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3 esempi di bibliografia per la tesi di laurea

Sei alla disperata ricerca di esempi per la bibliografia della tua tesi di laurea? Eccoti servito. In questo articolo facciamo chiarezza sulla funzione di una buona bibliografia all’interno della tua ricerca e su come strutturarla per non commettere errori.

Cos’è la bibliografia

come scrivere la bibliografiaHai studiato tanto, tantissimo. E l’hai fatto su libri, manuali, saggi e articoli. Anche sui siti internet, dal momento che lo studio ormai abbraccia totalmente le possibilità date dalla rete. È utile, oltre che doveroso, elencare in modo sistematico tutte le fonti a cui hai attinto. Questo elenco, redatto secondo linee guida ben precise, è parte integrante della tua tesi di laurea. A chi consulta la ricerca offre la possibilità di comprendere quali letture e quale percorso di studio ha orientato l’approfondimento del tema. I motivi che rendono la bibliografia di tesi una delle sezioni più rilevanti possono essere sintetizzati così:

  • Capire l’aggiornamento degli studi su un determinato argomento
  • Fornire indicazioni sulla tipologia di lavoro
  • Approfondire ulteriormente i temi

Ovviamente non è necessario aver letto totalmente i volumi citati, è sufficiente che all’interno della tua ricerca sia stata affrontata una riflessione all’interno di un capitolo. Tutto il materiale che ha fatto parte dello studio svolto per la tesi deve rientrare dentro questo elenco. Non è invece necessario citare opere che non sono state consultate, anche se rappresentano fonti privilegiate per l’argomento che hai scelto. Ci saranno i rimandi a queste opere in altre pubblicazioni di altri autori, non compete a te citare opere che non direttamente studiato e visionato.

Tesi e bibliografia: perché è importante?

La commissione di laurea si concentrerà per pochi minuti sul tuo lavoro. Il relatore sarà l’unico a conoscerlo totalmente, ed eventualmente il correlatore. Gli altri professori avranno la possibilità di seguire la tua esposizione orale e di sfogliare la tesi al momento. Sicuramente una delle prime cose che faranno sarà quella di cercare la bibliografia. Dalla lettura attenta dei titoli che hai studiato comprenderanno e valuteranno il tuo lavoro. Una buona tesi dev’essere arricchita con una buona bibliografia. Non è un aspetto da curare forzatamente. Possiamo affermare che per forza di cose chi avrà strutturato una buona ricerca si ritroverà spontaneamente con una lista di libri studiati e consultati molto corposa e pertanto ne verrà fuori una più che rispettosa bibliografia.

Ma questa parte della tesi non è importante solo nel contenuto, lo è anche nella forma. Esistono specifiche regole da seguire per redigerla correttamente. Norme redazionali universalmente riconosciute, che cambiano solo per alcuni aspetti. Bisogna fare attenzione, perché il materiale è spesso numeroso e se esposto in maniera confusionaria non si riesce a comprendere da quale origine provenga. Di solito le principali fonti bibliografiche sono:

  • Libri
  • Articoli pubblicati in riviste
  • Articoli di quotidiani
  • Articoli di riviste digitali

Le modalità con cui vengono inserite le fonti in una bibliografia sono differenti a seconda della materia del corso di laurea. Ogni disciplina ha le sue specifiche. Ma esistono anche regole generali che si applicano a qualunque contesto. Nel prossimo paragrafo chiariamo meglio questi aspetti.

Standard di compilazione della bibliografia di tesi

Al di là della facoltà in cui ti stai per laureare ci sono delle norme che devi rispettare se vuoi scrivere una bibliografia corretta. Innanzitutto vogliamo consigliarti di chiedere al tuo docente relatore quali sono i suoi suggerimenti in merito. Scegliere un relatore ha molti vantaggi, tra cui anche questo. Per qualsiasi chiarimento avrai il supporto di una persona competente, non commettere errori banali, chiedi prima di procedere per tentativi.

Ma intanto tieni a mente queste semplici regole, quelle che non devono assolutamente mai sfuggirti:

  • Elenco in ordine alfabetico
  • Opere citate in ordine di data, dalla più vecchia alla più recente
  • Privilegiare prime edizioni

L’ordine alfabetico è quasi una banalità, ma sempre meglio ribadire il concetto. Le opere vanno citate a partire dal cognome dell’autore, a cui si affianca l’iniziale del nome. Quando si indicano più opere di un medesimo autore si deve farlo in ordine cronologico, dalla più vecchia alla più recente. Quando si citano opere straniere si inserisce tra parentesi l’edizione originale.

Ti forniamo uno schema preciso, utile a tenere sempre d’occhio la successione delle informazioni da inserire:

  • Cognome autore e nome puntato
  • Titolo e sottotitolo (corsivo, separati da punto)
  • Luogo di pubblicazione (si trova nel colophon, dietro il frontespizio)
  • Case editrice
  • Data di pubblicazione (tra parentesi)
  • Numero dell’edizione
  • Numero di pagine
  • Traduzione

Per quest’ultimo punto bisogna fare delle precisazioni. Si specifica, per l’edizione italiana, nome del traduttore, titolo tradotto, luogo di edizione, editore, data, e numero pagine (ripercorrendo lo schema già fornito qui sopra). Queste indicazioni si scrivono in minuscolo e si separano con le virgole.

Ecco un esempio di bibliografia corretta:

Piva F., Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partito, Milano, Franco Angeli, 2008 

Tre esempi di bibliografia da ricordare

citare opere in bibliografiaPer cercare di fornire informazioni utili alla redazione di bibliografie diverse, vogliamo darti indicazioni più precise in merito a tre casi che si presentano frequentemente al momento di scrivere la tesi. Ecco quali sono:

  • Più libri dello stesso autore
  • Libro scritto da più autori
  • Articolo di rivista

Quando si devono citare due libri scritti dallo stesso autore questi devono comparire in ordine cronologico crescente. A volte è concesso l’utilizzo del termine idem per gli uomini e eadem per le donne, a loro volte abbreviabili in Id. e Ead. Questi due pronomi latini vengono utilizzati per sostituire la ripetizione del nome

Il risultato sarà il seguente:

Collotti E., La Germania nazista, Torino, Einaudi, 1962.
– Fascismo, fascismi, Firenze, Sansoni, 1989.

Collotti E., La Germania nazista, Torino, Einaudi, 1962.
Id., Fascismo, fascismi, Firenze, Sansoni, 1989.

Per inserire un libro scritto da più autori si segue il seguente schema:

  • Cognome e nome puntato degli autori in ordine alfabetico
  • Titolo libro in corsivo
  • Luogo di pubblicazione
  • Casa editrice
  • Anno di pubblicazione

Sostanzialmente le indicazioni restano invariate, esattamente come abbiamo mostrato negli esempi di bibliografia precedenti. Ecco un ulteriore esempio più preciso per un volume scritto da un numero massimo di 3 autori:

Bertucelli L., La gestione della crisi e la grande trasformazione (1973-1985), in Bertucelli L., Pepe A., Righi M.L., Il sindacato nella società industriale, Roma, Ediesse, 2008.

L’inserimento di un articolo segue più o meno le stesse linee guida. Con alcune precisazioni. Ecco lo schema da seguire:

  • Cognome e nome puntato dell’autore
  • Titolo dell’articolo (corsivo)
  • Titolo della rivista preceduto da “in” e virgolettato (corsivo)
  • Anno (scrivere a. e indicare la cifra in numeri romani) e numero rivista (scrivere n. e indicare la cifra in numeri arabo evidenziata in grassetto)
  • Data pubblicazione
  • Intervallo delle pagine consultate

Come per i casi precedenti ecco un’indicazione esaustiva di come dovrai inserire gli articoli nella tua ricerca:

Balbo L., Le condizioni strutturali della vita familiare, in “Inchiesta”, a. III, n. 9, gennaio- marzo 1973.

Ci auguriamo che queste indicazioni abbiano fornito materiale utile alla redazione della tua tesi di laurea. La bibliografia avrà il suo peso anche in sede di valutazione, per cui siamo felici di aver dedicato un articolo del nostro blog a questo tema che sta tanto a cuore ai nostri studenti alle prese con l’ultimo grande passaggio della loro carriera universitaria. Non ci resta che augurarti un caloroso in bocca al lupo, nella speranza che il risultato superi le tue più rosee aspettative. Buona bibliografia e buon proseguimento di carriera!

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Cosa vedere a Trieste: 5 attrazioni imperdibili

È un onore scrivere un articolo su cosa vedere a Trieste. Abbiamo scelto questa città come una delle sedi della nostra Università, per l’amore che proviamo quando ne scopriamo la sua unicità. Eccoci, immergiti con noi in una città incantevole.

Cosa vedere a Triste: la top five

centro trieste Non è propriamente una classifica. Abbiamo deciso di inserire le località e le destinazioni di Trieste in un ordine che non vuole essere indicativo di cosa può essere meglio o peggio. No, se già conosci la città puoi capire: non si può dire qual è lo scorcio più bello. Ma intanto tentiamo di raccontarne un po’ i dettagli, i panorami, le attrazioni più interessanti.

Trieste è una città di confine, un gioiello non distante dalla Slovenia e dalla Croazia. Chi programma un viaggio verso l’est Europa spesso la sceglie come tappa da non perdere. E di turisti ne arrivano, ma senza creare quell’effetto di saturazione tipico di altre città turistiche italiane, come Roma e Firenze. Eppure anche qui non mancano i Musei, le belle piazze, i palazzi eleganti e storicamente interessanti. Tutto è da fotografare, nessun dettaglio deve passare inosservato. Ecco quali sono i luoghi da visitare a Trieste, per godere pienamente della città:

  • Piazza Unità d’Italia e Molo
  • Castello di Miramare
  • Castello e cattedrale di San Giusto
  • La sinagoga
  • Faro della vittoria

Sono alcune delle destinazioni più classiche per chi visita Trieste, ma non ci stancheremo mai di suggerirle. E una volta viste anche tu non vorrai sbiadirne il ricordo.

