama è basata sulla vita di Meredith Grey, ormai personaggio culto e protagonista di gif, meme e altri approfondimenti sui social. L’esperienza della protagonista a contatto con un gruppo di giovani coinquilini e soprattutto con Derek (che si scopre essere il suo supervisore) renderà molto appassionante la passione per la chirurgia e tutti gli altri aspetti della sua vita che si incontrano con le peripezie sentimentali.

New Girl

Forse è poco conosciuta, forse è addirittura poco apprezzata. Ma l’abbiamo scelta perché è assolutamente folle, dinamica, scanzonata e perché si è conclusa quest’anno dopo ben sette stagioni.

L’assurda protagonista Jess, trentenne che si trovaconfusa e smarrita dopo la fine di una lunga relazione, cerca casa e si ritrova catapultata in un appartamento con tre ragazzi:

  • Nick, un barista
  • Schmidt, un dongiovanni dei tempi moderni
  • Winston, un giocatore di basket che cerca di ricostruire la sua vita

migliori film romantici

Lei, piccola e frizzante, porta scompiglio, allegria e goffaggine dentro la loro casa, insieme alla presenza di un altro personaggio importante: Cece, sua migliore amica e avvenente modella di origini indiane. Nonostante gli iniziali problemi di convivenza i ragazzi costruiscono una solida amicizia e durante le varie stagioni imparano a volersi bene, in molti modi diversi e a comprendere sempre meglio di cosa è fatta la vita: amore, sfide, risate.

La lista si conclude qui, anche se ci sarebbero ancora molti titoli da suggerire. Intanto goditi le emozioni di queste serie tv romantiche, una tira l’altra, come i baci.

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Yoga per principianti: ecco come iniziare

Lo yoga per principianti è una tecnica utile a ritrovare uno stato di benessere psicofisico. Iniziare a praticare questa disciplina è semplice e si può farlo comodamente da casa, anche se la supervisione di un insegnante è caldamente consigliata. Questa tradizione millenaria coniuga molti aspetti: mente, corpo e spirito. Per imparare a conoscerla e per iniziare a praticare in sicurezza qualche esercizio abbiamo scritto questo articolo con l’aiuto di un esperto.

Che cos’è lo yoga

Tutti conoscono le posizioni di yoga. Ma forse non tutti sanno che lo yoga esiste da millenni. Sì, parliamo di millenni e non di secoli, tanto è profonda e antica l’origine di questa disciplina. Lo scopo è il miglioramento della persona, non solo del suo fisico e della sua postura, ma di tutti i livelli (spirituali e mentali). Gli aspetti più conosciuti della tradizione yogica sono:

  • Respiro
  • Spiritualità
  • Tecniche corporee

yoga per dimagrire

Ma dietro c’è una filosofia che comprende molto altro, dai testi sacri alla dieta, dalle pratiche di igiene quotidiana fino alla condotta sessuale. Stiamo parlando di uno stile di vita e di una concezione dell’esistenza ampia che abbraccia ogni cosa e che si fonda sulla certezza che ogni cosa è collegata. Il termine “yoga” significa appunto unione, un legame che porta ogni elemento dell’esistenza ad entrare in relazione. Per questo motivo una posizione di yoga può agire anche sullo stato psicofisico, perché il corpo agisce sulla mente e viceversa. Un pensiero può causare un sintomo fisico. Se hai già avvertito questa percezione nella tua vita forse ti sei avvicinato allo yoga proprio per tale ragione. Ma le tecniche yogiche sono diverse per stile e tradizione, imparare a conoscerle ti può aiutare a trovare quella giusta per te. Nel prossimo paragrafo descriveremo le i principali stili di yoga e le loro differenze.

Scegliere il giusto tipo di yoga

Iniziare a fare yoga presuppone il giusto spirito accogliente e aperto nei confronti delle novità. Non si tratta di uno sport ma di qualcosa di profondo che trascende dall’aspetto meramente fisico e si avvicina maggiormente all’approccio delle arti marziali. Entrambe sono disciplina, non solo perché possiedono regole ma perché danno una direzione, sono capaci di apportare cambiamenti positivi a livello mentale, aiutando a sviluppare:

  • Chiarezza
  • Serenità
  • Calma
  • Determinazione
  • Coraggio

Questa qualità provengono da punti molto profondi del nostro essere, collegati in parte al corpo fisico ma appartenenti anche ad altri corpi definiti dalla tradizione yoga come “sottili”: i chakra. Sono sette punti energetici situati lungo la colonna vertebrale, posizionati nelle seguenti parti del corpo:

  • Tra coccige e pube
  • Metà inferiore del ventre
  • Metà superiore del ventre
  • Centro del petto
  • Centro del collo
  • Centro della fronte
  • Sopra il cranio

Ogni punto è legato a delle qualità, delle sensazioni, a dei colori. Ad esempio, per eliminare le paure ed ottenere coraggio si lavora sul terzo chakra, colore giallo, legato allo stomaco e all’elemento fuoco. Gli esercizi di yoga per rafforzare questo centro energetico lavorando sulla sicurezza in sé stessi aumentano la sensazione di coraggio e affievoliscono i timori. Questo è solo un esempio, ma ne esistono di innumerevoli. Tutti i vari stili yogici intervengono sul sistema dei chakra, ma non tutti possono risuonare con la tua personalità, anche in questo caso è una questione di preferenze. Impariamo a conoscere i diversi stili per trovare quello adatto a te.

Hayha Yoga

Il più antico e per certi versi il più tradizionale stile di yoga. Posizioni mantenute e stiramenti lunghi e profondi. Una parte di queste lezioni di yoga è basata sul pranayama: tecnica di respirazione consapevole che agisce su tutti i corpi apportano numerosi benefici. Le componenti di una classe di hatha yoga sono:

  • Posture
  • Respirazione
  • Rilassamento
  • Meditazione

Si tratta della suddivisione classica di tutte le lezioni di yoga, simile in quasi tutti gli stili. Questo è lo stile più adatto ai principianti, ma spesso anche i più esperti in altre discipline tornano a praticarlo sovente perché apporta una sensazione di equilibrio impagabile.

Ashtanga Yoga

La ragione per cui sei diventato un principiante di yoga è la perdita di peso. Non ti vergognare della tua motivazione. Nel mondo yogico si pensa che tutte le ragioni che conducono alla disciplina sono degne di esistere e bisogna essere grati alla vita e alle sue sfide se ci portano a praticare. Grazie all’ashtanga yoga si perde peso perché oltre ad eseguire le classiche posizioni di yoga si raggiungono livelli di cardio altissimi, per una quasi totale assenza di riposo tra un esercizio e l’altro. Forse non è molto adatto per i principianti, soprattutto se non pratichi alcun tipo di sport da tanto tempo.