1. Visitare Trieste partendo da Piazza Unità d’Italia

Passeggia. Cammina. Senti l’aria del mare che si insinua nel tuo respiro. Attenzione, se hai scelto di visitare Trieste nel cuore dell’inverno quel freddo si insinuerà anche nelle ossa. E comunque ne sarà valsa la pena. Passeggiare a Trieste significa anche ripercorrere un poco la storia d’Italia. In Piazza Unità d’Italia si trova il Municipio, la Prefettura e la Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, ma non è sempre stato questo il suo nome, prima questa era la sede del Territorio libero di Trieste, e tutto aveva un altro nome. Nel 1918 il cuore della città, questo grande e ampio spazio, viene battezzato come Piazza Unità d’Italia.

Ogni piccolo anfratto di questa parte della città racconta un episodio, un aneddoto, con cui sarà bello riprendere le fila della storia, riviverla e conoscerla. Il valore aggiunto di questa piazza e delle altre cose da vedere a Trieste sta nel fatto che la storia incontra la bellezza dell’arte e dell’architettura, in un luogo capace di unire territori e di abbracciare diversità.

2. Trieste e dintorni: il Castello di Miramare

castello miramareParleremo di quello di San Giusto, tra un attimo. Ma questo posto abbiamo deciso di citarlo subito perché dobbiamo ammetterlo: è il nostro preferito. Non è così distante dal centro di Trieste, bastano una decina di chilometri per raggiungerlo. La location si staglia sul promontorio di Grignano ed è stata la residenza ufficiale del Duca Massimiliano d’Asburgo e della consorte Carlotta del Belgio. Quali furono le caratteristiche a convincere i nobili a scegliere questo posto? La risposta è insita nella meravigliosa visione. La natura incontaminata che si affaccia sul mare, l’atmosfera senza tempo e piena di fascino.

È possibile visitare il Castello, trasformato in Museo. Tutto intorno si allargano i venti ettari di parco, che sono una testimonianza notevole ed esemplare di come sia possibile far convivere l’arte dell’uomo con l’arte di madre natura. Tutto qui parla, comunica e convive: storia e arte, natura e cultura. Le acque della costa che si trovano di fronte al castello sono state trasformate in Riserva Marina. Un incanto per gli occhi, un posto da vedere quando si programma una vacanza a Trieste, o quando si prende una pausa dagli esami di facoltà.

3. Castello e Cattedrale San Giusto: simboli triestini

Castello San Giusto, se lo si chiede ai triestini, emergerà come uno dei simboli più forti della città. Magari non tutti sono d’accordo, ma la sua rilevanza non può essere smentita. La sua posizione di spicco, sulla collina che domina l’intera città, è sicuramente significativa. Da là sopra è possibile guardare tutta Trieste, e storicamente questo era necessario per difendersi, oggi questa è un’occasione per concedersi una visione che toglie il fiato.

Il castello viene attualmente impiegato per lo svolgimento di eventi culturali e ospita due musei di grande interesse: il Museo Civico e il Lapidario tergestino, che attesta e conserva le origini romane della città, grazie ai reperti rinvenuti sul colle.

Nella stessa zona del castello sorge la Cattedrale, un’opera che ha fuse due chiese già esistenti. Una chiesa insolita già dall’osservazione della facciata esterna, con il rosone gotico di grande impatto visivo che emerge da uno stile più semplice, creando un contrasto bellissimo.

La salita per arrivare fin quassù e una delle cose da fare a Trieste, e non vogliamo sentire scuse… la pigrizia non si porta a spasso per Trieste, meglio lasciarla a casa.

4. Il Faro della Vittoria

Chi ama i fari alzi la mano! Eccoci! Come si fa a restare immuni allo stupore ogni qualvolta se ne scorge uno? Qui potrai ammirare il più potente dell’Adriatico. E come abbiamo già detto parlando di cosa vedere a Trieste… la storia è ovunque. E anche qui troviamo non solo un faro, ma un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.

La struttura è opera dell’architetto Arduino Berlam, ed è stata terminata nel 1924. Come gli altri monumenti triestini è visitabile. Sulla cupola si innalza una statua molto particolare, la cosiddetta Vittoria Alata di Giovanni Mayer. Sempre dello stesso autore è la scultura del Marinaio Ignoto.

I sessanta metri di questo faro lo rendono uno spettacolo unico. Vieni qui con una guida della città, con un libro o con qualcuno del posto disposto a raccontarti qualcosa di più. Non puoi non desiderare di conoscere cos’è successo in questi luoghi. Conoscere Trieste significa anche e soprattutto conoscere la storia del proprio paese.

5. La sinagoga

La comunità ebraica è molto importante per Trieste. Nel 1938 in città risiedeva un numero di ebrei pari a 6000. Durante l’occupazione tedesca la città rimase sconvolta da quanto accadde. La sinagoga è ancora qui, a accogliere le testimonianze di una storia difficile da dimenticare. Chi visita Trieste dovrebbe venirci assolutamente.

Durante quegli anni questo importante luogo di culto fu occupato. La sua riapertura in seguito alla fine della Prima Guerra Mondiale venne salutata con grande gioia e con la percezione netta che si trattasse di un evento di capitale importanza simbolica.
Possiamo trovare anche motivazioni di tipo estetico per scegliere di visitarla. Le decorazioni, i pavimenti, il rosone, tutto ciò che contiene è bello, di una bellezza che riempie gli occhi e fa bene al cuore. Noi siamo rimasti particolarmente colpiti da questo edificio, per questo volevamo inserirlo assolutamente in questa lista.

Dopo tanto vagare ti sarà venuta fame. La città non si lascerà cogliere impreparata, assolutamente. Qui trovi i sapori di cucine diverse, da quella mediterranea alla istriano dalmalta, dall’astroungarica alla carsica. Una fusione che ben rende l’idea di quanta ricchezza si può trovare in questo angolo di mondo. I locali di Trieste, i suoi caffè, i bar e le trattorie sono il luogo ideale in cui trovare relax, tra un bicchiere di vino di ottima qualità e un dolce per deliziare il palato. Brindiamo a Trieste, una delle città più belle d’Italia.

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Che cos’è il Modello Toyota? Ecco le sue caratteristiche

Conosci cos’è e come funziona il modello Toyota?

Se vuoi saperne di più su questo affascinante metodo di organizzazione della produzione, che sia per pura curiosità, per interesse lavorativo o magari per dedicargli una tesi in economia aziendale, ti trovi nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, approfondiremo proprio il modello di produzione Toyota. Cercando di metterti nelle condizioni di padroneggiare al massimo l’argomento e comprendere come poterlo applicare nell’analisi dei costi aziendali piuttosto che su come aumentare la produzione. Partendo dalla sua definizione e passando per la sua storia ed evoluzione.

Fatte queste premesse, non perdiamo tempo e lanciamoci alla scoperta del cosiddetto Toyota Production System. Allaccia bene le cinture: si parte.

Dall’auto Toyota al metodo di produzione

Nei paragrafi che seguono racconteremo tutto quello che c’è da sapere sul modello di produzione nato presso la Toyota, la nota multinazionale giapponese che produce autoveicoli, originaria dell’omonima città nipponica. Una strategia organizzativa che ha finito per dare vita ad una nuova filosofia rispetto al modello fordista. Buona lettura.

Toyotismo: riassunto

Cerchiamo subito di mettere ordine e partire dalle basi. Ovvero analizzando il contesto che precede il modello Toyota.

Per farlo, prendiamo come punto di riferimento quanto riportato sull’enciclopedia dei ragazzi della Treccani. In cui, per introdurre l’argomento, Michele Pizzi scrive:

«Per gran parte del 20° secolo ha dominato il modello di management basato su una rigida struttura gerarchica, chiamato modello fordista (dal nome dell’industriale statunitense Henry Ford).
In tale modello l’impresa è organizzata come una piramide: alla base si trovano i semplici operai, salendo si incontrano varie categorie di manager, fino a raggiungere il manager “generale” chiamato amministratore delegato.
In questo sistema gli ordini vanno solo dall’alto verso il basso, un po’ come avviene nel mondo militare».

La stessa fonte, arriva così a descrivere il Toyotismo, definita come la “nuova strategia del management”:

«Negli ultimi venticinque anni ha preso però il sopravvento un nuovo tipo di modello di management, chiamato toyotista (perché l’industria automobilistica giapponese Toyota fu la prima a utilizzarlo).
In questo nuovo modello la tradizionale gerarchia è stata sostituita da uno schema basato maggiormente sulla collaborazione.
La fabbrica diventa il vero luogo di ricerca e di sviluppo: un luogo in cui i lavoratori di tutti i reparti, unendo le proprie idee e le proprie competenze, possono partecipare alla progettazione dei nuovi prodotti, senza i lacci delle vecchie divisioni. Un nuovo modello di produzione che è risultato vincente».

In sintesi, possiamo affermare che alla base del modello Toyota si afferma l’idea di fare di più con meno. In parole povere di utilizzare poche risorse disponibili nel modo più produttivo possibile. Al fine di incrementare drasticamente la produttività della fabbrica. Esso nasce dalla necessità, nel dopoguerra, di fare fronte alla grave mancanza di risorse della Toyota e, più in generale, in Giappone.

Obiettivi e principi

Entriamo adesso più nel dettaglio degli obiettivi del modello Toyota. Essi sono principalmente cinque:

  1. Ridurre i sovraccarichi (detti muri);
  2. Evitare le inconsistenze (mura);
  3. Eliminare gli sprechi (muda);
  4. Raggiungere risultati in modo semplice;
  5. Ottenere flessibilità, senza stress.

Gli sprechi identificati, in particolare, sono a loro volta sette, come specificato da Taiichi Ono in Toyota Production System: Beyond Large-Scale Production, Productivity Press. Ovvero:

  1. Sovra-lavorazione. Consiste nel compiere più lavorazioni di quelle richieste dal cliente;
  2. Sovra-produzione. Ovvero produrre più unità di quelle richieste dal cliente;
  3. Ri-lavorazione. Cioè compiere più volte un processo, o parte di esso, per eliminare errori a monte;
  4. Giacenza. In quanto in generale lo stock può essere definito come spreco;
  5. Intelletto. Quando non vengono espresse o utilizzate idee migliorative o le capacità degli operatori;
  6. Trasporto. Riguardo allo spostamento di materiale inutile;
  7. Movimento. Si intendo lo spostamento o il movimento inutile compiuto dall’operatore in attesa.

produzione toyotaIl modello Toyota, inoltre, rilascia anche dei principi, chiamati Toyota Way. Il primo è il miglioramento continuo, che include il coraggio di accettare la sfida e avere creatività per realizzare i sogni, ma anche il metodo Toyota Kaizen secondo il quale occorre migliorare il business in maniera continua, cercando innovazione ed evoluzione. E poi di prendere decisioni corrette cercando e analizzando i dati alla fonte.

Gli altri principi riguardano invece il rispetto per le persone, una filosofia basata sul lungo termine, il presupposto secondo cui il giusto processo produrrà i giusti risultati, aggiungere valore alla società migliorando persone e partner, migliorare l’apprendimento organizzativo al fine di risolvere i problemi alla radice.

Il sistema Toyota nella sanità

Cos’hanno in comune modello Toyota e Sanità?

Argomenti di attualità nel settore sanitario sono quelli riguardanti l’eliminazione degli sprechi, la necessità di liberare risorse e valorizzare gli operatori. Se hai letto i paragrafi precedenti, noterai subito che si tratta sostanzialmente degli stessi obiettivi che si pone il metodo Toyota.

Ecco perché, negli ultimi anni, si è cercato di adattare e applicare tale metodo dalla produzione aziendale alla Sanità. Ed ecco che questo sistema si sta affermando, più in generale, con sempre maggior forza, anche nel mondo dei servizi. Ottenendo ottimi risultati in particolare nelle unità operative delle strutture sanitarie.

Grazie a questo sistema, infatti, è possibile puntare ad accrescere la flessibilità attraverso l’organizzazione di strutture agili, l’impiego intelligente delle risorse ed un utilizzo delle tecnologie strettamente integrato con l’attività umana. Oltre a razionalizzare in maniera efficace l’impiego delle risorse finanziarie messe a disposizione dai Sistema Sanitario Nazionale.

Studi attinenti: i master Unicusano su management e innovazione

Il web è pieno di manuali scaricabili sul metodo Toyota in pdf. Se però vuoi davvero specializzarti nel settore del management e dell’innovazione, occorre studiare.

Fortunatamente, in questo settore Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza. Nella nostra vasta offerta formativa, trovano spazio ad esempio, corsi come Management dell’innovazione e delle nuove tecnologie.

Si tratta di un master di II livello che annovera tra i più importanti casi di studio trattati, proprio il modello Toyota. Più in generale, affronta anche argomenti come knowledge economy, technology transfer, project management, operations management, metodi di assessment dell’innovazione, tutela della proprietà intellettuale, gestione risorse umane, comunicazione e promozione dell’innovazione.

Più specificatamente per quanto riguarda l’ambito sanitario, ti segnaliamo i master in Gestione del coordinamento nelle professioni sanitari, Management delle cure primarie e territoriali o Management dei servizi sanitari.

Ma potresti trovare interessanti anche Economia e management delle risorse naturali e dell’ambiente, Mobility management, Green economy e management sostenibile o Management di impresa internazionale.

Ad ogni modo, questi sono solo alcuni dei master previsti all’interno della nostra offerta formativa. Per consultare la lista completa, ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. Adesso la nostra guida sul modello Toyota è davvero completa. Ora ne sai certamente qualcosa in più su questo interessante argomento.

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Analisi dei costi aziendali: come impostare un controllo dei costi aziendali

L’analisi dei costi aziendali è di fondamentale importanza per lo stato di salute di un’impresa. Lo sviluppo economico e la crescita dipendono dall’attenzione e dall’accortezza, dalla pianificazione e dalla lungimiranza. Un articolo per comprendere come mai è così importante tenere strettamente sotto controllo le spese per mandare avanti un’impresa.

L’analisi dei costi aziendali

consulente aziendaleLa gestione finanziaria di un’azienda è il segreto del suo successo. Ma perché? Indagare le motivazioni è corretto, ma alla base c’è un concetto molto semplice e banale. Senza un’oculata gestione del denaro si rischia il fallimento, la bancarotta, perdite ingenti, per parlare di economia. Tanto dispiacere, rabbia e frustrazione, se vogliamo addentrarci nella psicologia. Ma no, non è questa la sede per supportare e suggerire comportamenti e competenze “umanistiche”, qui stiamo parlando di numeri. Ecco quali sono le ragioni per effettuare l’analisi dei costi di un progetto:

  • Identificare le spese
  • Stabilire obiettivi
  • Pianificare il risparmio
  • Considerare i rischi
  • Apportare cambiamenti

Un’attività commerciale dev’essere per forza di cose redditizia. Non conosciamo nessuno che abbia deciso di aprire un’attività per vederla andare in rovina. La competizione attuale spaventa, a maggior ragione è sempre doveroso avere un’idea di quali sono i punti di forza e di debolezza di na gestione economica. Individuare e ridurre gli sprechi.

Vediamo nel dettaglio gli elementi chiave che abbiamo elencato.

Analisi dei costi produzione: identificare la spesa

Le spese ci sono in tutte le aziende, tante, a volte troppe. Una buona analisi all’interno di un business plan deve partire dalla definizione di un arco temporale. Si sceglie se porre l’attenzione su un anno, due o tre. Anche di più, ma non sempre è consigliabile, anzi, quasi mai. Meglio muoversi lentamente e valutare passo dopo passo. I costi di gestione vanno poi ripartiti, generalmente in questo modo:

  • Profitti reali (produzione, acquisto, finanziamento, vendite, marketing, etc.)
  • Costi fissi (personale, materie prime, apparecchiature, etc.)
  • Costi su cui è possibile risparmiare (contratti di fornitura, affitti, etc.)

Con questo primo passaggio si riesce a capire quali sono effettivamente le voci di spesa e cosa coprono.

Stabilire degli obiettivi specifici

Solo dopo aver fatto chiarezza, grazie al punto precedente, è possibile stabilire quali saranno le future mosse. Dove e quanto si può risparmiare? Il consulente per l’analisi dei costi aziendali controllerà la gestione economica dei diversi reparti e ottimizzare le dispersioni di denaro, indirizzando un flusso maggiore nei reparti più remunerativi, nel tentativo di aumentare i guadagni.

Pianificare il risparmio in un’azienda

Abbiamo concluso il paragrafo precedente parlando di aumento di guadagni, ma in realtà avevamo anche parlato precedentemente di risparmio, che non è esattamente la stessa cosa. Le uscite vanno limitate, se la situazione non si prevede rosea a maggior ragione. Cosa farà in questo caso il consulente? Andrà alla ricerca di tutti quei costi che non sono effettivamente necessari, trovando alternative a spese che non possono mancare e tagliando là dove invece vi sono reali sprechi. Un esempio completo? Le trasferte in business class? Perché non scegliere l’economy? Perché non rifornirsi presso fornitori che vendono quantità maggiori a costi minori? Potrebbe essere un bene anche per l’ambiente.

Analisi dei rischi aziendali

Non stiamo parlando di rischi legati alla sicurezza, ma bensì dei rischi derivanti dalla riduzione dei costi in seguito ad un’analisi. Non è sempre qualcosa che può coincidere con conseguenze positive, bisogna ammetterlo. Se inizialmente si gode di benessere economico nel lungo periodo può emergere una criticità operativa. È il caso del taglio del personale o degli stipendi, che possono inficiare la qualità del servizio e del lavoro prestato con incidenze a catena, che toccano tutti gli anelli della filiera, compresi i clienti insoddisfatti. Un buon consulente aziendale riesce a prevedere e a moderare questi rischi, per questo non è mai opportuno prendere delle decisioni da soli.

Apportare cambiamenti

Abbiamo già chiarito che il fine ultimo dell’analisi dei costi di un progetto è rendere efficace la spesa, nel tempo e non solo nell’immediato. I primi cambiamenti di solito riguardano questi elementi:

  • Costi del personale
  • Costi di acquisto
  • Costi di produzione
  • Costi di locazione
  • Costi di comunicazione

Si può scegliere se esternalizzare alcune attività non indispensabili, oppure se puntare sulla tecnologia per sostituire processi manuali e renderli più rapidi, cercare fornitori economici o incentivare lo smartworking. La lista sarebbe lunga.

Analisi dei costi aziendali per le start up: la formazione

Le imprese del nuovo millennio sono giovani, smart e dinamiche. Sono giovani anche perché ideate da una fascia della popolazione sotto i trent’anni. Sono fiduciosi e restituiscono la speranza a tutti quanti. Ma a volte, solo a volte, possono essere ingenui. Non conoscono il mercato, improvvisano lo spirito imprenditoriale e la percentuale di aziende che chiude dopo i primi tre anni è alto. Dobbiamo ammettere che il motivo di questo valore negativo è un altro. Purtroppo in Italia i supporti alle piccole imprese e alle libere professioni sono pochi, troppo pochi per la quantità di brillanti menti in attesa di realizzare qualcosa di unico e produttivo.