Yoga Iyengar

modi per praticare yoga

I maestri di yoga sono tanti, tutti celebrati dai propri discepoli come dei guru. Uno di questi è stato Iyengar, che ha diffuso la conoscenza di una serie di asana (come si chiamano le posizioni yoga in gergo “tecnico) e della loro capacità di agire sulla biomeccanica del corpo. Un buon insegnante è capace di guidare un principiante ad eseguire gli esercizi senza il rischio di provocare lesioni o di forzare le articolazioni o altre parti del corpo. È particolarmente acrobatico e spettacolare se lo si pratica per tanto tempo e si raggiungono i livelli di flessibilità adatti.

Vinyasa Yoga

Possiamo definire questo stile come dolce. Gli effetti restano potenti, ma l’armonizzazione con il respiro fa sembrare una classe di vinyasa una lezione di danza, il passaggio da un esercizio all’altro e fluido e scorrevole, eseguito con una respirazione di supporto. Vi significa “in modo speciale”, nyasa “posizionare”. Letteralmente la parola si traduce come “posizionare in modo speciale”, questo modo è il collegamento tra movimento e respiro.

Kundalini Yoga

Molto diverso da

gli stili di yoga classici il Kundalini mette insieme:

  • Movimento
  • Respirazione dinamica
  • Meditazione

Le posizioni sono dinamiche, energetiche e finalizzate al risveglio della kundalini: l’energia primordiale che risiede alla radice della colonna vertebrale e che dev’essere appunto risvegliata. Le azioni 

fisiche e mentali (meditazione e recitazione dei mantra) sono in gradi di agire direttamente sul sistema nervoso e su quello ghiandolare (oltre che sui chakra) aumentando la capacità di gestire lo stress e la lucidità mentale.

Posizioni Yoga per principianti

Quando si comincia a fare yoga si vorrebbero fare tante incredibili cose che si sono viste in televisione e nelle riviste. Portare le gambe dietro al collo, piegarsi in avanti e toccare le punte dei piedi con leggiadria, ma scordatelo. O meglio, rimanda questo momento di qualche mese. Per ottenere quei risultati nella pratica dello yoga ci vuole tempo e costanza. Ma per iniziare ecco qualche esercizio da fare pe

r sciogliersi e trovare la giusta forma:

Tadasana: la posizione della montagna

Semplicemente stare in piedi. Ma non è semplice! Farlo con consapevolezza è difficile ma anche estramamente utile. Serve per il radicamento a terra, per trovare stabilità e fermezza.

Uttanasana: piegamento in avanti

Anche piegarsi in avanti sembra semplice ma non lo è. Si esegue sopra il tappetino e lentamente, per farla correttamente bisogna farsi aiutare da un insegnante. Con il passare dei giorni il piegamento diventa sempre più profondo ed efficace.

Bhujangasana: posizione del cobra

Piegamento all’indietro che si esegue pancia a terra e con le mani all’altezza delle spalle. Inspirando ci si solleva sulle braccia mantenendo il mento vicino al collo e lo sguardo rivolto in avanti. Il respiro è lento e profondo. Apre il petto e le spalle ed è utile a chi sta tante ore davanti al computer. Il nostro espero la consiglia agli studenti dei nostri corsi di laurea on line che ne traggono grande giovamento.

Se ti incuriosisce questo modo di allenare corpo e mente insieme ad essere flessibili, gioiosi e forti prova a cercare un corso di yoga vicino a te. Trovi anche molte classi di yoga on line, video e tutorial interessanti, ma per approfondire il tema e per non rischiare di compromettere il tuo corpo eseguendo male gli esercizi ti suggeriamo di contattare un insegnante e di intraprendere questo fantastico viaggio nella tradizione yogica guidato da una persona competente.

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Pianeti del sistema solare: ecco quali sono

Gli uomini hanno sempre osservato i pianeti del sistema solare, ma non erano consapevoli di cos’erano in realtà quelle luci nel cielo. Il fascino della volta stellata ha tenuto gli esseri umani con il naso all’insù per millenni. Solo recentemente la tecnologia ha sviluppato le competenze per apprendere cosa si nasconde nel cielo, grazie ai progressi dell’Ingegneria Aerospaziale e di altre scienze che ogni giorno vengono applicate per l’esplorazione dello spazio. Nonostante gli studi c’è ancora poca conoscenza della materia. Per questo abbiamo scelto di scrivere questa guida sul sistema solare. Ti aiutiamo ad entrare nel mondo dell’astronomia e a conoscere meglio i pianeti.

Quanti sono i pianeti del sistema solare?

Il sistema solare si chiama così per il fatto che il Sole, l’astro più grande occupa buona parte di questo sistema, circa il 99,9%. Le dimensioni dell’universo sono incalcolabili, nonostante siano state create delle unità di misura per le esigenze della scienza.

Senza fornire dati che confonderebbero le idee ai non addetti ai lavori,

È importante conoscere questo sistema perché il nostro pianeta ne fa parte: la Terra. Ma chi ci fa compagnia nello spazio? Ecco i pianeti – e non solo – che costituiscono questo affascinante sistema:

  • Quattro pianeti rocciosi interni
  • Quattro giganti gassosi esterni
  • Cinque pianeti nani
  • Satelliti naturali
  • Corpi minori

lista dei pianeti del sistema solare

Da questa lista abbiamo capito che non ci sono solo pianeti, ma altri corpi celesti. Ma soprattutto abbiamo notato che i pianeti vengono distinti in due diverse categorie: pianeti interni rocciosi e pianeti esterni giganti gassosi.

I pianeti interni sono i seguenti:

  • Mercurio
  • Venere
  • Terra
  • Marte

La loro struttura si è formata su un nucleo metallico circondato da uno strato di silicati. La loro genesi è probabilmente il frutto di cambiamenti avvenuti in seguito all’attività vulcanica e tettonica che si è interrotta per tutti quanti meno che per il pianeta Terra.

I pianeti esterni, i cosiddetti pianeti giganti gassosi, sono:

  • Giove
  • Saturno
  • Urano
  • Nettuno

Sono delle enormi sfere di idrogeno, elio, metano, acqua e ammoniaca. Per quanto si può sapere molto probabilmente anche i pianeti giganti hanno un nucleo di metalli, silicati ed acqua. Giove, Saturno e Nettuno irradiano calore, proprio come il sole. L’unico che non sprigiona calore è Urano.

I satelliti naturali, i pianeti minori e altri corpi celesti

Conosciamo tutti un satellite naturale, lo osserviamo crescere e decrescere tutti i mesi, da sempre, sopra le nostre teste. La Luna è l’esempio più immediato, perché orbita intorno alla Terra, ma è bellissimo scoprire che di questi corpi celesti ce ne sono diversi, circa centocinquanta e che con estrema probabilità gli altri sistemi planetari, in altre galassie, ne possiedono altrettanti se non di più.

Gli altri pianeti che con noi condividono il sistema solare hanno estesi sistemi di satelliti. Venere e Mercurio però non ne possiedono nessuno.

Intorno e dentro il sistema solari abbiamo affermato la presenza di cinque pianeti nani. Questi sono:

  • Haumea
  • Makemake
  • Eris
  • Cerere
  • Plutone

È importante sottolineare come Plutone non sia considerato attualmente considerato un pianeta. Il dibattito tra gli esperti e gli studiosi è stato parecchio acceso e per diverso tempo anche questo piccolo pianeta sembrava essere parte integrante dei pianeti del sistema solare.

Dei corpi minori fanno invece parte:

  • Le cinture asteroidali
  • Le comete
  • I meteoroidi
  • La polvere interplanetaria

Ci sono molti altri elementi che caratterizzano questo ambiente così lontano. Il vento solare, che si crea dall’espandersi della corona solare, è una presenza costante che avvolge tutto il sistema solare, creando una “bolla interstellare” anche chiamata eliosfera.

Le caratteristiche dei pianeti

Il pianeta è di solito di forma sferica e riflette la luce del Sole. Queste due caratteristiche sono pressoché imprescindibile per ogni corpo celeste definito pianeta. Altri elementi tipici possono essere:

  • Superficie esterna fredda
  • Dimensioni inferiori alle stelle
  • Moto di rivoluzione intorno al sole
  • Moto di rotazione

Questo movimento ci consente di osservare il cambiamento di posizione nella volta celeste, rispetto alle stelle fisse. Le traiettorie dei pianeti generalmente compiono un movimento ellittico, in cui uno dei due punti focali e occupato dal sole, ad eccezione di Plutone (che non è un pianeta maggiore) e di Mercurio.

Il moto di rotazione porta il pianeta a ruotare su sé stesso intorno ad un asse di rotazione. Questi movimenti avvengono in senso antiorario.

Analizziamo i pianeti in dettaglio, secondo l’ordine in cui vengono nominati, ossia a seconda della loro distanza dal sole in ordine crescente.

Mercurio

Questo piccolo pianeta – il più piccolo del sistema solare – è il più vicino al Sole. È caratterizzato da una forte densità e la sua rotazione dura 59 giorni terrestri, mentre la rivoluzione circa 88 giorni.

Proprio a causa della sua vicinanza il suo moto risulta rallentato e la sua temperatura altissima: circa 700 K.

Sulla sua superficie vi è assenza d’acqua e di atmosfera. Il nucleo metallico al suo interno è simile a quello del pianeta Terra.

Osservare Mercurio è interessante perché il suo aspetto è rimasto invariato nel tempo, non essendo stato protagonista di cambiamenti morfologici in seguito alla sua origine, anche a causa della mancanza di attività vulcanica.

Venere

Del pianeta Venere si è soliti dire che assomiglia più degli altri alla Terra. Si può osservare nel cielo poco prima dell’alba e subito dopo il tramonto grazie ad un’accesa luminosità e alla sua vicinanza con il Sole.

Inoltre è un pianeta dalle altissime temperature, può arrivare intorno ai 720 K di giorno. L’atmosfera carica di anidride carbonica crea un pesante effetto serra ed è questa la causa di un calore così forte.

Prima che esistessero le moderne conoscenze e interi corsi di laurea di Ingegneria Aerospaziale e Astrofisica gli uomini che osservavano il cielo erano convinti di vedere due pianeti diversi, al mattino e alla sera, ma in realtà si trattava sempre di Venere.

Marte

Il “pianeta rosso” ha dimensioni minori di quelle terrestri e può essere notate anche a occhio nudo grazie ad una tipica colorazione rossastra.

Dell’atmosfera marziana possiamo dire che è particolarmente rarefatta, ossia caratterizzata da una percentuale altissima di anidride carbonica e di vapore acqueo. Le tempeste di polvere che imperversano sulla sua superficie sono di notevole impatto e arrivano ad erodere la crosta e a modificarne l’aspetto. Proprio questa polvere che si innalza ha un colore rosso ed è la motivazione di questo tratto peculiare del pianeta.

Anche su Marte esistono le stagioni, anche se di diversa durata e intensità rispetto a quelle che conosciamo noi.

Il fatto che Marte sia stato spesso considerato un pianeta ospitale, per la presenza d’acqua e di altri elementi simili a quelli esistenti sulla Terra, lo ha posto al centro delle ricerche finalizzate a scoprire e intercettare forme di vita aliena.

Giove

Il gigante del sistema solare, Giove ha una dimensione di due volte e mezzo superiore rispetto a quella di tutti gli otto pianeti del sistema solare. Per certe caratteristiche è simile al sole.

Ha uno strato esterno gassoso, soprattutto di gas idrogeno ed elio, metano, vapore acqueo e altro. Lo strato interno compatto è invece costituito di idrogeno metallico.

quanti sono i pianeti del sistema solare

All’esterno invece sono presenti delle bande scure e chiare e dei vortici. La durata dei giorni gioviani è molto breve: un giorno dura 10 ore. Ma un anno su Giove in realtà corrisponde a dodici anni terrestri.

Come abbiamo detto precedentemente Giove ha diversi satelliti naturali, che si chiamano:

  • Europa
  • Callisto
  • Ganimede
  • Europa

Con dimensioni molto simili a quelle della Luna.

Saturno, Urano, Nettuno

Questi pianeti sono più distanti dal sole. Saturno ha una massa particolarmente grande, ben 95 volte più grande rispetto a quella della Terra. La sua caratteristica più famosa sono i famosi anelli.

Urano ha una densità media e una colorazione celeste conferitagli dalla cospicua presenza di metano. La sua struttura è suddivisa in tre strati:

  • Superficie (idrogeno molecolare)
  • Intermedio (acqua e metalli)
  • Interno (nucleo roccioso)

Nettuno invece è ancora poco conosciuto proprio perché particolarmente lontano da noi. Ha una struttura a bande e come Urano possiede degli anelli intorno. Nonostante la sua lontananza è stato scoperto nel 1846, contrariamente ad Urano che venne scoperto nel 1986. Ma per sapere di più del pianeta “acquatico” dobbiamo aspettare gli avanzamenti degli studi. Attualmente ancora non esistono strumenti sufficienti per l’esplorazione a quelle distanze.