Ma per fortuna esistono formazioni in grado di dare una preparazione d’insieme incisiva e professionalizzante. È il caso del Master I Livello in Start-up d’impresa dell’Università degli Studi Niccolò Cusano. Connesso alla facoltà di Economia. La durata del master è di 1500 h.

I destinatari sono gli operatori del settore che abbiano desiderio e necessità di ottenere una specializzazione e un aggiornamento professionale su tutto ciò che ruota intorno al mondo delle start up d’impresa. Sono inclusi in questo bacino di utenza anche i neolaureati in materie economiche.

Il recente interesse nei confronti delle start up e delle nuove forme imprenditoriali ha portato l’Università Niccolò Cusano a realizzare questa proposta formativa per soddisfare la richiesta di coloro che vogliono apprendere gli strumenti per la progettazione e l’organizzazione di un’azienda innovativa. Le start up non sono solo le aziende nascenti legate al mondo tecnologico e del web ma tutte quelle che propongono un business originale e moderno, in diversi settori che vanno dall’architettura all’alimentazione.

gestione costi aziendaliStart up, come termine, sta ad indicare anche la fase iniziale di un progetto, le spese relative alla costituzione della società e agli investimenti di tipo strutturale, come uffici e macchinari. L’imprenditore moderno deve avere ben presente qual è la fotografia dello scenario finanziario relativo al settore in cui si inserisce e non solo, anche rispetto ai settori correlati.

Con questo Master otterrai le abilità manageriali necessarie per aiutare un’azienda a superare i vari passaggi dall’idea alla realizzazione, fino al mantenimento e alla gestione di un business vivo e florido. Non male, vero?

La frequentazione del Master di 1500 ore dà diritto al Diploma di Master di I livello in Start Up d’impresa e a 60 cfu. Come tutte le altre proposte didattiche anche questa è in modalità e-learning grazie alla piattaforma accessibile 24 ore su 24. Ecco le materie di studio:

  • Elementi di economia aziendale
  • Project management
  • Business plan e analisi dei costi di gestione
  • Ecosistema delle start-up
  • Aspetti legali
  • Analisi dei rapporti con clienti e fornitori
  • Marketing management
  • Social media marketing
  • Trade and retail marketing
  • Gestione della crisi d’impresa
  • Case studies
  • Project work

Un’opportunità di studio che ti proietta immediatamente nel mondo del lavoro. Un modo per capire da vicino quali sono le dinamiche d’impresa che funzionano e quali sono quelle da migliorare. Un invito a prendere in mano la tua vita e farne un business, prosperoso, duraturo e vincente.

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Dove andare a Capodanno: 5 mete low cost per studenti

Stai già pensando dove andare a capodanno? Bene, anche quest’anno hai l’imbarazzo della scelta. Come sempre dipende dal budget che hai a disposizione, ma anche se non hai un lauto stipendio ti puoi concedere qualche giorno fuori. Sono molte le offerte low cost. In questo articolo ti segnaliamo le migliori destinazioni a basso costo per un fine anno scoppiettante.

Dove andare a capodanno spendendo poco

vacanze low cost capodannoÈ possibile passare l’ultimo giorno dell’anno senza la preoccupazione del portafoglio vuoto. Ormai i voli low cost arrivano ovunque e le feste di natale e capodanno sono un’ottima occasione per concedersi una spesa extra e un meritato riposo. Un viaggio è quello che ci vuole. In Europa c’è sempre qualcosa da vedere. Prendi una pausa dallo studio, il corso di laurea può aspettare. Chiedi un po’ di ferie, te le sei guadagnate! Prepara la valigia, scegli la meta e decolla.

Un viaggio per capodanno a Marsiglia

Questa città a sud della Francia è bella da vedere sempre, in tutte le stagioni. E a capodanno non perde il suo fascino, anzi. Per iniziare il 2019 in grande stile ti suggeriamo di organizzare i tuoi festeggiamenti per l’anno a venire nella città del sapone e del mare. Negli ultimi anni Marsiglia si è guadagnata molto successo come meta low cost per giovani. Il suo fascino da bella e maledetta, con i quartieri un tempo malfamati e il vecchio porto, cattura l’attenzione di chiunque. È una metropoli meticcia e viva, per Capodanno saprà stupirti con i suoi festeggiamenti. E la mattina dopo, per riprenderti dai bagordi e dai litri di pastis puoi rifocillarti con una super colazione saporita alla francese: baguette, croissant e french toast. Non male.

Vacanze di capodanno a Zagabria

La Croazia è una delle destinazioni preferite dagli studenti negli ultimi anni, soprattutto durante l’estate. Le spiagge cristalline, l’atmosfera selvaggia e incontaminata del paese attirano sciami di giovani che ne riconoscono la bellezza e la genuinità. Chi già c’è stato può tornarci per capodanno, chi non c’è mai stato può cogliere al volo l’occasione offerta dalla festività natalizie per partire e visitare Zagrabria. La capitale croata non è molto battuta durante questa stagione, ancora meglio, così potrai immergerti nelle sfumature meno turistiche e più originali della città. Quest’anno nella piazza principale (Piazza Re Tomislav) verrà allestita la pista da pattinaggio su ghiaccio più grande del paese: un vero spettacolo. Scegli un hotel centrale, ne troverai diversi a prezzi accessibili. E da lì addentrati nelle altre piazze e vie cittadine, non resterai deluso.

Ultimo dell’anno a Gent

Il nord Europa: che bellezza! Fa freddo, sì, ma quel freddo che ci piace. E poi chi ha detto che i nordeuropei sono freddi? Saranno sufficienti pochi giorni a Gent per farti cambiare idea. Non conosci ancora le bellezze del Belgio? Oltre a Bruxelles e alla romantica Bruges c’è questa località a metà strada tra le tue città più popolari. Un gioiellino, la vera capitale underground del paese, piena di cosa da fare e da vedere e perfetta per il capodanno degli studenti che amano viaggiare low cost senza rinunciare al divertimento. E anche al mangiar bene, perché no. Certo, le patatine fritte non sono il massimo per il fegato, ma qui preparano quelle che possiamo definire le migliori del mondo e perché lasciarsele scappare? Accompagnate da birra belga e cioccolato faranno la felicità di tutti. Quest’anno sono attesissimi i fuochi d’artificio che illumineranno Gent per uno spettacolare Capodanno. Non vorrai mancare, vero?

Ultimo dell’anno a Riga

destinazioni capodanno europaLe tue vacanze low cost di Capodanno le sogni ancora più a Nord? Perfetto, abbiamo la destinazione che fa per te: Riga. Un tempo le repubbliche baltiche non se le filava nessuno, ma da qualche anno a questa parte sono diventate davvero il trend di viaggio più interessante. La capitale della Lettonia è conosciuta soprattutto come la città dell’Art Nouveau e anche se non sei esperto o appassionato di arte e architettura ti sembrerà bellissimo passeggiare tra gli edifici in questo stile, considerati dall’UNESCO come tra i più belli d’Europa. Per i festeggiamenti di Capodanno Riga non si farà trovare impreparata, sono previste performance, mostre, concerti e spettacoli pirotecnici. Con un buon paio di guanti, sciarpa e cappello il freddo non sarà un problema, la città lettone è pronta a scaldare il tuo cuore e a non alleggerire il tuo portafoglio.

Capodanno greco a Salonicco

La Grecia va bene sempre, anche d’inverno. I greci sono aperti, calorosi e accoglienti, soprattutto si sanno divertire, proprio come noi italiani. Salonicco è la seconda città della Grecia, una località piena di studenti e di conseguenza di locali e di occasioni per fare festa senza spendere un patrimonio. La vita notturna è assicurata, ma anche la dose di cultura che desidera un viaggiatore attento. C’è molta storia da vedere, perché le radici della vecchia Tessalonica sono ancora vive e vegete, affascinanti come sempre. Non c’è niente di meglio che brindare con l’ouzo al nuovo anno in compagnia dei tuoi amici del corso di laurea o del tuo partner. Ballare il sirtaki non sarà mai stato così semplice.

Cinque mete italiane per un capodanno low cost

Non vuoi lasciare la penisola per capodanno? Non ti preoccupare, non devi per forza prendere l’aereo, il nostro paese ha molto da offrire. Ecco qualche suggerimento per scegliere dove andare in Italia in occasione del nuovo anno, soprattutto se sei uno studente amante dei viaggi low cost:

  • Milano
  • Roma
  • Napoli
  • Genova

Le solite città, ti starai dicendo. Ma non è esattamente così. A capodanno queste città si trasformano e diventano uniche. Andare a Milano per festeggiare l’ultimo dell’anno significa scegliere la nuova capitale del divertimento. La città del Duomo sta conquistando i cuori di molti, anche di coloro che la credevano grigia e noiosa e che sempre più numerosi si stanno ricredendo. Oltre alla moda e alle passerelle c’è di più. Un giro per locali e per eventi ti darà modo di percepire quanto è varia ed eccitante la movida milanese. Se sceglierai di farne parte difficilmente te ne pentirai.

Roma non fa la stupida a Capodanno. La città eterna, con il suo fascino antico e le sue contraddizioni sfoggia un vestito classico e moderno al tempo stesso. Una passeggiata sul Lungotevere, il lancio della monetina a Fontana di Trevi (dopo il restauro è stupenda) e un tramonto al Giardino degli Aranci è quello che ci vuole per respirare aria di bellezza e romanticismo. In piazza quest’anno è previsto il concerto di Vinicio Capossela, quindi non c’è bisogno di temere la noia.