 

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Invenzione della stampa: cronostoria e protagonisti

L’invenzione della stampa ha cambiato radicalmente la storia del mondo. Anche se adesso leggi questo articolo dallo schermo di un pc tutto quello che vedi qui è frutto di uno studio e di una conoscenza che esiste grazie soprattutto alla carta stampata. Al confronto con la totalità della storia dell’uomo emerge che la stampa è un’invenzione recente, scopriamo insieme gli eventi che hanno portato a questa scoperta rivoluzionaria.

Gutenberg e il primo libro stampato

invenzione dei caratteri mobiliC’è sicuramente una data che viene ufficialmente riconosciuta come data di invenzione della stampa: il 1455. In quest’anno Gutenberg stampa la Bibbia. Era il primo libro di questa rilevanza ad essere stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Da quel momento in poi in tutta Europa si diffonderà questo metodo di stampa, propagandosi insieme alle infinite possibilità di circolazione del sapere.

L’utilizzo della stampa a caratteri mobili rese più veloce la produzione di libri e la loro diffusione, tale cambiamento coincise con una democratizzazione del pensiero in Occidente, finalmente libero di circolare, di muoversi e di giungere in qualsiasi angolo del continente.

Certo, questo processo non fu immediato, per attecchire ebbe bisogno di molto tempo, ma ormai l’invenzione della stampa, eliminando la procedura manuale lunga e dispendiosa, aveva innescato un processo culturale destinato a crescere a dismisura.

Non possiamo non ricondurre ad una necessità più pressante di libri questa innovazione. Nel Rinascimento, con la nascita delle accademiche e delle facoltà, insieme alla riscoperta di scritti degli antichi filosofi, c’era un bisogno di libri molto forte e sentito. La cultura non era relegata all’interno degli ordini ecclesiastici, ma anzi, si faceva sempre più spazio tra altri settori della società.

Nonostante la Bibbia fosse il primo volume di tale importanza ad essere stampato con la nuova tecnica, furono tanti i volumi dati alla stampa per una larga diffusione, come romanzi e manuali professionali. Ma allora, ricapitolando, quali sono state le cause che hanno portato alla diffusione della stampa?

  • Nascita delle accademie
  • Diffusione della cultura nei contesti laici
  • Riscoperta di antichi manoscritti

I libri e la scrittura prima della stampa

Era palese che il libro era un oggetto destinato ad avere successo. Era un mercato in crescita e questo spingeva molti a puntare su innovazioni e tecniche nuove di produzione dei testi, capaci di dimezzare tempi e costi. Gutenberg non fu il solo. In quel periodo di poco precedente all’invenzione dei caratteri mobili si susseguirono diverse innovazioni:

  • Scrittura mercantesca
  • Xilografia

La prima non era un tecnica di stampa ma bensì di scrittura, come dice la definizione stessa. Si sviluppò in Italia dove il commercio faceva prosperare la borghesia mercantile. Gli artigiani e i commercianti avevano bisogno di:

  • Libri di conteggio per entrate e uscite
  • Inventari
  • Ricevute fiscali

E quanto il mercato era florido c’era bisogno di una costante ed efficace produzione di questi documenti. Il mercante possedeva diverse competenze, acquisite in scuole speciali in cui, ovviamente, veniva insegnata anche la scrittura. Un tipo ben preciso di scrittura, in lingua povera e volgare e non in latino: la scrittura mercantesca. Questa modalità si sviluppò soprattutto in Toscana e precisamente a Firenze, ma velocemente si propagò in tutta Italia. Ecco i suoi elementi caratteristici:

  • Rotondità delle lettere
  • Minor slancio delle aste
  • Corsiva con pochi legamenti
  • Corpo delle lettere schiacciato
  • Penna a taglio tondo con punta dritto
  • Mancanza di maiuscole e punteggiatura

Questa scrittura divenne famosa grazie a Boccaccio che la utilizzò per scrivere il Decamerone.

La xilografia invece assomiglia di più ad una tecnica di stampa, anche se sarebbe più opportuno definirla tecnica di copiatura. Serve a riprodurre una copia in numero elevato. L’origine di questo metodo non è europeo ma bensì cinese, fu da lì che approdò infine in Europa intorno al 1300. Venne utilizzata molto per la riproduzione di immagini, successivamente anche per la produzione di testi.

I caratteri tipografici di Gutenberg

bibbia di gutenbergLa stampa non sarebbe mai potuta esistere senza lo studio e l’invenzione dei caratteri tipografici. Sono questi elementi ad essere alla base del funzionamento che conosciamo.
Sono tasselli metallici in cui viene intagliato a rilievo in carattere si ogni singola lettera. Non sono un’invenzione europea in realtà, poiché arrivato dalla Cina e dall’Oriente in generale. In Corea erano prodotti con il bronzo e utilizzati fin dal XIII secolo.

La disposizione su un telaio di questi caratteri componeva la pagina da stampare. Non si doveva più incidere una pagina per volta, che era pronta da imprimere in pochi secondi per essere riprodotta quante volte lo si desiderava.

Fu Gutenberg ad inventarli. Tutti noi dobbiamo moltissimo a questo personaggio. Era figlio di orafi e furono proprio le competenze del padre ad aiutarlo a realizzare questo meccanismo dei caratteri tipografici. Nonostante l’esilio a Magonza alla fine degli anni Venti del Quattrocento continuò a ragionare sulla sua nuova idea per stampare libri.

Tornato da Magonza, grazie ai finanziamenti di un di un borghese iniziò a produrre i suoi macchinari, che perse però proprio a causa di un processo relativo all’indebitamento rispetto a questi prestiti.
La Bibbia fu un’opera speciale, ma non l’unica. Ecco gli altri esemplari di fogli stampati che si possono ricondurre a Gutenberg:

  • Indulgenze per la guerra al turco nel 1452
  • Bibbia primitiva a 36 caratteri nel 1452
  • Seconda edizione della Bibbia nel 1454

Ma fu il testo sacro del 1455 a 42 caratteri a rappresentare la più alta rappresentazione del suo talento. Si trattava di un’opera anche piuttosto raffinata, con abbreviazioni e l’utilizzo di 300 caratteri tipografici diversi.