Vedi Napoli e poi muori. Ma il giorno dopo capodanno sarai più vivo che mai e avrai un grande sorriso sulle labbra. Ti dirai che hai scelto proprio la città giusta per festeggiare. Chi pensa che si tratti di un luogo caotico e trasandato resterà a bocca aperta. Napoli è rinata, completamente, e non ci facciamo alcun problema nel dire che è sicuramente la città più bella dove passare il capodanno. Economica, festaiola, calorosa, qui tutto è fatto a misura di chi si sa divertire, e di chi sa mangiare. Pizza, caffè, sfogliatelle e il Vesuvio che saluta il mare, praticamente il Paradiso.

Genova è una sorta di Napoli del nord. Un’altra città di mare, un porto di passaggi per popoli e culture, un altro luogo dove mangiare divinamente e addentrarsi nella storia. Per gli amanti di De Andrè, il posto giusto dove celebrare il maestro del cantautorato italiano, ripercorrendo la poetica passeggiando tra i vicoli caratteristici: i carrugi. Le location per il capodanno sono diverse e tutte allettanti, dalla Piazza De Ferrari allo storico Palazzo Ducale, concerti imperdibili e tanta voglia di gioire.

Hai visto quanto c’è da fare e da vedere? Se stai cercando un posto dove andare a Capodanno te ne abbiamo suggerito dieci, ora devi solo puntare dritto la meta e dedicarti al divertimento.

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Tutela della proprietà intellettuale: cos’è e a cosa serve

La tutela della proprietà intellettuale è la materia della giurisprudenza che si occupa di proteggere la produzione creativa dell’individuo in campo sia artistico che scientifico. Una garanzia per tutti coloro che fanno nascere delle idee geniali e vogliono proteggerle dalla speculazione. Ecco spiegato nel dettaglio che cos’è e come funziona

Tutela della proprietà intellettuale: definizioni

copyright come funzionaEsiste la proprietà intellettuale, anche se le idee non hanno materia e forma fisica da esse possono manifestarmi opere d’arte, invenzioni e creazioni di ogni sorta. Dal diritto nasce una branca specifica che si occupa di queste questioni. Numerose norme e principi si premurano di proteggere le creazioni dell’intelletto e a seconda dell’oggetto in questione si applica un’iniziale distinzione:

  • Proprietà industriale
  • Copyright

La proprietà industriale non è la proprietà intellettuale, sono due cose ben diverse. Quella industriale si riferisce alla tutela dei brevetti, ma anche dei loghi, delle immagini legati ad un brand, marchi e segni che distinguono l’immagine stessa dell’azienda.

Il copyright invece (o diritto d’autore) è la parte più legata alle opere artistiche, ma anche ai disegni di tipo architettonico o alle produzioni in ambito letterario (romanzi, racconti, opere teatrali, saggi e molto altro).

Anche la tutela stessa può essere suddivisa in due categorie:

  • Tutela dal punto di vista personale
  • Tutela dal punto di vista patrimoniale

La prima è volta a garantire il riconoscimento dell’autore dell’opera, sancendo il suo diritto ad essere tutelato come scrittore o inventore, ad esempio.

Il secondo tipo di tutela, quella patrimoniale, garantisce il diritto dell’autore allo sfruttamento economico o commerciale della sua opera, includendo la possibilità di cedere i diritti di utilizzo di sfruttamento.

Opere dell’ingegno, brevetti e marchi

Il diritto ha strutturato una serie di norme per mettere ordine in eventuali diatribe inerenti la proprietà delle idee. Tali invenzioni dell’intelletto vengono anche chiamate opere dell’ingegno, un nome specifico della giurisprudenza che suona molto bene e restituisce l’idea della bellezza di queste creazioni. Opere che nascono dai talenti e dalle capacità degli individui, e che devono essere protette per assicurarne il valore e la proprietà di chi le ha ideate.

Le opere dell’intelletto in diritto vengono sottoposte a diversi regimi normativi a seconda delle loro caratteristiche e della tipologia di cui fanno parte:

  • Innovazioni tecniche e di design
  • Segni distintivi
  • Opere dell’ingegno creative

Nonostante provengano tutte dalla stessa fonte (creatività o intelletto) le prime sono invenzioni, disegni e modelli industriali, i secondi sono tutti i marchi che si riferiscono ai prodotti o ai brand (siano esse insegne o denominazioni, etc.). Le ultime sono tutte le opere che rientrano nel mondo della produzione culturale, artistica e creativa in senso ampio. Spesso si fa fatica ad accettare che le idee abbiano una proprietà, ma è così e tale dev’essere per dare valore al contributo che uomini e donne di cultura portano nel mondo, frutto di esperienze, studi, talenti o lampi di genio che si sono palesati grazie a loro e a nessun altro.

Per difendere la proprietà intellettuale sono stati istituititi degli uffici di marchi e brevetti in cui vengono:

  • Brevettate invenzioni e modelli di utilità
  • Registrati marchi, disegni e modelli

Sono questi i principali meccanismi di difesa. In Italia l’ufficio si occupa di questi processi l’Ufficio italiano Brevetti e Marchi (UIBM) che fa capo al Ministero dello Sviluppo Economico. Oltre a regolare tutte le attività di tipo amministrativo legate ai procedimenti di brevettazione e registrazione compie un’interessante lavoro di divulgazione, registrando nella sua banca dati tutte le opere d’ingegno poi rese pubbliche sul sito dell’Ufficio.
Chiunque desideri ottenere la proprietà intellettuale su una sua opera deve farne richiesta all’UIBM per ottenere la concessione dei titoli di proprietà, una volta ricevuta la domanda l’ufficio si occupa del controllo formale e tecnico e sceglie se dare alla domanda esito positivo o negativo.

Marchi e brevetti web e non: come registrarli?

registrazione brevettiLa registrazione di un marchio o di un brevetto può essere richiesta all’UIBM seguendo questa procedura:

  • Verifica dei requisiti di legge
  • Verifica che il nome dominio non sia già utilizzato
  • Controllo dell’assenza di connotazioni negative del marchio
  • Verifica che il nome del marchio non sia già esistente

Fortunatamente marchi e brevetti web possono essere registrati via internet, ancora una volta la tecnologia ci semplifica la vita. Molti marchi on line nascono esclusivamente grazie alle potenzialità della rete. Ecco i passaggi da seguire:

  • Iscrizione al portale UIBM
  • Inserimento dati
  • Invio domanda

Analizziamo questi tre passaggi per non perdere i dettagli. Per l’iscrizione è sufficiente connettersi sul sito corretto, dopo la procedura l’utente dovrà effettuare altri passaggi in cui compila e fornisce i dati anagrafici e le caratteristiche peculiari del marchio e brevetto web, insieme ad una serie di documenti da allegare che consentono di completare la trafila. La domanda viene poi inoltrata via web all’Ufficio, che se ne fa carico.

Sul sito UIBM è possibile scaricare i moduli da compilare. Solitamente per completare tutta la trafila sono necessari circa sei mesi, non di meno. Bisogna avere un po’ di pazienza, ma ne vale la pena quando in ballo c’è la proprietà delle tue idee.

La registrazione di un marchio: i costi

Ogni giorno un numero esorbitante di persone si alza di buonumore la mattina e pensa “ho avuto un’idea geniale”. In un mondo in cui tutto è concesso e tutto è gratis gli uffici di registrazione marchi e brevetti sarebbero pieni di individui con molta sicurezza di sé e poche buone idee. Fortunatamente non è così, registrare un marchio ha dei costi e non è così semplice. In Italia i costi sono i seguenti (meglio iniziare a tutelare la proprietà intellettuale sul proprio territorio nazionale, poi si è sempre in tempo per allargare gli orizzonti):

  • 34€ per la tutela della classe di prodotto o servizio
  • 16€ per la marca da bollo
  • 40€ per diritti di segreteria
  • 101€ di tasse all’UIB

Circa 190€, sia per la registrazione di un brevetto che per la registrazione un marchio, che hanno gli stessi costi di gestione e procedura.

Marchi comunitari e internazionali

Abbiamo parlato fino a qui della gestione della proprietà intellettuale a livello nazionale. Ma come fare se si vuole registrare un marchio comunitario. È possibile tutelare un Marchio Unione Europea, siglato come MUE, che garantisce al proprietario la tutela su tutti gli Stati dell’Unione. Una sola procedura per tutto, comoda, efficace e veloce. Anche in questo caso è possibile recapitare la domanda per via telematica all’ dell’EUIPO  (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale. La durata della proprietà è di dieci anni prorogabili. I costi in questo caso aumentano un po’, soprattutto se è necessario registrare più classi di prodotti.

  • 900€ fino a 3 classi
  • 150€ dalla terza classe in poi

Se si desidera è possibile registrare un marchio a livello internazionale, oltre i confini europei. Possono essere scelti paesi che sono al fuori, da selezionare al momento della registrazione. Prima però sarà comunque necessario registrarlo a livello nazionale o comunitario, senza questa condizione non è possibile fare richiesta all’OMPI (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale) a cui aderiscono 97 stati che cooperano tra loro tramite uffici interni alle singole nazioni. È utile però segnalare un’importante distinzione: il marchio comunitario riceverà protezione in modo automatico su tutti gli stati facenti parte della comunità europea, mentre il marchio internazionale non ha una vera e propria copertura mondiale, ma solo quella degli Stati per cui viene richiesta al momento della registrazione. Non si possono definire preventivamente i costi, perché dipendono dal numero di stati scelti. Sul sito dell’Organizzazione è possibile reperire la lista degli stati membri per fare una prima stima dei costi.

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Film sul senso della vita: i migliori da vedere

Ci sono infinite ragioni per guardare film sul senso della vita: superare un momento di crisi, celebrare un successo, rilassarsi in una domenica qualsiasi. Per tutti questi motivi e per molti altri abbiamo pensato di redigere questa guida. Dieci film per riflettere su sé stessi e questa grande avventura dell’esistenza. Ogni film un punto di vista diverso, un elemento nuovo per comporre un puzzle folle e meraviglioso. Buona visione.

Film sul senso della vita: quali guardare?

Chi possiede una certa sensibilità è in grado di cogliere insegnamenti profondi anche da pellicole poco serie. Però c’è una categoria ben precisa di film capaci di porre e rispondere a domande esistenziali. Forse non si tratta esattamente di una categoria né di un genere, ma di un approccio più legato ad un certo tipo di regia o sceneggiatura. In questa lista abbiamo cercato di spaziare tra generi e tipologie, scegliendo tra film più o meno recenti. Quale sceglierai di vedere per primo?

Prima di iniziare la lista ci teniamo a sottolineare che non è una classifica, questi film sulla felicità o sulle crisi esistenziali non possono essere posti in un ordine di preferenza, sono tutti straordinari. Li elenchiamo così, in ordine sparso, sarai tu a stabilire quali saranno i tuoi preferiti.

Sliding Doors

Nella vita capita di trovarsi di fronte ad uno “sliding door”, un momento in cui per una banalissima scelta tutta la tua vita cambia. Un film sulla vita e le sue sorprese costantemente nascoste dietro l’angolo. O verrebbe da dire dietro la porta. Prendere o perdere la corsa di una metropolitana può cambiare l’intero destino della protagonista (Gwyneth Paltrow) che raggiunge due finali nettamente diversi a seconda di questi due diversi momenti scatenanti. Una buona sceneggiatura che introduce un originale espediente narrativo, attrice validissima in entrambe le versioni della storia e spinta a riflettere sui condizionamenti microscopici che l’esistenza ci mette di fronte.

Limitless

In questo film che coniuga diversissimi generi, dal thriller all’action movie, passando per la fantascienza, ci troviamo a seguire la vita di uno scrittore mediocre che incontra la possibilità di possedere un cervello dalle capacità intellettive infinite. Per ottenere questa super intelligenza deve però assumere una droga, innescando così una serie di conseguenze sulla sua vita, sul suo organismo e la sua esistenza. Un film che sconvolge anche dal punto di vista estetico e visuale, con effetti cinematografici di avanguardia, schizzati e postmoderni, che rendono bene l’idea dell’effetto di espansione neuronale. Un film per riflettere sulle conseguenze di un’iniezione di intelligenza fasulla in persone mediocri. Una pellicola sull’importanza dei limiti.

Sette anime

Il secondo film di Muccino in America forse è meglio riuscito del primo. Si tratta di un film esistenzialista. La storia è quella di Ben Thomas, che per redimersi da un errore del passato sceglie di cambiare la vita di sette brave persone. Un dramma a sfondo sociale che affronta anche tematiche spirituali, con una bellissima fotografia e degli ottimi attori. Se ti piacciono i film particolarmente intensi e drammatici questo fa al caso tuo. La critica si è divisa in due: da una parte chi l’ha apprezzato proprio per questa sua emotività, dall’altra chi lo ritiene troppo scontato e forzato. Tu da che parte stai?

Into The Wild

film su scelte importantiAbilmente girato da Sean Penn, questo film sulla vita di un giovane outsider è un classico per una generazione intera di liberi sognatori e viaggiatori. La storia racconta il viaggio Christopher McCandless, che dopo la laurea sceglie di tagliare del tutto con la vita civilizzata e intraprende un viaggio appunto nelle terre selvagge di Stati Uniti e Messico. Un viaggio che avrà un finale inaspettato, denso di forte prese di consapevolezze esistenziali e che si conclude con la straordinaria citazione:

La felicità è autentica solo se condivisa.

Sean Penn ha saputo attendere dieci anni per ottenere i diritti per la trasposizione cinematografica, un merito duplice, perché la sua caparbietà si aggiunge all’abilità di raccontare questa vicenda in modo elegante, diretto e profondo.

Il pianista

La Seconda Guerra Mondiale, e più in generale tutti i conflitti che hanno e continuano ad attraversare il pianeta, ci pongono di fronte ad interrogativi sul senso della vita. Un film sulla vita può benissimo prendere vita da questo momento storico, ispirarsi alle tragiche vicende e agli orrori della violenza per indagare a fondo nel cuore dell’uomo.
La storia è quella di un famoso pianista polacco che sfugge alla deportazione. Rifugiatosi nel ghetto di Varsavia, condivide con gli abitanti gioie e dolori, finché un ufficiale nazista che ama la musica sceglie di aiutarlo a continuare a vivere. Un film che stronca ogni divisione tra bene e male, che sceglie di condensare il messaggio dell’importanza di un linguaggio che unisce e non distrugge l’umanità.

Forrest Gump

Quando citiamo questo film siamo consapevoli che potrebbe essere inserito in moltissime altre liste. Sicuramente nei film più belli di sempre. Milioni di persone continuano a citarlo, a ricordarlo e a parlarne come di un capolavoro. Perché tale è. La storia è quella di Forrest Gump, un ingenuo che riuscirà a fare dalla sua vita un’esistenza straordinaria, diventando eroe di guerra, campione di football, icona ispirante per centinaia di persone che iniziano a seguirlo quando sceglie di iniziare a correre per tutti gli Stati Uniti. Altrettanto straordinaria la scena in cui i seguaci attendono un importante messaggio rivelatore da quello che hanno scambiato per un guru. La frase “sono un po’ stanchino” rende bene l’idea della spontaneità di un individuo leggero –come la piuma che ne rappresenta l’esistenza in apertura e chiusura della pellicola– capace di compiere grandi gesta.

The Big Kahuna

Uno di quei film ambientati dentro una stanza, di cui tutti ricordano il monologo finale, che andrebbe difatti citato tutto per rendere giustizia ad un testo che condensa molte frasi sul senso della vita. Lo stile quasi teatrale, basato su intensi dialoghi servono una sceneggiatura che racconta la sera del grande colpo, della grande vendita prevista da tre soci di una società che cercano di incastrare un ricco cliente. Un film che ha fatto vincere l’oscar al perfetto Kevin Spacey, un Kammerspiel (per gli amanti del genere “tutto in una stanza”) coi fiocchi.

Carnage

Per non abbandonare il filone Kammerspiel continuiamo con un film in cui le sole scene in esterni sono quella iniziale e finale. Per il resto ci troviamo dentro una casa dove due coppie di genitori cercano di mettere pace dopo un banale episodio di violenza infantile capitato tra i loro figli. Polanski compie un’impresa difficilissima, lo spettatore riesce a seguire i dialoghi nonostante il susseguirsi incessante e tagliente e la noia non fa capolino neanche una volta. Anzi, dopo la prima decina di minuti chi guarda si sente pervaso da uno stato di tensione che cresce, retto dall’interpretazione impeccabile di attori leggendari e da una regia che non ne sbaglia una.

Fight Club

film esistenzialistiLa violenza fa bene. Pare grottesco che un film riflessivo proponga questa teoria. In realtà l’idea di fondo nasce da un romanzo, ma sappiamo che spesso anche la fiction non è così tanto lontana dalla realtà. Il film è noto e arcinoto, la storia in cui Pitt e Norton (i due attori protagonisti) si incontrano durante una crisi esistenziale di uno dei due. Tyler (Brad Pitt) è un po’ il diavolo della situazione e convince il compare ad entrare in un “fight club” un luogo dove ci si incontra per darsele di santissima ragione, un massacro autorizzato, libero e consapevole. Ma Tyler vuole andare oltre e menare anche la società stessa, in un’escalation di violenza demolitrice a cui però l’amico si oppone. La visione è altamente consigliata a chi tollera la violenza e a chi ama i film intrippanti.

V per Vendetta

Un film comics tratto dal fumetto di Alan Moore. La storia è quella di V, l’uomo che veste la maschera di Guy Fawkes. In questa narrazione la storia non è andata esattamente come si pensava, e la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta dai nazisti che hanno fatto anche della Gran Bretagna un paese affiliato a quelle idee politiche. Ma V è un rivoluzionario e vuole distruggere il totalitarismo. Il passato del ribelle si lega alla storia di Evey, che scoprendo cosa c’è dietro la maschera sceglierà di aderire alla causa. Un film sulle scelte importanti da prendere nella vita, sul prendere posizione non solo per se stessi ma per gli ideali, quelle idee così alte da connetterci al cielo e scrivere una nuova storia per l’umanità.

Inside Out

Volevamo inserire in questa lista di film sulla vita anche una pellicola d’animazione. Questa è quella perfetta. Inside Out è uno dei capolavori della Pixar Movies che propone una storia raccontata da un punto di vista assolutamente nuovo e originale: il punto di vista delle emozioni. È un film sulla felicità, ma anche sulla tristezza, rabbia, paura e disgusto. Dentro c’è tutta la psicologia. Tutte queste parti di noi diventano veri e propri protagonisti che vivono nella mente di una ragazzina di 11 anni alle prese con “lo schifo della vita”. Come si comporteranno i nostri eroi dentro lo scenario della sfera emotiva? Assolutamente meraviglioso!

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Musica per studio intenso: le nostre playlist

Sei seduto alla tua scrivania, alla ricerca di musica per studio intenso. Ti attende una lunga sessione di esami e sai che riuscirai a superarla soltanto se avrai come fedele compagna lei, la musica del tuo cuore. Ma anche quella che ancora non hai esplorato, capace di far danzare le tue sinapsi in modo rapido ed entusiasta verso il collegamento di concetti complessi e l’apprendimento di una grande quantità di nozioni. Ci vogliono le giuste playlist. Ed oggi è il tuo giorno fortunato perché noi ne abbiamo alcune a prova di trenta e lode.