L’evoluzione della stampa in Italia

Da allora in poi il fenomeno fu inarrestabile. Dal 1470 in poi dalla Germania si estende all’Italia, da lì a tutta l’Europa il passo è breve.
Per quanto riguarda l’Italia il personaggio più rilevante è senza dubbio Aldo Munuzio. Un umanista che stabilitosi a Venezia da Bassiano grazie ad una riproduzione della macchina di Gutenberg riuscì a produrre degli esemplari bellissimi di classici latini, greci e italiani.
Un altro esperimento interessante fu quello della realizzazione di un libro scritto appositamente pensando alla tipologia di stampa. L’Hypenerotomachia Poliphili è un romanzo scritto proprio con una lingua inventata, in grado di far emergere la genialità e la potenzialità creativa della stampa stessa e di tutta la tipografia, che poteva finalmente ergersi quasi a forma d’arte.

Forse all’inizio nessuno si rese ben conto di cosa significasse l’invenzione della stampa. Ma passarono pochi decenni perché tutti potessero comprendere la portata rivoluzionaria. Ecco quali sono state nel breve e lungo periodo le conseguenze più importanti:

  • I libri divennero accessibili ad un pubblico ampio
  • La chiesa non poté più controllare il contenuto dei libri
  • Le idee di qualsiasi tipo circolavano rapidamente

Se pensiamo anche alla riforma di Martin Lutero, all’affissione delle tesi e alla diffusione molto rapida del suo pensiero, possiamo avere una minima idea di quanto la stampa influenzò anche a livello politico, religioso e culturale la vita delle persone e la storia dell’Umanità.

La stampa è diventato sinonimo stesso di divulgazione. L’ambito giornalistico, grazie al quale le notizie giungono da una parte all’altra con celerità, si è sviluppato grazie a questa invenzione. Prima ci si poteva informare solo trasmettendo notizie oralmente, immagina che grande apporto Gutenberg ha dato alla nostra possibilità di sapere cosa accade nel mondo.

In sintesi ecco le conseguenze più rilevanti dell’invenzione della stampa:

  • Nascita di una letteratura di consumo
  • Diffusione notizie a stampa
  • Standardizzazione del pensiero
  • Standardizzazione dei linguaggi volgari

Non è semplice sintetizzare una delle scoperte migliori dell’uomo, ma speriamo che questo articolo abbia espresso a sufficienza la nostra gratitudine nei confronti di Gutenberg e di tutti i protagonisti che hanno contribuito a far crescere e diffondere la stampa.

 

 

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Tesi diritto penale: quello che devi sapere

Gli studenti che scelgono di scrivere una tesi in diritto penale sono tanti. D’altronde si tratta di una delle branche più interessanti e articolate del diritto, che si occupa dei reati e delle pene. Lo studio dell’ordinamento giuridico e del diritto pubblico sono parte integrante di questo settore e chi si accinge a scegliere un argomento di tesi in questa area di studi deve esserne consapevole. In questo articolo ti forniamo indizi, suggerimenti e consigli pratici per realizzare un progetto di tesi rigoroso, perfetto per portare a casa il massimo dei voti e il bacio accademico.

Il diritto penale come argomento di tesi

Le norme relative ai reati e anche tutte le pene contenute nel Codice Penale. C’è molto, molto da studiare, ma questo probabilmente lo sai già. È stata una grossa sfida superare tutti quegli esami, imparare e ricordare come lo Stato stabilisce pene corrispondenti ai reati, ma ci sei riuscito e hai provato talmente tanta soddisfazione che al momento di scegliere l’argomento di tesi in giurisprudenza non hai avuto dubbi: il diritto penale.

Lo stato italiano, come praticamente tutti gli Stati del mondo proibisce determinati comportamenti, definiti reati. Il meccanismo di proibizione prevede anche la minaccia di una sanzione: la pena. Tale meccanismo è instaurato a supporto del mantenimento dei valori fondanti di uno stato e di un popolo. Ci sono tre tipi di reati o illeciti:

  • Reati penali
  • Reati civili
  • Reati amministrativi

A questi corrispondono precise sanzioni che possono essere di due tipi: civili o amministrative.

I reati penali si dividono invece in:

  • Delitti
  • Contravvenzioni

studente diritto penale

I primi prevedono pene più severe, che vanno dall’ergastolo alla multa, mentre le seconde prevedono pene che vanno dall’arresto all’ammenda. Dunque in sintesi una tesi di diritto penale affronterà una questione che ha come focus la disposizione penale, composta da questi due elementi essenziali:

  • Precetto
  • Sanzione

Il precetto è la proibizione di un dato comportamento, mentre la sanzione è la conseguenza prevista per tale violazione del precetto.

Scrivere una tesi in diritto penale

La redazione di una tesi di laurea in giurisprudenza prevede un percorso di approfondimento della disciplina entusiasmante ma al tempo stesso impegnativo. Per non perdere la pazienza fin da subito è meglio procedere seguendo un percorso a tappe.

L’obiettivo di una tesi di diritto, valido anche per altre materie, è quello di realizzare un progetto unico, un lavoro autentico in cui, forse per la prima volta, lo studente è autore. Originalità, accuratezza e metodo sono parole importanti, non lasciarti sfuggire nessuno di questi aspetti.

Scegli un argomento di tesi nuovo e accattivante. Esegui il lavoro di ricerca con strumenti e fonti adeguate e impiega il giusto tempo per iniziare la tesi di laurea nel migliore dei modi, portarla avanti e concluderla con la giusta cura e attenzione.

I punti essenziali della redazione di una tesi in diritto efficace sono:

  • La scelta dell’argomento
  • Il metodo di ricerca
  • La trattazione dell’argomento
  • Le fonti

Tratteremo nel dettaglio i vari punti per fornirti una panoramica ragionata dei vari passaggi e delle caratteristiche che deve possedere una tesi vincente.

La scelta dell’argomento: diritto penale

Non fermarti ad un solo argomento. Avrai sicuramente individuato un topic che ti risuona particolarmente, ma non ti chiudere altre porte. Resta aperto a nuove proposte. Possono arrivare dal tuo relatore, ad esempio. Il titolare della cattedra in diritto penale dovrebbe essere il professore giusto per accompagnarti in questo percorso di elaborazione, insieme a lui deciderai quale sarà effettivamente il tema trattato e potrai già individuare un titolo da presentare alla segreteria, che potrai eventualmente cambiare qualora dovessi cambiare idea.

Un argomento per la tesi in materia penale deve possibilmente essere:

  • Attuale
  • Di ampio respiro
  • Stimolante

Possono sembrarti consigli campati in aria, ma gli studenti dei nostri corsi di laurea in giurisprudenza e gli stessi docenti sanno che una tesi in diritto penale che si occupa di questioni odierne, dibattute dall’opinione pubblica e sensibili per la collettività sono quelle che interessano maggiormente i professori della commissione e qualsiasi altro lettore.