Musica per studiare tanto: quale funziona?

musica rilassante per lo studioLa scienza non ha trovato un parere unanime rispetto alla comprovata efficace della musica nel miglioramento delle prestazioni di studio. Scienza a parte è una questione legata alla predisposizione personale e alle abitudini. Se riesci ad avere un buon livello di concentrazione su più cose contemporaneamente allora sei in grado anche di studiare con un sottofondo, di qualsiasi tipo. Altrimenti necessiti di silenzio, pertanto non è neanche particolarmente utile per te arrivare alla fine dell’articolo. Però se continuerai a leggere sappi che potresti scoprire un mondo nascosto, una musica per studiare che finalmente sarà in grado di innalzare le tue prestazioni e favorire in modo pulito, immediato e rilassato la tua attenzione.

Quindi va bene la musica per le sessioni di studio ma dipende da te. E non solo. Dipende dal tipo di musica. Se tu ami un genere in particolare può farti sentire a tuo agio e stimolato mettere il tuo cd preferito come sottofondo, ma probabilmente la tua mente tenderà a focalizzarsi spesso su quell’assolo lì, su quell’altro strumento là. E non va bene. Non vanno bene neanche le canzoni con ritmi troppo incalzanti e con testi accesi e complessi. No al rap, al metal, al rock duro, e tanto meno alla trap. Invece sì alla musica:

  • Ambient
  • Trip hop
  • IDM
  • Classica
  • Downtempo
  • Minimalista
  • Acusmatica
  • Musica concreta
  • Musica strumentale

Buona parte di questi generi sono dentro la grande famiglia della musica elettronica, ma non solo. Questo perché grazie all’elettronica è possibile riprodurre suoni e frequenze in grado di attivare delle parti del cervello deputate all’attenzione e alla concentrazione. Seguici in questo fantastico viaggio nella musica per memorizzare e studiare meglio e avrai delle playlist meravigliose per gli esami del tuo corso di laurea.

Playlist per lo studio: le nostre preferite

Abbiamo fatto una ricerca su quali fossero i generi più adatti per lo studio matto e disperatissimo. E in cima alla nostra lista è giunta la musica ambient. Questo genere che purtroppo resta ancora sconosciuto ai più custodisce perle di rara bellezza ma soprattutto brani che aprono la mente alla possibilità di rilassarsi ed essere più produttive.

Ci sentiamo di dover spendere qualche parola sulla potenza di questa musica e per levare qualsiasi fraintendimento sottolineiamo che la musica ambient:

  • Non è musica coi suoni della natura
  • Non è musica per gli ambienti

Con questo temine si intende un genere che ricrea delle atmosfere. Sono questi “ambienti sonori” il nucleo essenziale di questa tipologia musicale, non il ritmo e la struttura. I brani dei più grandi esponenti del genere restano impressi per la capacità di creare spazi musicali nuovi, che possono ricordare gli ambienti naturali, ma non necessariamente. Il più grande musicista ambient è Brian Eno. E partendo da lui puoi creare una playlist aggiungendo:

  • Harold Budd
  • Stars of the Lid
  • William Basinski
  • Tim Hecher
  • Chihei Hatakeyama

Stiamo parlando di musica con decenni di storia. Ti stupirai del mondo che c’è dietro questo genere, che affonda le radici probabilmente nella musica concreta e nella musica minimalista. Vediamo anche queste nel dettaglio così troverai altri spunti per arricchire la tua playlist per lo studio.

Musica adatta a studiare: minimalista e concreta

musica adatta per studiareLa musica minimalista nasce da Pierre Schaffer, e da qui si presume che nacque la musica elettronica. Veniva realizzata utilizzando dei magnetofoni o giradischi e registrando dei suoni che poi venivano manipolati. I suoni registrati provenivano da:

 

  • Rumori
  • Strumenti tradizionali
  • Voci
  • Suoni naturali

Anche se si tratta di qualcosa di estremamente sperimentale e insolito può essere una musica perfetta per concentrarsi, perché ricrea una naturalità nell’ambiente, non presenta particolari variazioni di ritmo ed è totalmente priva di testo. Tra gli artisti da segnare per la super playlist motivazionale ti consigliamo di scegliere:

  • Bernard Parmegiani
  • François Bayle
  • John Cage

Soprattutto il primo ti potrà tenere divinamente compagnia in qualsiasi tragico momento di sconforto.

La musica minimalista però è molto meglio, dobbiamo ammetterlo. Provala, non te pentirai. Anzi, probabilmente ci sarai già arrivato da solo. Mai sentiti i nomi di:

  • Terry Riley
  • Steve Reich
  • Philip Glass
  • Erik Satie

Se la risposta è no rimedia immediatamente! La musica minimalista per studiare rende semplice qualsiasi cosa complessa, anche le ore di studio, anche i manuali di ingegneria più assurdi in assoluto. Schemi semplici e costanti, orchestre o piani solo che riproducono calma e pace che il tuo cervello recepisce subito come la perfetta colonna sonora per studiare fino a notte fonda.

Canzoni per studiare: quali scegliere

Ti abbiamo già detto che siamo convinti che la musica elettronica abbia una marcia in più. Quella distensiva, più tranquilla e meno ritmata. Un esempio rappresentano la musica downtempo e la IDM. Per che cosa sta questa sigla? Per Intellingent Dance Music, quindi che cosa c’è di meglio di una musica intelligente? Per dare ancora più spessore alla tua playlist di studio prova ad aggiungere qualche traccia dei seguenti gruppi:

  • Telefon Tel Aviv
  • Autechre
  • Oval
  • Lali Puna
  • Moderat

Ovviamente tra questi gruppi dovrai comunque operare una selezione su quello che rispecchia i tuoi gusti e che pensi che aiuti i tuoi neuroni a prepararsi a recepire le nozioni nel modo migliore.

Anche la downtempo agisce in maniera favorevole sul cervello creando un ambiente sereno e al tempo stesso stimolante. Simile alla musica ambientale e all’house ha un ritmo semplice e molto calmo, ideali per fare da sfondo ad una sessione di studio. Rispetto alla musica ambientale mette l’accento su ritmo e groove, però senza esagerazioni. Ti consigliamo di ascoltare:

  • Kruder & Dorfmeister
  • Bonobo
  • Gotan project
  • Four tet
  • Tosca

Per il momento con la musica elettronica abbiamo concluso, non ci resta che addentrarci nel mondo della musica classica, tradizionalmente la musica più adatta alla concentrazione.

Musica strumentale e classica per lo studio

La musica di Mozart è stata scientificamente studiata per comprendere quali conseguenze positive riversa sul funzionamento del cervello. I risultati sono stati stupefacenti. Per cui ti consigliamo ovviamente di metterlo in lista. Ma non fermarti a questo grande nome. La musica classica continua ad essere fonte di ispirazione per molti musicisti. Fai una ricerca e lasciati guidare dall’intuito.

Puoi allargarti fino ad abbracciare la musica strumentale e sperimentale, individuando le sonorità che ti ispirano di più. Per strumentale possiamo intendere Ludovico Einaudi e Giovanni Allevi, solo per citare i più famosi. Se invece ti affascina maggiormente un approccio più sperimentale prova ad ascoltare Uakti, un gruppo brasiliano che crea straordinarie musiche con strumenti autoprodotti, oppure Sir Richard Bishop, un chitarrista strumentale che si adatta molto bene ai pomeriggi di studio. E poi ci sono le colonne sonore.

La varietà della musica è infinita. Le potenzialità sono immense. Utilizzarla per lo studio è un immenso piacere, perché ti guida verso un’attitudine mentale più attenta e predisposta alla concentrazione.

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Combattere la pigrizia: ecco come essere più produttivo

Combattere la pigrizia è il tuo prossimo obiettivo? Sei stanco di essere stanco, ammettilo. Vuoi dare una scrollata alla tua vita, vuoi urlargli nelle orecchie “svegliati!” e sai che per farlo devi rinunciare al divano. Hai deciso di fare il pieno di nuova energia ma il solo fatto di averlo deciso non cambia le cose. Sai che è arrivato il momento di agire e ora ti serve un vero e proprio piano di azione. Veniamo in tuo aiuto per darti spunti pratici utili per ripartire alla grande, lasciando la pigrizia sul divano.

Pigrizia o depressione: come riconoscerle

Il termine pigrizia ha un’etimologia complessa che lo accomuna al portoghese preguiça, al francese paresse, e probabilmente è strettamente imparentato con il greco paresis: rilassamento. Quel rilassamento che ti rende lento nell’operare e tendente a rimandare le cose da fare a una data da destinarsi, quando la tua forza di volontà avrà più potere di convincimento sulla tua stanchezza mentale.

Quando si è studenti si hanno molte cose da fare. Chi frequente un corso di laurea sa che ci sono momenti di tristezza che si devono combattere, di solito subentrano dopo momenti di particolare fermento e attività. È importante imparare a riconoscere il giusto riposo e relax da godere fino in fondo dalla pigrizia patologica.

Sì, la pigrizia è una malattia e tu dovresti preoccuparti solo nel caso in cui:

  • Non intraprendi NESSUNA iniziativa
  • Percepisci un’intensa perdita di energia
  • Tendi a rimandare qualsiasi cosa
  • Non ti senti coinvolto da niente
  • Reagisci passivamente agli avvenimenti

La pigrizia patologica può essere invalidante dal punto di vista sociale. Il non fare può portare ad uno stato di isolamento e apatia che si trasforma lentamente e in modo subdolo in depressione. Gli studi recenti di Psicologia ci aiutano a fare una corretta distinzione tra pigri e depressi. I primi sono coloro che vivono la propria condizione senza entrare in conflitto con sé stessi. Non fanno e non percepiscono questa inattività come un male, anzi solitamente ne traggono una dose seppur minima di beneficio. Mentre il depresso si vive in modo travagliato la propria condizione, ne soffre, se ne vergogna e la vive come una condanna. In entrambi i casi è necessario intervenire, per quanto riguarda il secondo è consigliabile il percorso con uno psicoterapeuta.

Come sconfiggere la pigrizia

pigrizia mentale o depressioneSe riscontri nella tua situazione un malessere interiore che ti blocca e non ti permette di agire, se vivi il disagio di non poter vivere una vita libera e attiva a causa di un turbamento parlane subito con qualcuno. In questi casi ribadiamo l’importanza di un percorso di supporto psicologico.
Se invece percepisci che il tuo problema è gestibile e ti senti pronto a rimboccarti le maniche – tirarti su dalla posizione orizzontale in cui versi da mesi a guardare il soffitto e aspettare tempi migliori per agire –  continua a leggere e prendi spunto dai nostri consigli per tornare a splendere.

  • Punta sull’organizzazione
  • Pratica meditazione e sport
  • Fai una lista di obiettivi concreti da raggiungere
  • Stira i vestiti
  • Impara a chiedere aiuto
  • Festeggia i traguardi

Vincere la pigrizia con una strategia

Non ce lo insegnano a scuola. Non esistono master universitari per imparare un metodo organizzativo. Ma ci sono strumenti validi che ci aiutano a pianificare come le app per organizzare la giornata. Impara a usare:

  • To do list
  • App per organizzare la giornata
  • Timer e orologio

La tecnologia ti viene in aiuto. Puoi iniziare piano piano, prima pianifica una o due ore al giorno, poi gradualmente estendi il tempo da organizzare e cerca un ritmo in cui ti senti a tuo agio, andrà benissimo.

Praticamente meditazione e sport

A costo di essere banali ci teniamo a ricordare che:

mens sana in corpore sano

Lo sport o l’attività fisica in generale rigenerano corpo e mente. La meditazione purifica dalle tensioni mentali e crea spazio mentale sufficiente per far entrare nuove idee ed energia.

Liberarsi dalla pigrizia è il primo obiettivo

Ma quali sono quelli secondari? Sceglili con cura, senza esagerare. Non riversare troppe aspettative su te stesso. Intanto scegli di ridurre di quaranta minuti il tempo passato a scrollare inutilmente la home di Facebook. Non serve a nulla promettersi di rinunciarci per un intero pomeriggio se poi sai che non rispetterai l’auto imposizione. Perché solo quaranta minuti. Perché sono più di trenta ma meno di un’ora.

Stendi la pigrizia mentale, ma prima stirala

Apri l’asse da stiro. Tienila aperta in un’ampia stanza, possibilmente il salone (se scegli quella come stanza dell’ozio) e appena di stai per lasciare andare alla mollezza tirati su e stira. Una cosa inutile, impegnativa, che stimola la circolazione, ma soprattutto che non serve quasi mai. Dopo cinque minuti avrai un capo perfettamente stirato e un sacco di voglia di fare altro.

Chiedere aiuto, in qualsiasi caso

Per combattere la pigrizia devi imparare a chiedere aiuto. Chiedi agli amici di spronarti e anche di aiutarti fisicamente. Le cause della pigrizia non sono ancora così chiare. Piuttosto che rimuginare sul perché ti affligge quest’attitudine organizza una bella rivoluzione delle tue abitudini e datti da fare, in allegria, con l’aiuto di chi ti sta vicino.

Festeggia i traguardi

Sconfiggere la pigrizia non è semplice, se ci riesci o meno non importa. Sicuramente questo processo ti porterà a qualcosa di buono e ti meriti di essere gratificato per lo sforzo. Premiati: esci fuori con gli amici, vai ad un concerto, regalati un capo nuovo. Vedrai, la pigrizia sarà un lontano ricordo!

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App per cercare stage: ecco quelle da scaricare

Le app per cercare stage stanno rivoluzionando il mondo del lavoro e moltiplicando le occasioni di esperienza professionale a disposizione dei giovani. Hai appena terminato il tuo corso di laurea e sei alla ricerca di un’opportunità per fare pratica e mettere in campo la tua esperienza? Allora ti suggeriamo una lista di applicazioni per trovare lavoro sotto forma di stage o tirocinio. Può anche darsi che questa piccola esperienza si trasformi nel lavoro dei tuoi sogni. Intanto clicca sullo store e scarica questi programmi

App per cercare lavoro: quali scegliere

trovare stage all'esteroSostanzialmente le applicazioni di ricerca stage sono le stesse che si incanalano l’offerta proveniente dal mercato del lavoro retribuito. In alcuni casi prima di proporre un contratto di lavoro le aziende preferiscono far passare un periodo di prova, che solitamente corrisponde con un tirocinio formativo o stage. Per lanciare l’offerta di lavoro in modo efficace è doveroso utilizzare i canali social e le app, sempre più aziende lo fanno. Ecco quali sono le applicazioni che devi scaricare per trovare offerte di stage e tirocini.

Linkedin

Possiamo iniziare con quest’applicazione per trovare lavoro. Non un’applicazione qualsiasi, ma la numero 1. In Italia negli ultimi anni le persone che hanno utilizzato Linkedin hanno sorpassato il numero di quelle che hanno utilizzato Twitter. E questo la dice lunga. Dal momento che l’Italia non è particolarmente famosa per la sua alfabetizzazione digitale e social il motivo del successo di quest’app di ricerca lavoro è proprio il fatto di aver intercettato il grande bisogno di occupazione che si registra soprattutto nelle fasce giovani della popolazione.

Linkedin funziona come un social network a tutti gli effetti. Hai un tuo account, un cerchia di contatti, puoi condividere news, aprire conversazioni via chat e settare il tuo profilo per mostrare i tuoi successi professionali o la tua formazione in materia.

Infojobs

Prima o poi tutti quelli che hanno terminato gli studi o il master passano per questo sito. Ma forse non tutti sanno che esiste anche l’applicazione, che velocizza i tempi di ricerca e consente di avere a portata di smartphone i contatti delle aziende interessate ad assumere nuovo personale o stagisti. Per utilizzarla è necessario compilare preventivamente il curriculum vitae tramite PC.

Uno dei vantaggi indiscutibili delle app per cercare stage è la semplicità di utilizzo. Anche nel caso di Infojobs la semplicità è da considerarsi vincente. Tra le funzionalità più utilizzate segnaliamo:

  • Sezione candidature
  • Salvataggio offerte di lavoro
  • Creazione di portfolio personalizzato

Consigliata per coloro che vogliono tentare diverse strade e settori, però allo stesso tempo vogliono tenere tutto sotto controllo.

JobMo

Puoi trovare molto interessante l’utilizzo di questa applicazione soprattutto se sei interessato ad inserirti professionalmente all’estero. L’interfaccia principale è in inglese, però è possibile cambiare il paese di provenienza. In realtà è possibile scegliere tra le proposte di lavoro di cinquanta nazioni diverse. Se hai voglia di allargare i tuoi orizzonti è sicuramente ciò che fa per te. Sfoglia gli annunci, confrontali con le voci del tuo curriculum e se trovi affinità invia una richiesta.
Purtroppo la grafica lascia alquanto a desiderare e non invoglia all’utilizzo. Piccolo difetto che non farà certo desistere coloro che cercano un lavoro fuori dai confini nazionali.

ClicLavoro

Il progetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha dato vita ad un programma da scaricare su smartphone e tablet che ha come obiettivo quello di incrociare domanda e offerta. Si rivela utile anche a colore che vogliono cercare personale o professionisti in diversi ambiti. Per chi si trova a cercare occupazione è interessante poter accedere ad annunci di lavoro senza passare tramite agenzie interinali e altri mediatori. Anche in questo caso abbiamo riscontrato dei problemi da punto di vista grafico, ma essendo un’applicazione “istituzionale” consigliamo comunque di tenerla d’occhio. Le funzioni che compaiono nella schermata principale sono sostanzialmente il cuore dell’applicazione e sono:

  • Pagina Personale
  • Cerca
  • Curriculum / Offerte per te
  • Preferiti
  • Trova sportello
  • Area Social

TapJobs Cerco Lavoro

In questo caso ci troviamo di fronte un’applicazione giovane e promettente, che anche se non fa ancora del tutto il suo dovere (gli annunci sono ancora pochi rispetto alle prime proposte che ti abbiamo indicato) non va persa di vista. La grafica interessante e la possibilità di spulciare annunci provenienti da mezzo mondo sono due dei vantaggi che meritano di fiducia. Inoltre è possibile:

  • Inviare curriculum direttamente
  • Condividere sui social gli annunci
  • Inviare annunci via mail agli amici

CercoLavoro.com

Anche l’ultima delle applicazioni per trovare stage che ti vogliamo consigliare è di recente uscita e pertanto deve migliorare in alcuni aspetti. Ciò che sicuramente funziona a meraviglia è la grafica e la struttura, molto efficiente e ben ragionata. Dalla prima schermata ti accorgerai che hai di fronte un ottimo programma per la ricerca lavoro. La prima distinzione da fare è quella tra chi cerca lavoro e chi cerca personale. Poi è possibile accedere alle altre funzioni, tra cui:

  • Registra/modifica il tuo profilo o CV
  • Pubblica il tuo annuncio per cercare lavoro
  • Cerca tra le offerte di lavoro
  • Aziende in primo piano

Se cerchi personale ovviamente hai a disposizione altre opzioni, ad esempio:

  • Cerca tra gli annunci di cerco lavoro tra i candidati
  • Info per le aziende

Queste sono le nostre proposte. La raccomandazione più importante che ci sentiamo di farti è quella di mantenere costantemente monitorati gli annunci e di non perderti d’animo. A volte è facile scoraggiarsi, quando non si riceve risposta e non si trova esattamente ciò che si cerca. Ma il tempo e la dedizione portano ottimi risultati. Buona ricerca!

 

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. 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