Soprattutto per le tesi di laurea della triennale è consigliabile non addentrarsi senza cognizione di causa in territori spinosi. La materia prevede l’apprendimento di un corpus di nozioni davvero notevole. Meglio non impelagarsi in questioni che potrebbero condurre la tesi in un vicolo cieco, in cui gli approfondimenti non finiscono mai. Meglio esporre concetti generali e fare excursus più generici, per poi alla specialistica scendere maggiormente nel dettaglio e supportare ciò che è stato fatto con un ulteriore approfondimento.

La ricerca del materiale

Le fonti e la loro attendibilità è una questione che sta a cuore a tutti: docenti e studenti. Internet ha portato enormi benefici alla collettività, come la possibilità di fare l’università on line, direttamente da casa. Ma i canali di informazione odierni non bastano per scrivere una tesi di laurea, non solo, possono essere di supporto ma vanno selezionati rigorosamente.

Le ricerca e lo studio delle fonti e di materiale di riferimento non sono da considerare due attività da fare una volta individuato l’argomento, anzi. Può essere di grande aiuto nella scelta la lettura di:

  • Rivista italiana di diritto e procedura penale
  • Archivio penale
  • Indice penale
  • Cassazione penale
  • La legislazione penale
  • Il sito penalecontemporaneo.it

A dimostrazione del fatto che internet ha una validissima percentuale di fonti di livello abbiamo voluto inserire questo sito internet, da cui reperire spunti e altro per scrivere la tesi.

Un canale da non sottovalutare, oltre a quello virtuale, è quello bibliotecario. Le facoltà universitarie sono spesso le sedi delle biblioteche di dipartimento. In quelle di settore (ma anche in altre ben fornite) è possibile trovare molto materiale disponibile.

Come trattare l’argomento della tesi

La tesi è tua, dimostralo. L’idea di fonda che guida un buon progetto di redazione è l’esposizione chiara della propria opinione, attraverso la rassegna di pensieri, riflessioni e citazioni che supportano questa posizione o di ricerche che dimostrino la sua validità.

Ogni volta che si scrive un capitolo, un paragrafo è molto importante riflettere attentamente sul contenuto proposto e sulla formattazione con cui viene esposto. Queste le caratteristiche che deve possedere:

  • Le fonti tratte dalla letteratura devono essere esplicitate (virgolette, note, etc.)
  • Dati e informazioni devono essere confermati dalle note in cui si cita la fonte
  • Opinioni personali sono accolte solo se supportate dall’elaborazione del materiale studiato

Per quanto riguarda la formattazione della tesi di laurea, con indicazioni tecniche sull’inserimento delle note e delle citazioni rimandiamo al famoso manuale di Umberto Eco su come scrivere una tesi di laurea, tuttora il best seller su questo argomento a decenni dalla pubblicazione. Un paragrafo a parte meritano le citazioni, che in all’interno di una tesi di giurisprudenza meritano un discorso a parte.

Le citazioni in diritto penale

Come abbiamo detto poco fa le citazioni vanno inserite nelle note, ma ci sono delle regole da rispettare, ferree soprattutto in questo caso. L’uniformità della tesi, intesa come precisione nella redazione degli elementi, è un altro punto in più per giungere al massimo dei voti.

Per la materia di cui stiamo parlando esistono tre tipi di fonti da citare:

  • Giurisprudenza
  • Legislazione e normativa
  • Dottrina

argomenti tesi diritto penale processuale

Nella prima soprattutto è molto importante utilizzare correttamente le abbreviazioni, solo nelle note, mentre nel testo si può citare per esteso, ad esempio la singola sentenza.

Ognuna di queste fonti ha regole particolari, che poi si ripetono anche per la stesura di un altro importante elemento della tesi: la bibliografia. Assicurati di avere sempre a portata di mano il documento che ti viene dato a fine corso di laurea su come scrivere la tesi, dove tutte queste indicazioni sono spiegate chiaramente.

Ora è arrivato il momento di iniziare a scrivere, abbi rispetto e sii orgoglioso del lavoro che stai facendo, vedrai che la tua tesi sarà un successo.

 

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Come credere in se stessi: consigli utili per la tua autostima

Ci sono manuali, articoli e corsi interi che insegnano come credere in se stessi. A cosa è dovuta questa impennata di richieste per migliorare la propria percezione di se? Forse la crisi economica ha coinciso con una crisi più profonda, in cui le certezze di ogni tipo sono crollate lasciando un vuoto da colmare, tanto impegno da infondere nelle sfide quotidiane e molto lavoro interiore da fare per gestire i cambiamenti e gli ostacoli. L’autostima è alla base di una vita sana, sia per la mente che per il corpo. In questo articolo vogliamo offrirti qualche utile consiglio su come allenarla, ritrovarla e non perderla mai.

Come ritrovare te stesso

Pensi che credere in se stessi sia qualcosa che a lungo andare porta ad avere atteggiamenti egoistici? Forse ti hanno insegnato che devi sempre essere umile, abbassare la testa, porgere l’altra guancia. L’umiltà è una virtù, certo. Ma quando è troppo diventa un’arma a doppio taglio, che non ti consente di vedere quanto vali e quanto è grande il contributo che porta la tua presenza nel mondo.

Nonostante una miriade di studi, di corsi di laurea in psicologia, di specializzazioni che uniscono gli approcci di varie discipline, non si è ancora giunti a comprendere quale sia il segreto dell’autostima e quello per insegnare davvero a come credere in se stessi. Non c’è una verità assoluta in questo campo. Se pensi che sia dovuto allo status sociale, ti sbagli. Ci sono persone benestanti con seri problemi di fiducia nelle proprie qualità e persone che vivono con l’essenziale ed emanano quel fascino di chi sa il fatto suo.

Pronto a iniziare questo viaggio meraviglioso che ti condurrà a brillare della tua propria luce?

Come migliorare la stima di te

autostima come migliorarlaNon è facile resistere agli urti della vita e acquisire fiducia in se stessi. Un giorno cammini spensierato per i sentieri dell’esistenza, il giorno dopo tutto cambia. Un evento spiacevole, come una separazione o un licenziamento, possono provocare una crisi della persona. L’individuo si interroga: perché a me? Cosa ho sbagliato? Allora, se inizia a puntare il dito contro se stesso e a concentrarsi sul senso di sconfitta e fallimento crederà di esserne la causa e non vedrà più il buono di cui è fatto.

È una condizione triste, ma a cui si può porre rimedio, con calma, impegno e apertura mentale.

Ci sono tre qualità dell’individuo che permettono di aumentare l’autostima:

  • Resilienza
  • Assertività
  • Empatia

Ne parliamo meglio, perché con queste tre carte si gioca la partita dell’autostima.

Resilienza è un termine di cui si sente tanto parlare nell’ultimo decennio. In realtà non nasce come termine legato a come sviluppare la propria autostima ma si riferisce a una qualità dei materiali:

la capacità di resistere agli urti senza rompersi.

Che per la persona significa saper superar un trauma in modo costruttivo. Insomma, l’ottimismo è il sale della vita, no? Essere resilienti non significa essere indifferenti o evitare gli ostacoli, ma riuscire a cambiare prospettiva e direzione a seconda degli accadimenti, per trovare nuove soluzioni e lo spirito giusto con cui affrontarli.

Assertività. A noi questa parola ci piace parecchio. È una qualità della comunicazione che esprime autorevolezza e fiducia in se stessi. Qualcuno la scambia per arroganza, ma in realtà si tratta di chiarezza e onestà. Un problema che spesso si associa alla scarsa autostima è il senso di colpa. Ci sono persone che convivono con questa percezione negativa delle proprie azioni in modo costante. Non sanno dire di no e se lo fanno poi si sentono colpevoli, in errore. Ecco, l’assertività ti permette di rifiutare i contesti che non ti risuonano e di abbracciare con fermezza solo le decisioni e le azioni che ti competono come individuo.

Per quanto riguarda l’empatia esistono manuali di psicologia molto interessanti su come lavorare interiormente per acquisire questa capacità di entrare in contatto con le emozioni degli altri. Una bellissima definizione di questa virtù è questa:

mettersi nei panni degli altri senza perdere i propri

Saper osservare una data situazione da diversi punti di vista conduce ad una vita più piena e ad una connessione positiva con il circostante che migliora la qualità della vita di tutti.

Tre cose da fare per avere fiducia in te stesso

Oltre alle teorizzazioni e ai consigli più astratti vogliamo fornirti qualche idea per dare alla tua autostima una marcia in più. Se ti aspetta qualche prova importante è giunto il momento di riconoscere il meglio di te. Ecco tre idee da mettere subito in pratica:

1. Obiettivi concreti e facilmente raggiungibili

I sogni sono desideri, a volte irraggiungibili. Non perdere mai l’aderenza con la realtà. Prima di tutto pensa:

Cosa desidero raggiungere in questo momento?

Poi, una volta che dentro di te è emersa qualche risposta:

  • Scrivi i tuoi obiettivi
  • Mettili in ordine di priorità (confrontando pro e contro)
  • Scegli un periodo di tempo in cui realizzarli

Vedere risultati è importante. Scegli obiettivi a breve termine, fin da subito avrai la sensazione di aver raggiunto qualcosa di importante anche se gli obiettivi che ti sarai posto non saranno grandiosi agli occhi degli altri. Scegli qualcosa che per te conta.

2. No alla fretta

L’obiettivo a breve termine non deve comunque metterti pressione. Non hai fretta, ricordatelo, il tempo è dalla tua parte, ma soprattutto è prezioso. A che serve sprecarlo rimuginando e dandosi addosso senza migliorare la propria autostima per migliorare la propria vita?

Per diventare chi siamo adesso abbiamo impiegato anni. Siediti un attimo: guardati indietro. Quante strade hai percorso per arrivare fino a qui? Quanto tempo ci è voluto prima di finire il tuo corso di laurea? Quanto prima di capire che devi credere in te stesso? Il cambiamento non starà subito dietro l’angolo, si trova nel momento giusto e nel posto giusto, solo con perseveranza e pazienza lo raggiungerai.

3. Concentrati sul momento presente

esercizi per la fiducia in se stessiSembra in contraddizione con quanto detto finora. Ma come? Devo puntare un obiettivo ma pensare al presente? Esatto! Focalizzati su qui e ora, perché il passato non si può cambiare e il futuro non è ancora arrivato. L’unico momento su cui puoi intervenire è il presente. E allora apriti ad ogni istante con le tue migliori intenzioni e con autostima, perché qualsiasi cosa stai facendo la stai facendo bene se ci metti la tua presenza e attenzione. Un antico guru indiano diceva: qualsiasi cosa fai, falla bene. Prendi le attività quotidiane come se fossero esercizi per l’autostima. A fine serata saprai che hai dato il massimo, andrai a letto sereno e rigenerato, pronto a fare un piccolo passetto in più il giorno dopo.

La vita ci pone di fronte a momenti difficili, sono come dei giochi di fiducia, in cui ti trovi davanti a qualcosa che ti porta oltre la tua zona di comfort e ti spinge a rinnovarti, a donarti a cuore aperto.

Qualsiasi cosa ti verrà detta in un momento di sconforto potrebbe restarti indifferente, solo tu puoi sentire quella spinta all’ottimismo dentro di te. Però ricorda questi consigli, sono piccole indicazioni che possono fare la differenza. Non servono grandi gesti, libri sull’autostima o chissà cos’altro. Basta la semplicità di credere che tutto passo e tu resti, e tu vali, ricordatelo.

 

 

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Storia di Trieste dalla nascita ad oggi

Sono moltissimi i giovani universitari iscritti ai corsi online della Unicusano ad essere interessati alla storia di Trieste, la loro città, partendo dagli albori fino ad oggi. Essendo un territorio di confine, infatti, tra la popolazione si sente l’appartenenza a ceppi diversi sia linguisticamente sia culturalmente.

trieste storiaInoltre l’interesse verso la propria storia è assai radicato tra le nuove generazioni di giovani triestini che sempre più si appassionano ad usi e costumi al fine di valorizzare il territorio e comprenderne a fondo le potenzialità.

Proprio su questo filone, ad esempio, si sta sempre più sviluppando in zona un turismo sostenibile che mira a potenziare e sviluppare le risorse del territorio, facendole conoscere a turisti di tutta Europa e tutto il mondo, senza ovviamente dimenticare gli italiani.

Per dirne una, si sta sviluppando sempre più un turismo legato al filone enogastronomico della zona: se battutissime sono le vie del vino del Friuli Venezia Giulia, altrettanto da conoscere sono le specialità gastronomiche influenzate dalla cultura slava e balcanica.

Dunque è facile ricollegarci alla storia di Trieste e alle peculiarità che questa conferisce a ciò che gli universitari che risiedono, studiano e vorrebbero lavorare in questa città vogliono potenziare e valorizzare. Prima di tutto, però, occorre conoscere la storia di Trieste e del Friuli partendo proprio dagli inizi

Trieste: storia, cultura e tradizioni

Iniziamo allora a vedere nel dettaglio come la città ha fatto fronte nelle diverse epoche storiche e come queste peculiarità “immagazzinate” nel corso degli anni possono essere ritrovate ancora oggi…

Trieste nell’antichità

Le origini della città di Trieste sono davvero antichissime tanto che si possono far risalire già all’epoca preromana. Ma la città assunse la connotazione di “urbe” solo dopo il II secolo d.C. quando questo piccolo borgo abitato solo da pescatori divenne colonia romana di conseguenza arrivarono le prime opere architettoniche come  il Foro ed il Teatro, i cui resti sono visibili ancora oggi sul colle di San Giusto.

Dopo i fasti imperiali di Roma, la città decadde a seguito delle invasioni barbariche a partire dall’inizio del III secolo d.C. Queste invasioni e le varie occupazioni durarono fino al IX secolo quando la città arrivò sotto l’egemonia dei Franchi.

Trieste e le dominazioni straniere

Trieste come libero comune si riuscì ad affermare solo nel 1300 quando la popolazione si affidò alla protezione di Leopoldo III d’Austria, instaurando così un lungo e fecondo rapporto con la dinastia asburgica. Sotto l’Austria, infatti, Trieste assunse la connotazione di Porto Franco arrivando così ad essere uno dei principali porti europei e il più grande e frequentato dell’Impero.

In quel periodo, inoltre, Trieste iniziò a palesare la sua connotazione multietnica in quanto la città – fiorente porto e nodo economico e commerciale – diventò meta di immigrazione per istriani, veneti, dalmati, friulani, sloveni,(austriaci, ungheresi e anche serbi e greci.

Gli abitanti di Trieste, così, iniziarono a delinearsi nel crogiuolo di razze che sono tutt’ora e che – conseguentemente – si rispecchia negli usi e costumi e nella tradizione culinaria triestina. E non solo: il cosmopolitismo a Trieste si può vedere anche nella varietà di luoghi di culto, nei dialetti, nei nomi e nei cognomi stessi dei triestini.

Un dato interessante (anche se la statistica è di inizio ‘900) riguarda le differenze linguistiche: il 51,8% degli abitanti parlava italiano, 24,8% sloveno,  il 5,2% tedesco e l’1% il serbo o croato.

Questo fu anche il periodo della grande espansione cittadina: il vecchio borgo antico non riuscì più a contenere tutta la popolazione e così la città si espanse guadagnando terreno sul fronte mare e collegando progressivamente i vari colli che si protendono a ventaglio dall’interno verso la costa.

La Trieste moderna

Il passaggio alla Trieste moderna avvenne nel 1719 di pari passo con l’editto emanato dal re Carlo VI che sancì per la città la condizione di Porto Franco e questo fece accrescere a dismisura i già numerosi traffici portuali e commerciali portando alla città ricchezza e prosperità.

Nel XIX secolo vennero fondati in città banche, grandi gruppi assicurativi e la Borsa – a dimostrazione dell’agiatezza dei triestini e della floridità dei commerci.

Nonostante la ricchezza e il dominio dell’Austria, Trieste continuò sempre ad avere stretti rapporti con l’Italia sia commerciali sia culturali; ecco perché la spinta verso l’annessione è sempre stata molto forte.

Negli anni della Prima Guerra Mondiale, nelle montagne friulane si combatté proprio con questa finalità: riannettere Trento e Trieste all’Italia, strappandole dal gioco austriaco. Il ritorno all’Italia, così lungamente atteso, avvenne nel 1918, in un tripudio di bandiere tricolore. Unico punto a sfavore fu il fatto che Trieste perse la sua unicità di Porto Franco e la sua connotazione commerciale mitteleuropea, essendo “retrocesso” a porto qualunque.

In seguito alla disfatta della seconda Guerra Mondiale, invece, scoppiò la cosiddetta “questione triestina” in riferimento  alla contesa sui territori della Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia. In questo periodo di tensioni sociali e politiche, molti dissidenti persero la vita ed i loro corpi vennero gettati nelle cosiddette “foibe”,  delle cavità carsiche tipiche ella zona, da parte dei partigiani jugoslavi e dell’OZNA.

Nonostante l’occupazione italiana e la successiva annessione (nel 1920), l’armistizio dell’8 settembre 1943 sancì occupazioni militari da parte di tedeschi e truppe jugoslave nei territori del Friuli. Solo l’intervento degli alleati americani ed il successivo trattato di Parigi del 1947 riuscirono a far concludere la questione – purtroppo a sfavore dell’Italia.

Infatti, Trieste e l’Istria vennero inizialmente suddivise in due zone (A e B) amministrate militarmente dagli alleati e dagli jugoslavi: la prima comprendeva il litorale giuliano da Monfalcone fino a Muggia più l’enclave di Pola, la seconda il resto dell’Istria. La situazione si sancì definitivamente solo nel 1954  quando col Memorandum di Londra la Zona A passò all’amministrazione civile del governo italiano, mentre l’amministrazione del governo militare jugoslavo sulla Zona B passò al governo della Repubblica socialista.

Questa divisione di territori venne, infine, ratificata da un trattato NATO nel 1975.

Enogastronomia a Trieste e in Friuli

Come già accennato, una delle peculiarità di Trieste è il cibo tipico. Dunque qui di seguito vediamo alcune pietanze tipiche del Friuli: dall’aperitivo fino ai dolci.
pietanze tipiche friuli
Per l’aperitivo il must sono spritz e rebechin (stuzzichini): nello specifico polpette di carne, tartine di pane con prosciutto e kren grattuguato, jamar e tabor.

Tra i primi piatti segnaliamo senza dubbio la jota: zuppa di fagioli, crauti e cotenna di maiale, la minestra di fagioli e bobici (mais) e gli gnocchi di pane conditi con il gulash.

Proprio il gulash così come il tabor sono protagonisti dei secondi piatti tipici della zona insieme alle luganighe viennesi (salcicciotti lunghi), le cevapcici (salciccette di carne macinata insaporite con l’uso delle spezie), la calandraca (spezzatino), i capuzi (crauti) e le patate.

Anche i secondi piatti a base di pesce sono tutti da gustare: sardoni in savor, pedoci allo scotadeo, gamberi alla besara, merluzzo alla istriana e baccalà mantecato.

Infine, anche la pasticceria triestina è famosa e buonissima. I pezzi forti ci sono tutti: putizze, pinze, fave e strucoli. Tra i dolci segnaliamo anche gli gnocchi di susine che molti ristoranti servono ancora come primo piatto.

Infine, un buon pasto non può che essere accompagnato da un bicchiere di buon vino. I vini tipici del Friuli sono il rosso Terrano e la vitovska, un ottimo vino bianco usato negli aperitivi

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